1 ha pensato a “Troppi verdetti anticipati: cosa non torna nel dibattito sulla guerra in Iran”

  1. Direi che anche dalla parte dell’amministrazione Trump e seguaci sia necessaria meno emotività su una veloce conclusione del conflitto non più possibile e più razionalità sugli obiettivi raggiunti e quelli difficilmente raggiungibili.
    L’Iran non è il Venezuela, c’è stata una chiara sottovalutazione della reazione iraniana e delle possibili conseguenze da essa. L’Iran è un Paese più complesso, ha decenni di esperienza nella possibilità e nella preparazione di un conflitto, ha già combattuto contro Paesi vicini e conosce le debolezze economiche ed energetiche di alcuni, ha costruito una rete fitta di relazioni e finanziamenti con varie milizie armate del Medio Oriente, ha avuto e ha un ruolo attivo nel conflitto in Ucraina da cui ha tratto sempre più maggiore esperienza bellica ed ha rapporti più stretti con Russia e Cina.
    Anche lo stesso Trump ha ammesso che lo stretto di Hormuz non era un vero problema prima della decisione dell’attacco.
    Questo succede quando ti circondi di consulenti ed analisti compiacenti e metti ai margini quelli competenti, il che è una caratteristica delle amministrazioni Trump.
    Se dalla parte dei detrattori di Trump il giudizio è quasi sempre negativo, sbagliando a mio avviso, anche dall’altra parte troppe cose vengono trascurate e omesse per non far trasparire alcuni fallimenti che l’amministrazione Trump ha commesso causa poca ponderazione ed eccessiva autostima da vanagloria.

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