

E alla fine Pam Bondi si è decisa e ha diffuso un’altra vasta tranche dei file su Jeffrey Epstein.
Confesso che, inizialmente, davanti ai primi screenshot che circolavano online, ho pensato al solito hoax: documenti falsi, materiale manipolato, magari creato con l’AI. Quello che emergeva era talmente vasto, orripilante e grave da sembrare l’ennesimo deepfake.
Invece no. È tutto lì, nero su bianco, pubblicato ufficialmente sul sito del Department of Justice: verbali, intercettazioni, documenti, testimonianze.
Qui un link, ma sono migliaia:






Dopo avere dato un’occhiata a questo materiale, occorre fermarci un attimo. Prendere respiro. Perché questo porta tutto diversi passi più in là di quanto raccolto e descritto nel documentario Netflix su Epstein “Filthy Rich”. Lì si aveva solo un’idea di quanto potesse essere successo. Ci si fermava al traffico e all’abuso di minori. Già abbastanza per inorridire.
Ma i file mostrano ben altro. Quello che oggi leggiamo sposta la comprensione dei fatti da una storia di sfruttamento criminale a qualcosa di più profondo, sistemico e disturbante. Ed è proprio per questo che serve fermarsi un momento prima di andare avanti. Perché da qui in poi non stiamo più parlando di ciò che si sospettava, ma di ciò che è stato ripetutamente denunciato, investigato ufficialmente e documentato.
Il fatto è che attorno ai file di Jeffrey Epstein si è fatto talmente tanto rumore per anni da fare assomigliare l’isola dei “peccati” a una teoria cospiratoria. In fondo, ne aveva tutti gli elementi: una rete globale di potere coinvolta in abusi sessuali su minori, personaggi intoccabili, documenti secretati, morti sospette, coperture istituzionali. Una ricetta perfetta per il complottismo.
Per l’universo MAGA, il caso Epstein era diventato il simbolo della corruzione morale progressista: una presunta setta di pedofili satanisti democratici. Nella mitologia complottista, i file di Epstein dovevano essere la frana capace di travolgere l’intero mondo liberal.
In realtà, i documenti mostrano che la depravazione e l’abisso morale non hanno colore politico. Coinvolgono presidenti ed ex presidenti, figure democratiche e repubblicane, uomini legati storicamente all’una o all’altra fazione. È qualcosa di più profondo e trasversale.
Quello che emerge è il male di un’élite dotata di un potere economico smisurato, convinta di essere al di sopra di ogni limite. Un’élite che ha superato l’empatia, la responsabilità, perfino l’idea stessa di umanità. Qui non c’è solo abuso: c’è l’esercizio di un potere di vita e di morte, la riduzione di minori a merce di scambio, comprati, venduti, seviziati e talvolta eliminati. La gratuità della violenza, la banalità della distruzione, l’assenza totale di freni morali.
È impossibile non pensare, per analogia, all’Impero romano nella sua fase di decadenza – Commodo, Eliogabalo – che trasformavano gli esseri umani in oggetti di consumo, spettacolo e intrattenimento. Intoccabili per status. La logica del “Io posso”. Anche allora il problema non era l’ideologia, ma la concentrazione di potere senza controllo, la perdita di ogni senso del limite.
Ed è forse questo l’aspetto più disturbante: non siamo davanti a una cospirazione politica, ma a un sistema di dominio in cui il potere economico, sociale e simbolico diventa così assoluto da rendere la vita — e la morte — di altri esseri umani irrilevante e infliggere sofferenza un gioco. Quando si arriva a questo punto, non c’è destra o sinistra che tenga. C’è solo la fine della civiltà.
Perché questi documenti vanno presi sul serio? Perché non si tratta di accuse isolate, né di una singola denuncia che potrebbe essere liquidata come mitomania, rancore personale o attacco politicamente motivato.
No.
I file raccolgono decine e decine di denunce presentate nell’arco di circa due decenni, da vittime che non si conoscevano tra loro, in momenti diversi e sotto amministrazioni politiche diverse. Le testimonianze sono coerenti nelle descrizioni, nelle modalità, nei luoghi e nei nomi indicati. È questa convergenza a rendere il materiale rilevante sul piano investigativo e da farci domandare… perché sono rimaste lettera morta?
Se quelle accuse, con descrizioni così precise, e con certificati medici allegati e riscontri incrociati fossero state rivolte verso qualsiasi normale cittadino ci sarebbero stati arresti e processi. Invece… il nulla. Epstein probabilmente ammazzato, anche se ufficialmente la versione è quella del più improbabile (per dinamica e modalità) dei suicidi.
Alle denunce l’FBI ha dato seguito a indagini strutturate. A partire dalle date e dalle circostanze dei presunti “festini” sull’isola di Jeffrey Epstein, gli investigatori hanno ricostruito presenze, spostamenti e corrispondenze per verificare se le persone indicate fossero effettivamente lì in quelle occasioni. Una parte consistente dei file è composta proprio da queste verifiche incrociate.

