

“Numeri per assassini”.
Si titolava così, con il consueto mix di pacatezza e senso della problematicità, il quotidiano editoriale di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano del 14/12. Laddove i numeri sono, come sempre, quelli della travolgente vittoria russa in Ucraina e gli “assassini” siamo tutti quanti noi che non accettiamo venga oscenamente contrabbandata per “pace” la resa intimata agli ucraini da Trump per costringerli a cedere quei territori e quella fetta di popolazione ucraina che l’aggressore russo, per quanto irresistibilmente travolgente, non è curiosamente riuscito a sequestrare. Noi, insomma, che gli ucraini li vogliamo tutti morti, ostinandoci a negarne la sconfitta.
Fin qui nulla di nuovo, né di meritevole di particolare attenzione. Del resto, non più tardi di sabato scorso un retroscena di Francesco Verderami, scritto a margine della riunione del Consiglio Supremo di Difesa, riferiva che «a Palazzo Chigi chi è a conoscenza del dossier dice che “i russi stanno vincendo la guerra sui social” e che “alcuni media italiani amplificano le false notizie di Mosca”»: «È un fatto che tempo addietro sia stata annunciata la resa degli ucraini a Pokrovsk, che in realtà non è ancora caduta. È un fatto che sia stata rilanciata la dichiarazione di Putin sulla conquista di Kupiansk, che in realtà non è stata conquistata».
Nulla di sorprendente, in realtà. Ancor meno sorprendente che il giornale di Travaglio sia la punta di lancia di questa narrazione casualmente incline a replicare sempre la versione del Cremlino.
L’unico elemento di novità è che Travaglio, nell’editoriale in cui mira evidentemente ad accreditarsi come colui che ha davvero a cuore la sorte degli ucraini (purché si impicchino al giogo russo), utilizza i numeri “non della Pravda” (lo scrive con l’aria di chi voglia fare una battuta), bensì “dell’Institute for the Study of the War (ISW) americano, think tank neocon ultra-atlantista e filo-ucraino” (insomma, un demone nauseabondo).
Prescindiamo dall’etichetta affibbiata da Travaglio all’ISW, giacché non vale la pena attardarsi in diatribe definitorie con un interlocutore nella cui realtà rovesciata (Vannacci scansate) gli irresponsabili e i guerrafondai sono gli esponenti, politici o militari, europei che parlano di guerra per difendersi dalla minaccia russa e non quanti una devastante guerra di aggressione la conducono da quattro anni a questa parte.
Sarebbe, però, interessante avere infine con Travaglio una comune fonte di dati di cui si condivide l’affidabilità.
Lo sarebbe se solo Travaglio distillasse, ad uso della setta di putiniani creduloni che si abbeverano al suo verbo, anche altre informazioni e analisi provenienti dall’autorevole ISW. Per esempio, solo due giorni fa, su X, ISW ha ritenuto di formulare questa inequivocabile valutazione della situazione sul terreno:
«ISW continua a ritenere che la linea del fronte in Ucraina non stia affrontando un collasso imminente. Putin ha tenuto diversi incontri con i comandanti militari russi nelle ultime settimane per gonfiare falsamente le affermazioni degli avanzamenti russi in vari settori della linea del fronte, tra cui la direzione di Kupyansk nell’Oblast di Kharkiv orientale, la direzione di Vovchansk nell’Oblast settentrionale di Kharkiv, la direzione di Pokrovsk (già “faticosamente presa” secondo Travaglio, ndr) nell’Oblast di Donetsk e la direzione di Hulyaipole nell’Oblast di Zaporizhia orientale.
Questi funzionari hanno fatto in ogni incontro esagerate affermazioni di progressi, e i milblogger ultranazionalisti russi hanno respinto molte di queste affermazioni come gonfiate. Il Cremlino sta tentando di usare queste affermazioni per descrivere una vittoria militare russa in Ucraina come inevitabile, in modo tale che l’Occidente smetta di sostenere l’Ucraina e spinga l’Ucraina a capitolare alle richieste della Russia».
Sabato poi, a proposito del “crollo di Kupiansk” incidentalmente dato per assodato da Travaglio, lo stesso ISW riferiva:
«I filmati geolocalizzati pubblicati il 12 dicembre mostrano anche le forze ucraine che operano in tutta Kupyansk. Altre fonti russe e ucraine hanno confermato il contrattacco ucraino.
Una fonte, secondo quanto riferito, affiliata con l’intelligence militare ucraina ha riferito che le forze ucraine hanno circondato le forze russe all’interno di Kupyansk, hanno ripulito il nord-ovest di Kupyansk e hanno liberato Myrove, Kindrashivka e Radkivka. La fonte ha indicato che le forze russe detengono ancora Holubivka (a nord di Kupyansk).
Un milblogger russo ha affermato che le forze ucraine hanno iniziato a infiltrarsi nella periferia nord-occidentale di Kupyansk da Myrove (appena a nord-ovest di Kupyansk) e Radkivka, indicando che le forze ucraine hanno anche liberato Myrove. Il milblogger ha notato che le forze russe non controllano Kupyansk orientale e che il fiume Oskil (che scorre attraverso Kupyansk) complica gli sforzi russi per raggiungere il centro di Kupyansk».
E ancora:
«L’avanzata ucraina a Kupyansk e nei suoi dintorni dimostra che le forze ucraine sono in grado di condurre contrattacchi di successo e di ottenere guadagni tattici significativi, soprattutto quando le forze russe sono sovraccariche. La presa di Kupyansk è stata una priorità russa da metà a fine luglio 2025, ma le forze russe non sono state in grado di allocare concentrazioni di forze sufficienti per superare le difese ucraine in quest’area, mentre perseguono intense operazioni offensive altrove nel teatro».
Fino all’ultimo aggiornamento:
«Le forze ucraine continuano ad avanzare all’interno e nei pressi di Kupyansk e sono emersi ulteriori dettagli sullo sforzo controffensivo».
Il tutto alla faccia del crollo già consuntivato da Travaglio.
Ovviamente questo nulla toglie alla severa situazione in cui si trovano le truppe ucraine. Attesta piuttosto, insieme alle immagini fotografiche che smentiscono la caduta di Pokrovsk e Siversk, che gli ucraini stanno dando, sul terreno, «una prova di tenacia che ha pochi precedenti nella storia», come ha scritto Paolo Mieli.
Attesta che negare gli esiti di questa tenacia (o, peggio, farne la volgare caricatura, con il trito sarcasmo del genere “allora gli ucraini possono vincere?”) non tradisce solo l’incontenibile astio per questa seccante e indomita Resistenza che si frappone alla “pace”, ma è funzionale a ingenerare la convinzione di un esito del conflitto di cui solo gli “assassini”, per inconfessabili ragioni, non vogliono prendere atto.
Una finalità per la quale si ricorre a tutto, persino a un goffissimo cherry picking come quello operato da Travaglio con ISW. A Natale siamo tutti più buoni e quindi un pensiero compassionevole vada ai suoi lettori, che continueranno a credere che quel prestigioso think tank, con oltre settecentomila follower, abbia certificato la capitolazione dell’Ucraina.
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L’ineffabile Travaglio è purtroppo in ottima compagnia nel Belpaese, laddove anche i media generalisti sono spesso avvezzi a pratiche (dis)informative similari. E’ il motivo per cui da tempo ormai cerco di attingere a fonti plurime quasi tutte straniere nel tentativo, certamente difficile, di avere uno spread di informazioni per quanto possibile completo.