
Dal sogno di Kalergi ai populisti filo Putin, alle minacce di Trump alla Groenlandia. Come l’Unione Europea sia a un punto decisivo della sua breve vita, attaccata dall’interno e dall’esterno.
Uno spettro si aggira per l’Europa. Lo spettro della distruzione della UE, un sogno che ha avuto molti padri e molte madri, ma rischia di restare sterile e forse di morire prima di essersi completamente realizzato.
Un’idea già di Mazzini e Hugo e altri pensatori del XIX secolo, ripresa da Kalergi (al secolo Richard Nikolaus Eijiro Graf Coudenhove-Kalergi o, in giapponese ?????????????????????????????). Kalergi scrisse Pan Europa nel 1923 e ne guidò il movimento ispirato ai suoi scritti. Fu vittima degli attacchi di Hitler negli anni 30 (nei suoi comizi lo chiamava “il bastardo Kalergi”, dato che era per metà austriaco e per metà giapponese). Poi ci sono stati i firmatari del Comitato di Ventotene, l’economista Keynes e molti altri.
Il povero Kalergi, figura straordinaria, dagli anni 90 è stato oggetto di un attacco nel libro del negazionista e complottista di estrema destra Gerd Honsik. Nei suoi libri Addio Europa e Il piano Kalergi, il neonazista austriaco accusa Kalergi di aver ideato un piano di sostituzione etnica degli abitanti del continente europeo con immigrati africani e asiatici. Piano che secondo lui (e non solo, l’idea di fondo è anche alla base del Grand Remplacement di Renaud Camus e di tanti altri) sarebbe in attuazione con la complicità, oltre delle solite élite, di Soros e i cosiddetti poteri forti, anche della UE.
Queste idee assurde da anni si sono radicate in Europa, grazie anche alla propaganda della Troll Factory russa e a quella dell’alt-right americana (che non sono slegate tra loro: basta guardare all’influenza che il World Family Congress, potente organizzazione americana ma finanziata con fondi russi e il cui ambasciatore all’ONU è Alexey Komov). Diversi politici europei e italiani (da Salvini a Lollobrigida e almeno nel recente passato anche da Meloni) hanno contribuito a diffonderle.Nel secondo turno delle elezioni per l’Assemblea Nazionale in Francia, Rassemblament National di Le Pen, forte del suo 34%, aveva buone possibilità di conquistare la maggioranza dei seggi.
Un governo presieduto dal RN non c’è ancora ma Marine Le Pen punta sulle prossime elezioni presidenziali. In Austria andrà al governo l’estrema destra, il cui leader non nasconde simpatie naziste ed è fortemente anti UE, come AfD, che nei sondaggi tedeschi viene dato come secondo partito alle prossime elezioni. E il primo nei 4 länder dell’ex DDR, dove è molto forte l’SWB, il partito personale della rossobruna Sarah Wagenknecht, ex leader di Die Linke e nostalgica della DDR.
L’SWB condivide con AfD la simpatia per Putin, l’odio per la UE e il fastidio per gli immigrati. L’Ungheria e la Slovacchia sono da molto tempo l’avanguardia dell’esercito di chi vuole distruggere l’Unione Europea dall’interno (facendo il gioco di Putin). Nei Paesi Bassi il Partito per la Libertà è molto forti, così come Vox e il recentissimo SALF in Spagna. Il Regno Unito non è più nella UE, grazie all’impegno di Nigel Farage (di cui sono stati rivelati dalla stampa o finanziamenti russi), il cui nuovo nuovo partito ha ottenuto un buon risultato alle ultime elezioni britanniche.
