Osservando le furibonde risse che si accendono tra gli occidentalisti e i loro contrari, tra i filoisraeliani e i propal, tra putinisti e sostenitori dell’Ucraina, mi corre l’obbligo di esporre il perché io le consideri una fatica inutile ed improduttiva senza per questo cedere di un centimetro rispetto alla difesa di ciò che ritengo giusto. Partirò dall’attacco alle Torri Gemelle dell’undici settembre 2001 e dal massacro del 7 ottobre del 2023 perché sono due eventi che, a parer mio, spiegano bene il corto circuito ideologico che si è venuto a creare in Occidente. Sono a ben vedere due fatti che hanno molti elementi in comune. Sono stati atti di terrorismo rivolti contro i civili ovvero non avevano l’obiettivo di colpire installazioni militari. Sono stati progettati ed eseguiti sulla base di un proposito più simbolico o ideologico che strategico. Per Al Qaida il nemico da colpire erano gli Stati Uniti, per Hamas Israele ma in entrambi i casi è subito sembrato chiaro che quegli atti di terrore non avrebbero portato alcun vantaggio concreto né alla causa di Bin Laden né a quella palestinese. Semmai sembravano rispondere al desiderio d’infliggere una terribile ed esemplare punizione al proprio nemico, toccando il nervo scoperto di ogni società umana: il sacrificio di vite innocenti. Se, infatti, si è disponibile a comprendere in una qualche misura, ma molti distinguo andrebbero fatti, che i soldati possano morire sul campo di battaglia, l’uccisione di civili innocenti è da sempre considerato un atto sacrilego e scandaloso. In entrambi i casi quel nervo scoperto ha provocato una durissima risposta che si è abbattuta sui responsabili, innescando una spirale di violenza che ha finito per produrre nuove vittime innocenti. Dal punto di vista degli ispiratori ed esecutori vi era una giusta causa che legittimava quegli atti di terrore. Essi erano, semplificando molto, la risposta all’oppressione esercitata dall’imperialismo americano e dal colonialismo israeliano. Erano, insomma, atti di guerra o di resistenza come qualcuno ha detto con riferimento ad Hamas. Qui si manifesta il cortocircuito occidentale. Esiste una parte di opinione pubblica occidentale che ritiene legittimo questo punto di vista: l’Occidente a guida americana con il suo strapotere economico e militare, ammantato per giunta da una presunzione di supremazia morale, opprime chi non si sottomette a questo strapotere. Quanto a Israele, il discorso è ancora più semplice: molti considerano Israele uno stato illegittimo costituito sottraendo la terra ai palestinesi, suoi legittimi proprietari. Tutti gli avvenimenti successivi sono inesorabilmente segnati da questo antefatto. Il punto è questo: la radicalizzazione dello scontro tra l’Occidente e i suoi nemici non prevede una zona grigia. Non esiste una “Verità” che si possa raggiungere attraverso la mediazione di una discussione. E soprattutto non esistono fatti incontestabili. Quando le torri gemelle crollarono, uccidendo migliaia di persone, per qualcuno fu solo un atto di spaventosa crudeltà. Sembrava incontestabile. Ed invece per altri fu la comprensibile risposta all’arroganza americana. Lo stesso discorso vale per il 7 ottobre e per l’invasione russa dell’Ucraina. La contestualizzazione che viene riservata a questi fatti parte sempre da un’atavica colpa dell’Occidente e d’Israele, con ciò giustificando ogni nefandezza anche la più brutale. Non di rado ci s’imbatte in persone che ritengono che davvero gli ebrei cospirino e abbiano cospirato per governare il mondo. Non stupisce che per costoro anche la Shoah assuma un significato diverso e più comprensibile se non giustificabile. In assenza di valori condivisi, in presenza di interpretazioni storiche, politiche e morali asimmetriche, lo stesso avvenimento è interpretabile – ed infatti viene interpretato – in modo opposto. Non è difficile da comprendere che, se il nazifascismo non fosse stato sconfitto con una guerra mondiale, oggi il racconto di quei fatti e la bussola morale per interpretarli sarebbero stati totalmente antitetici ai nostri. Come ha scritto Douglas Murray nel suo imperdibile libro “Guerra all’Occidente”, è in corso nelle società occidentali “un assalto contro tutto ciò che ha a che fare con il mondo occidentale: il suo passato, il suo presente, il suo futuro”. Ogni tentativo di comporre questa frattura culturale appare irrimediabilmente destinato a fallire. È illusorio ritenere che vi possano essere degli argomenti inoppugnabili o delle evidenze inattaccabili capaci di modificare opinioni e tesi che si basano su presupposti ideologici e valoriali. Per questo in genere le discussioni degenerano in risse con insulti ed improperi. E onestamente ce le potremmo tranquillamente risparmiare.
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