In questo contesto emergono anche scambi di comunicazioni, come una corrispondenza del 2012 tra Epstein e Elon Musk, in cui Musk scrive di aver bisogno di una festa che non sia “pacifica”. Presa da sola, la frase è ambigua e apparentemente innocua. Ma il punto dei file non è la singola frase: è la sua collocazione all’interno di un quadro investigativo in cui date, presenze e testimonianze vengono messe in relazione ai fatti descritti dalle denunce.
Di cosa si tratta?
Parliamo di compra-vendita di minori (ragazzini e ragazzine dai 10 ai 16 anni), stupri, sevizie, e anche presunti omicidi.
In un documento, viene riportato il racconto secondo cui Prince Andrew avrebbe inflitto violenze a una ragazza prima di ordinarne l’uccisione; lo stesso episodio compare, con variazioni, in più denunce indipendenti.


In numerosi altri esposti — alcuni anteriori alla sua prima candidatura presidenziale — vengono segnalati presunti incontri tra Donald Trump e minori, con descrizioni di violenze e sevizie. Denunce analoghe vedono protagonisti Bill Clinton, George Bush (padre) e Bill Gates, spesso avvenute alla presenza delle relative consorti.
C’è però un livello ancora più inquietante, che va oltre la corruzione morale delle figure di spicco del Paese più potente del mondo: la loro vulnerabilità strutturale al ricatto. Se abusi, violenze e crimini sono stati documentati, registrati, fotografati — così come la presenza di telecamere nelle case di Epstein suggerisce — allora la domanda non è solo chi ha fatto cosa, ma chi possiede quelle prove.
Chi è entrato in possesso dei filmati? Quanto valgono immagini inconfutabili di presidenti, ex presidenti, tecnocrati, miliardari, reali britannici, leader militari coinvolti in crimini indicibili?
Il punto è il potere asimmetrico che ne deriva. Un singolo video può valere più di un’elezione, più di una maggioranza parlamentare, più di qualunque campagna mediatica o operazione di spin. Con una prova del genere basta premere un bottone. Decisioni su guerre, sicurezza, tecnologia, regolazione dei mercati, intelligence possono essere influenzate non da interessi dichiarati, ma da paura privata.
Insomma, altro che il banale pompino di Monica Lewinsky a Bill Clinton o il presunto filmato moscovita della ragazza che urina sul letto di Donald Trump. Qui siamo completamente in un’altra sfera – una che sposta l’asse dal piccolo vizio (chi non ne ha?) all’azione criminale.
Il problema, allora, non è morale ma sistemico. Perché i leader ricattabili non sono liberi. E uno Stato guidato da persone ricattabili è uno Stato potenzialmente ostaggio di chi controlla quelle informazioni. In questo scenario, la domanda decisiva non è più se il potere sia stato abusato, ma da chi e per quanto tempo.
E allora, viene anche da chiederci perché questi file (la penultima tranche perché pare ci sia molto altro e – si dice – di ancora peggio) siano finalmente stati resi pubblici proprio adesso.
Sorgono due ipotesi:
La prima è che non succederà nulla: a coronamento di una realtà in cui gli intoccabili restano tali, le responsabilità si dissolvono, la verità viene diluita, riscritta o semplicemente sepolta dietro a un attacco militare da qualche parte che sposta l’attenzione dei media. Sarebbe la conferma definitiva di un sistema in cui il potere non risponde più a nulla.
La seconda ipotesi è che in molti, anche all’interno dell’amministrazione Trump, temano ormai una deriva di onnipotenza che non controllano più. Non per ragioni morali, ma per istinto di sopravvivenza istituzionale. Quando il potere diventa ricattabile, imprevedibile, sottratto a ogni equilibrio, smette di essere uno strumento e diventa una minaccia anche per chi lo esercita. È in quel punto che le fratture interne emergono, non per giustizia, ma per paura che il sistema, lasciato a se stesso, divori anche i suoi architetti.
Jeffrey Epstein: Filrthy Rich:

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Ricordo un vecchio film, Damien, di scarso valore, ma potentemente evocativo dell’attualità.
Satana ingravidava una donna il cui figlio sarebbe diventato presidente degli Stai Uniti.
Non so se credo in Dio, certamente non voglio credere nel diavolo, eppure la sua opera è costante nel mondo e assai efficace.
Non ci resta che sperare nell’alternaza delle sette vacche grasse che, sperabilmente, succederanno alle magre.
Quando è stato citato Bush padre mi si è accapponata la pelle, quando si sono aggiunte anche la presenza delle consorti la pelle era già sparita. L’immagine alla decadenza dell’impero romano è più che appropriata.
Da far accapponare la pelle….