Sempre restando in UK, è notizia recente che Elon Musk (tra l’altro esponente di punta del pericoloso movimento dei Lungotermisti), dopo aver attaccato pubblicamente il premier laburista, sembra avrebbe addirittura cercato di rovesciarlo. Infine, l’Italia. Mentre Matteo Salvini dimostra un atteggiamento in continuità con il passato, Giorgia Meloni aveva apparentemente abbandonato le posizioni filo-russe e anti europeiste di qualche anno fa. Ma si comporta e parla diversamente a seconda del luogo. Non sembra la stessa persona con Ursula von der Leyen o con il suo modello Orban, o peggio con il leader di Vox Abascal, che invece si ispira a lei. Inoltre, il recente voto contrario alla nomina di Kaja Kallas (solo l’Italia lo ha fatto) e di Costa nelle istituzioni europee, e l’astensione su Ursula von der Leyen, confermano le parole di Jon Henley in un recente articolo per The Observer: “Meloni dimostra di essere pragmatica, ma la sua ideologia non cambia”.
Per contro, Orban si dimostra sempre meno ambiguo e molto più netto nel suo supporto alla Russia. Il leader ungherese ha fiutato il vento, tanto da far perdere la pazienza ai politici europei, soprattutto polacchi e finlandesi. Orban ha anche creato il gruppo dei Patrioti Europei, che sta prendendo il posto di Identità e Democrazia, unendo l’ungherese Fidesz, l’austriaco l’FPÖ, lo spagnolo Vox, il ceco ANO e molti altri. Tutti populisti e euroscettici (anche se ormai si dovrebbe parlare di anti-UE).
E dire che dopo molta, forse troppa, prudenza, tempo fa nel parlamento europeo e nei vertici di Bruxelles si era cominciato ad avere un atteggiamento più duro. L’attacco di Ursula von der Leyen a Orban ne è stata una chiara dimostrazione. Un attacco senza precedenti che però non ha portato ad azioni concrete.
Infine il problema più grande: Trump. Prima ancora di insediarsi ufficialmente, Trump ha minacciato di annettere Canada, Panama e la Groenlandia. Tutto questo mentre la Russia continua la guerra d’invasione in Ucraina, destabilizza la Georgia (in cui due regioni, Abkhazia e Ossezia del sud sono controllate dalla Russia), la Moldavia e ci prova anche in Romania. Senza interrompere la guerra ibrida contro la UE nel suo insieme.
Secondo David Carretta “tra il 2022 e il 2024 sono state registrate circa sessanta azioni ostili contro l’Ue”, tra atti di sabotaggio, operazioni di destabilizzazione, ingerenze, disinformazione, attentati.Uno dei campi più caldi resta quello del mar Baltico. Secondo Carretta “il Mar Baltico è diventato un campo di battaglia della guerra ibrida. Sono stati commessi diversi atti di sabotaggio — una decina — contro cavi o oleodotti sottomarini, di cui almeno due da parte di navi legate direttamente o indirettamente alla Russia accusate di aver lasciato cadere le loro ancore per tranciare le infrastrutture”. Infine, secondo Louis Duclos, dell’osservatorio Delphi, su X: “La Nato e l’Ue sono infestati da agenti del caos (Orbán, Fico, Kickl, Wilders, Farage, Le Pen e Trump).
Tornando alle affermazioni di Trump, per chi crede al progetto europeo i timori non sono infondati. La Groenlandia, ricca di materie prime tecnologicamente molto utili e con una posizione strategicamente importante, è un territorio danese. E la Danimarca fa parte della UE (oltre che della NATO). Infine: Musk e Zuckemberg (recentemente convertitosi al trumpismo, come Bezos) hanno attaccato il DSA, il regolamento sui servizi digitali presentato da Thierry Breton durante il suo mandato di commissario europeo.
In conclusione, se chi a Bruxelles e nei singoli stati, ancora crede nel sogno europeo non saprà superare le divisioni e le indubbie difficoltà, il sogno europeo si trasformerà in un incubo per chi ancora crede nella UE e vorrebbe svilupparla ulteriormente, verso gli Stati Uniti d’Europa. Schiacciata tra la Russia e gli USA, la UE rischia di morire prematuramente. E Putin sarà sicuramente soddisfatto.
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