di Piero Calamai
Bottom line up front (BLUF): no.
Il posizionamento internazionale dei nostri governi gode di alterne fortune rispetto all’interesse del dibattito pubblico. Forse per una partigianeria che ci deriva dal nostro passato, tendiamo sempre a gioire o a preoccuparci per i risultati elettorati di paesi che consideriamo vicini o simili a noi, come la Francia, la Germania, la Gran Bretagna o gli Stati Uniti (chissà poi perché non si organizzano maratone notturne per seguire i risultati elettorali della Romania per esempio. Eppure parlano una lingua neolatina e sono la prima comunità straniera per numero di residenti nel nostro paese, mah!).
Si sente spesso parlare del pericolo Le Pen in Francia e dell’effetto che questo potrebbe avere sul posizionamento internazionale del nostro governo, come se ci fosse un’assoluta sovrapposizione tra il Rassemblement National e l’attuale Coalizione di Governo. Ora non voglio entrare nelle chiare vicinanze ideologiche che ci sono tra alcuni partiti di maggioranza, né nelle dichiarazioni di eterna amicizia le cui tracce sicuramente abbonderanno nella rete. Vorrei piuttosto concentrarmi sui dati, perché, secondo me descrivono meglio la realtà e quindi possono aiutarci a prevedere il futuro osservando i trend; o almeno ritengo siano più utili di una qualsiasi dichiarazione politica “dal sen fuggita”.
Penso che nessun governo italiano potrà mai uscire dall’Europa, dall’Euro o potrà mai assumere una posizione fortemente contraria agli intendimenti della Commissione Europea, perché la nostra politica ha bisogno delle istituzioni europee. Qualsiasi governo italiano (populista o meno) ha un problema rispetto al debito pubblico: deve emetterlo e deve trovare qualcuno che glielo compra. Qualsiasi governo italiano (populista o meno) deve garantirsi un ritorno elettorale e questo, nel nostro paese, in genere si fa garantendo rendite di posizione e sussidi, finanziati con spesa pubblica a debito (ovviamente). L’Italia nel 2023 si è indebitata per 149,4 miliardi di euro (https://www.istat.it/it/files/2024/03/PIL-E-INDEBITAMENTO-AP_Anni-2021-23.pdf), come siamo arrivati a “chiedere in prestito” questa cifra? Ovviamente in vari modi, se guardiamo la situazione dal punto di vista generale possiamo dire che nel 2023:
- abbiamo speso circa 1.184 miliardi di euro (https://pagellapolitica.it/articoli/spese-stato-legge-bilancio-2024);
- le entrate sono state di circa 568,4 miliardi di euro
di tutte le spese il solo Walfare, cioè l’insieme di Sanità, Politiche Sociali, Previdenza e Istruzione, nel 2023 ci è costato 632,4 miliardi di euro (https://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/dal-governo/2023-10-24/welfare-spesa-sale-6324-mld-2023-37percento-mattarella-tutelare-anziani-senza-mortificare-giovani-103340.php?uuid=AFwaHsMB).
Il resto delle spese è variamente distribuito con gli interessi sul debito a farla da padrone. Per chi se lo stesse chiedendo la spesa militare in Italia nello stesso anno ha toccato i 32,7 miliardi di euro (https://finanza.lastampa.it/News/2024/04/22/spese-militari-a-oltre-2-400-miliardi-di-dollari-nel-2023-calano-in-italia/MTUxXzIwMjQtMDQtMjJfVExC). Gli aiuti all’Ucraina in totale ci costano 2,2 miliardi di euro (https://www.ilfoglio.it/politica/2024/03/04/news/l-italia-per-l-ucraina-un-impegno-reale-che-vale-piu-delle-parole-6285678/). Ciò significa che se anche al governo andasse il più pacifista dei pacifisti, che portasse le spesa per le Forze Armate a zero e tagliasse qualsiasi aiuto verso gli ucraini, il bilancio dello Stato non sarebbe messo in sicurezza. E i condoni populisti? Neanche quelli. Sempre nel 2023, la somma recuperata dalla c.d. pace fiscale e dalla Rottamazione della cartelle è stata di circa 4,5 miliardi di euro
Che significano questi numeri? Che se si vuole essere indipendenti dall’Europa bisogna tagliare il Walfare, cioè scuola sanità e pensioni. Ve lo immaginati voi un qualsiasi governo italiano (populista o meno) che dichiari di voler tagliare le pensioni? Io no. Inoltre certe scelte che sicuramente creano, in breve tempo, un consenso elettorale forte (come ad esempio il superbonus 110%) hanno un costo elevatissimo per cui è necessario trovare coperture. Si pensi che proprio il superbonus al 31 marzo 2024 ci è costato quasi 129 miliardi di euro (https://www.wired.it/article/superbonus-110-quanto-costa-stato/). Concludendo per mantenere un livello minimo di consenso ogni governo italiano (populista o meno) dovrà mantenere un’alta spesa pubblica per finanziare dei sussidi; tale spesa pubblica è talmente elevata che deve essere coperta con il debito; per mantenere credibile il debito ci vuole il benestare dell’Europa che, o lo compra direttamente o lo garantisce in via indiretta. Questo impone un’agibilità politica molto ridotta rispetto a certi temi. Per questi motivi non credo che il posizionamento internazionale italiano possa cambiare di molto nei prossimi anni, chiunque sia al governo e chiunque sia eletto in Francia, Germania, Gran Bretagna o Stati Uniti.
E la Le Pen? Certo mi preoccupa, mi preoccupa non tanto per quello che dichiara, ma per il fatto che nel 2014 ha ottenuto un prestito da una banca russa che dice di aver ripagato nel 2023 (https://euractiv.it/section/capitali/news/il-partito-di-le-pen-sostiene-di-aver-rimborsato-i-debiti-russi/). La cosa interessante è che questo debito è finito nelle mani di una società russa che costruisce parti di aeromobili anche militari e che è controllata da ex agenti del KGB
(https://www.washingtonpost.com/world/national-security/a-russian-bank-gave-marine-le-pens-party-a-loan-then-weird-things-began-happening/2018/12/27/960c7906-d320-11e8-a275-81c671a50422_story.html), quindi direttamente legata al governo russo. Questi fatti mi preoccupano molto più delle dichiarazioni di qualsiasi politico. I fatti dicono che la nostra politica è molto diversa da quella francese e che la nostra attuale condizione non potrà essere più di tanto scossa dall’elezione di un nuovo leader in Europa o negli Stati Uniti. Per stare più tranquillo avrei bisogno di una legge sulle influenze straniere, come quella discussa in Georgia, beh no, non proprio come quella.
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