

Con questo articolo comincia la collaborazione di Enrico Campagnano con InOltre. Benvenuto Enrico.
Se esistesse un sismografo del sistema politico italiano, gli ultimi due giorni avrebbero fatto registrare due terremoti ad alta intensità.
Il primo, con epicentro nelle Marche, dove il governatore uscente di centrodestra ha sbaragliato il suo sfidante targato PD, M5S e truppa. Non è stata tanto una vittoria del primo, quanto una debacle del secondo, che aveva confidato nell’afflato umanitario dei suoi elettori portando il tema Gaza come bandiera identitaria. Scommessa sbagliata: evidentemente ai marchigiani interessa — incredibilmente e soprattutto — di se stessi e dei problemi che vivono ogni giorno.
Il secondo sisma ha avuto origine a Washington D.C., dove Donald Trump ha messo tutti all’angolo. Non facciamoci influenzare dal tono di delirante messianismo egocentrico di Trump: guardiamo alla sostanza. Con una mossa da scaltro immobiliarista è riuscito, in venti punti, a trovare una quadra di Realpolitik a una situazione apparentemente irrisolvibile. Un’offerta che nessuno può rifiutare, salvo Hamas, ormai messa fuori gioco.
Già, perché solo gli iraniani — sotto pressione per lo snapback (riattivazione di tutte le sanzioni ONU sospese dall’accordo sul nucleare del 2015 n.d.r.) — si sono opposti. Tutti gli altri, ma proprio tutti, non hanno potuto far altro che allinearsi. Va detto che di Gaza, agli arabi, interessa ben poco: Indonesia, Emirati, Libano, Pakistan, Qatar e Turchia si sono mostrati inaspettatamente entusiasti, ben contenti di ritornare nelle grazie del ciuffo biondo.
È stata dunque una mossa da scacchista quella di Mr. President, che ha dato scacco matto agli islamisti della sinistra: o i terroristi spariscono da soli dai contrappesi, oppure ci penserà Netanyahu — questa volta con l’investitura USA. Ma ha messo anche Israele con le spalle al muro: la pillola è troppo amara per i ministri oltranzisti e per il movimento dei coloni ultrà, che ora dovranno lasciare il governo o arrivare a più miti consigli.
Due sismi che fanno perdere alla povera sinistra italiana il precario equilibrio trovato raccogliendosi sotto il grande gazebo pro-Gaza. Alleanze impossibili e incommentabili tra Schlein, Conte e vari nostalgici del comunismo de noantri. A questo punto, questa raffazzonata armata Brancaleone dovrà rivedere la propria agenda, perché Gaza “non tira” più — e da oggi tirerà ancora meno.
Il problema è che fermare un treno in corsa, lanciato a quanto pare contro un binario morto, non è facile. Sabato ci sarà la chiamata alle armi: verranno a Porta San Paolo da tutta Italia, verranno quelli cattivi. A loro interessa poco per cosa si manifesta: cercano lo scontro, cercano il sovvertimento. E di certo non porteranno consenso alla causa dei nostri valorosi leader, ormai orfani della missione salvifica in Medio Oriente.
Elly, Giuseppi e gli altri attori di questa improbabile accozzaglia si ritroveranno necessariamente in cerca d’autore. Si accorgeranno di essere saliti — con i propri pretoriani nelle redazioni — sul carro allegorico variopinto dei pro-Pal, senza capire che dietro ai vari Albanese, Di Battista & co. ci sono i soldi della Fratellanza Musulmana (quindi di Hamas). Non sarebbe forse il caso di cominciare a pensare agli italiani, quelli che votano?
Nella realtà rimarrà la flottiglia — effettivamente un po’ sfilacciata ultimamente — in rotta verso un ignoto politico e una deriva intellettuale che da ieri non ha più un senso. Così la sinistra sta andando allo sbaraglio. Cambierà rotta? Non la flottiglia (che conta poco), ma la nostra gauche, a cui, in momenti di obnubilazione, abbiamo anche un pochino creduto. Certamente non più.
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Complimenti!! Se il buon giorno si vede dal mattino……
Trump bisogna dire però che mentre distrae il pubblico mondiale con qualche mossa azzeccata in cerca di un premio Nobel per la pace improbabile e l’approvazione di vari leader (anche se la questione dazi quasi sfuggita di mano non credo porterà quell’eldorado promesso ai suoi seguaci), in casa invece è molto attivo a cercare lo scontro con chiunque si opponga al suo volere tentando di smantellare e sovvertire i meccanismi e la separazione dei poteri caratteristici e indispensabili in una democrazia.
Se gli americani ragionevoli e l’opposizione non reagiranno a questa fase di rivoluzione folle e cieca, il paese potrebbe cambiare pericolosamente. E non solo, forse anche l’intero occidente.
Mettere un solo “mi piace” è riduttivo. BRAVISSIMO.
Sto facendo la ola???