
C’è una vecchia battuta che recita:
“È tutta colpa degli ebrei e delle biciclette.”
“Perché delle biciclette?”
“E perché degli ebrei?”
Ma ragionando seriamente diciamoci che la misura è colma: le elucubrazioni su Israele/Gaza hanno il suono fastidioso di un vecchio disco rotto che ripete la stessa nota. Scriverne non ha più senso, come ha efficacemente denunciato nel suo articolo il nostro Alessandro Tedesco.
Tuttavia, alcune considerazioni fuori dal coro possono ancora essere fatte, col rischio di ripetersi. Non tanto sull’evolvere della situazione prendendo partito, quanto su alcuni effetti collaterali che dispiegheranno le loro conseguenze per lungo tempo. A questo proposito è illuminante un articolo di Stefano Folli uscito su Repubblica e ripreso da HP.
Il trattamento riservato a Israele, non paragonabile a quello verso la Russia di Putin, sembra francamente avere il suo fondamento in un antisemitismo che per lungo tempo era stato messo in letargo dal senso di colpa e dalla pietà generati dalla Shoah.
Il poco tempo occorso per far riemergere un sentimento antiebraico su scala così vasta si spiega col fatto che esso già albergava sopito nelle coscienze e attendeva solo un motivo plausibile per esprimersi senza imbarazzo alla luce del sole. Un sentimento che mitiga il senso di colpa, se non addirittura lo elimina, fino a equiparare Israele al Terzo Reich di Hitler e ad Auschwitz.
Ma c’è un altro elemento di carattere generale che esula dal conflitto: Israele viene visto come la punta dell’iceberg del mondo occidentale o, se si preferisce, come mosca cocchiera di quel mugolo di Stati vassalli degli USA che chiamiamo Occidente.
In sostanza, gli Stati nemici dell’Occidente lo sono per colpa dell’Occidente stesso. Perciò non vanno combattuti ma compresi e, in un certo milieu, ahimè, addirittura preferiti.
Il fatto è che, in tutta evidenza, quegli Stati non la pensano come noi e ci considerano seriamente nemici da abbattere.
La generalizzata ignoranza della Storia impedisce di capire che tutte le guerre dal ’900 a oggi hanno sempre coinvolto Stati retti da regimi dittatoriali. Mai due democrazie si sono combattute, anche se in molte università si insegna che i regimi liberali non si fanno la guerra perché alleati e conniventi nello sfruttare il resto del mondo.
Il pacifismo conclamato nasconde anche il desiderio di non essere coinvolti “purché sia”, nella stolta convinzione che una pace generalizzata garantirebbe la possibilità di continuare a vivere comodamente come oggi nelle nostre società democratiche.
Si trascura però il fatto che la comunicazione istantanea dei moderni mass media amplifica e diffonde in diretta disparità e disuguaglianze, generando scandalo. L’effetto è quello di attrarre immigrazione e, al contempo, fomentare odio, il tutto con una non trascurabile componente religiosa, basata su una morale opposta.
Difficile dire se il cupio dissolvi delle democrazie occidentali sia tutto autoctono o fomentato anche dall’esterno, con milionari investimenti in propaganda, come risulta essere avvenuto nelle università americane.
È comunque paradigmatico che, in un momento di grave crisi di identità, la storia si ripeta, anche se in forma diversa: populismo e antisemitismo viaggiano di pari passo.
Questa è attualmente la vox populi: “Stiamo tra noi guidati da autocrati forti, che ci difendano da immigrati ed ebrei capitalisti, astuti e malvagi. La democrazia è un imbroglio, appannaggio di oligarchie economiche che dominano il mondo… di cui gli ebrei sono i principali componenti.”
Questo spiega il diverso trattamento riservato dall’opinione pubblica a Russia e Israele, con buona pace dei mass media che si sono accodati.
Forse, nel breve, le cose si risolveranno a favore degli occidentali odiatori di sé stessi, per effetto dei rapporti di forza ancora a loro vantaggio: capitali, tecnologia e armamenti. Quindi, per ora, lo showdown è rinviato.
Ma ricordiamo le parole di Ettore al figlio Astianatte nel VI libro dell’Iliade:
“Tempo verrà, presago il cor mel dice…”
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secondo un detto nuovissimo
tra un israeliano e un palestinese ci devono stare almeno sempre 3 non conflittuali contrari alle aggressioni
detto nato da una petizione che aspetta di essere firmata
https://chng.it/yfBzBqhpYV
Mi auguro non finisca come per Troia, la citazione di Ettore non è un gran bel presagio.