3 pensieri su “Tre modi di guardare le guerre di oggi (e perché non funzionano)

  1. La II guerra mondiale ci ha fatto assistere a orrori quali quel tremendo lavoro di bassa macelleria che è stato il bombardamento di Dresda, ma ad un certo punto è finita. FINITA SENZA LASCIARE STRASCICHI. Senza il minimo desiderio, la minima velleità da parte degli sconfitti, di provare a cercare una rivincita. Perché? Perché è stata lasciata combattere fino in fondo, fino a quando lo sconfitto è stato così totalmente sconfitto da non poterlo neppure ipotizzare di tornare a combattere (e, aggiungo, a differenza della I guerra mondiale, senza umiliarlo e imporgli meschine vendette).
    Israele è in guerra da 80 anni, e non si vede luce in fondo al tunnel. Perché? Perché ad un certo punto il mondo è diventato buono e ha capito che le guerre sono brutte, sono sporche, sono cattive, i bambini muoiono… E così, adesso, ogni volta che scoppia una guerra il mondo si attiva per fermarla, e ci riesce sempre. Israele è stato fermato nel’49, nel ’67, nel ’73 e via via in tutte le guerre e in tutte le operazioni successive. E sempre nel momento in cui stava per vincere sul serio. Ricordo un incontro con Magdi Allam tanti anni fa, in cui ha raccontato ciò che scrivevano i giornali egiziani nei primi giorni della guerra del ’67, in cui dicevano di stare vincendo: “I nostri soldati stanno marciando per le vie di Gerusalemme, per le vie di Tel Aviv col sangue fino alle ginocchia…” Perché per “loro” vincere è esattamente questo, e ci possiamo giurare che se una volta arrivassero a vincere è esattamente questo che farebbero. Naturalmente nessuno può immaginare che l’esercito israeliano potrebbe mai fare qualcosa del genere, però è un fatto che finché i suoi nemici rimangono in grado di combattere si sentono in diritto di non sentirsi sconfitti, e sono pronti a ricominciare, dopo ogni tregua o pace che sia, non appena si siano rimessi in forze. Ed è ciò che sempre hanno fatto in questi 80 anni. Quindi il motivo per cui certe guerre non finiscono mai è esattamente questo: il fatto che le persone buone non le lasciano combattere fino alla loro naturale conclusione, con la conseguenza che prima o poi riprendono e i bambini riprendono a morire eccetera eccetera..
    Il medico pietoso fa la piaga purulenta, si sa. In tutti i campi.

    1. Per quanto riguarda la Germania dopo la completa sconfitta nel 45, direi però che a quel punto come nazione indipendente non esistesse più e fossero stati una concessione dei Paesi Alleati vincitori l’aiuto per la sua ricostruzione e una minima autonomia politica (più a Ovest che a Est) dopo essere stata divisa comunque in due blocchi gestiti separatamente.
      Le condizioni poste dopo la fine della Prima Guerra Mondiale erano dure (anche se aiuti e prestiti da parte dei vincitori erano stati proposti e concessi, quindi non tutto era così tragico come fecero passare in seguito i nazisti) ma non segnarono la Germania così profondamente come con quelle ottenute dopo la Seconda.

      Su Israele, è vero che è sempre stata fermata per ottenere una vittoria completa, ma è anche vero che una completa occupazione non so se avrebbe risolto la questione definitivamente. Dietro alle milizie regionali ci sono Paesi e attori statali rilevanti come Iran, Russia e anche la Cina. Gli Stati Uniti possono garantire l’autonomia e la difesa di Israele, ma sconfiggere completamente quegli avversari o almeno cambiare i regimi che li sostengono portandoli più vicino ai propri interessi, rimane un’impresa ardua e molto complicata.
      Basta vedere gli ultimi fatti con l’Iran, aldilà dei continui sbalzi di umore del presidente Usa in carica più interessato ai propri affari che al resto: per ottenere un vero cambio di regime in Iran serve un intervento militare a terra e gli americani non sembrano disposti a rischiare nuovamente una disfatta o un esito futuro stile Afghanistan.

  2. Analisi interessante. Viviamo in un paradosso quasi tragicomico: nell’era dell’informazione totale, la complessità geopolitica sembra evaporata, riducendosi a un triviale derby tra tifoserie. Osserviamo i drammi del mondo con la profondità di un meme e la miopia di uno scroll distratto, scambiando gli slogan per pensiero critico e la propaganda per esegesi. In questa rissa da stadio digitale, l’apatia viene spesso nobilitata a “prudenza” e il non schierarsi spacciato per saggezza superiore. Eppure il monito di Churchill resta una bussola imprescindibile; la storia, d’altronde, non è un binario rettilineo. Restare immobili rischia di essere l’anticamera di un brusco risveglio. Abbiamo trasformato la tragedia globale in intrattenimento binario, dimenticando che la neutralità raramente funge da scudo contro l’imprevedibilità degli eventi.

Rispondi

InOltre App

GRATIS
VISUALIZZA