1. Introduzione
Il 23 novembre 2016 il Parlamento Europeo approvava una risoluzione “sulla comunicazione strategica dell’UE per contrastare la propaganda nei suoi confronti da parte di terzi” nella quale veniva conosciuto l’utilizzo, da parte del governo russo, di “un’ampia gamma di mezzi e strumenti […] per sfidare i valori europei e dividere l’Europa” nel contesto di “una più ampia campagna sovversiva volta a indebolire la cooperazione dell’UE e la sovranità, l’indipendenza politica e l’integrità territoriale dell’Unione e dei suoi stati membri“.
La risoluzione deplorava “il sostegno russo alle forze anti-UE” e nello specifico a quei movimenti negazionisti “dei fondamentali valori delle democrazie liberali” ed esprimeva preoccupazione per la disinformazione e la propaganda diffuse dal Cremlino.
Dunque, un documento inequivocabile, con cui il Parlamento Europeo accusava apertamente il governo russo di destabilizzazione, sovversione, manipolazione, disinformazione e distorsione di fatti ed eventi ed attraverso il quale chiamava direttamente in causa alcuni dei veicoli della disinfoprop russa.
In particolare, tra i “mezzi e strumenti” la risoluzione UE citava espressamente la fondazione Russkiy Mir, il canale televisivo RT, la [testuale] “pseudo agenzia di stampa” Sputnik nonché l’autorità speciale Rossotrudnichestvo: dunque, due media fin troppo noti in termini di disinformazione, una fondazione intitolata al principio ideologico del Russkyi Mir che oramai ci è familiare ed una quarta entità decisamente meno nota che andremo ora ad esaminare.

2. Coercizione morbida
Prima di parlare di cosa sia il Rossotrudnichestvo (ROtC) occorre ritornare sul concetto di “guerra ibrida” secondo il punto di vista russo, che abbiamo già esplorato in questo articolo, vale a dire: “uno sforzo a livello strategico mirato a conformare la governance e l’orientamento geostrategico di uno stato-bersaglio verso il quale tutte le azioni, incluso l’utilizzo della forza, siano subordinate ad una campagna informativa”.
L’ultima frase è quella chiave, ovvero: per pilotare a favore della Russia l’orientamento di popolazioni e governi viene ritenuto necessario il ricorso a meccanismi di influenza esterna, tra cui campagne informative implicitamente proattive, dinamiche e spregiudicate in quanto tarate sugli obiettivi strategici che la Russia intende raggiungere.
L’informazione diventa pertanto elemento di influenza politica ed ideologica nelle mani del governo, non più servizio ma strumento, veicolato da provider compiacenti e targettizzato ad un’audience ricettiva: ragione per la quale dovrà trascendere dal suo ruolo ontologico e promuovere narrativa manipolata entro un contesto di post-verità appositamente ricreato dagli strateghi dell’inganno.
In altre parole narrativa distorta come strumento di soft-power, che nell’interpretazione russa, anche in questo caso diversa da quella occidentale, assume la forma di “coercizione morbida”: infatti, mentre nella classica concezione occidentale derivata da Alfred Nye (1990), il soft-power è inteso come la capacità di uno stato di ottenere consenso per attrazione etico-idealistica verso i propri intrinseci strumenti socioculturali veicolati perlopiù da attori non-statuali, nell’interpretazione russa diviene utilitarismo strumentale ai propri obiettivi geopolitici e quindi parte integrante della propria politica espansiva esterna, da implementare anche con l’inganno, la simulazione (maskirovka) ed i metodi illegali (protivopravnye): quindi, per l’appunto, attraverso una sorta di coercizione morbida.
Con tali presupposti, il soft-power alla russa diviene uno degli strumenti del concetto russo di “guerra ibrida”: e questo a causa della autocratica eredità storico-culturale sovietico-zarista ben diversa da quella illuministica dei suoi antagonisti liberaldemocratici occidentali, che vede lo Stato quale detentore unico del potere, fosse pure quello soft, da gestire attraverso appositi strumenti istituzionali controllati centralmente come il Rossotrudnichestvo.
3. Precedenti (poco) illustri)
Per ritrovare le radici del Rossotrudnichestvo occorre risalire al VOKS ovvero alla Società pansovietica per le relazioni culturali esterne (Vsesoiuznoe Obshchestvo Kul’turnoi Sviazi s zagranitsei) fondata nel 1925 agli albori dell’era staliniana: scopo della nuova agenzia, la promozione all’estero dell’immagine dell’URSS.

Nel 1958 la destalinizzazione portò ad un restyling dell’agenzia che venne retoricamente denominata SRTD, ovvero Società sovietica per l’amicizia e le relazioni culturali, con filiali ed uffici in 98 paesi e fino a 600.000 studenti arruolati in corsi di lingua russa: in sostanza una specie di inefficiente conglomerato di organizzazioni, associazioni e comitati di amicizia comunque circoscritto all’area dei simpatizzanti sovietici all’estero.
Il collasso sovietico si riflesse sull’agenzia dapprima ribattezzata RosZarubezh (1994) ed infine Rossotrudnichestvo (2008) (1), in entrambi i casi sotto il patrocinio del Ministero degli Esteri. Dal 1987 al 2004 fu diretta della ex-cosmonauta Valentina Tereshkova, fedelissima di Putin e quindi da Eleonora Mitrofanova rimpiazzata nel 2020 da Evgenij Primakov jr, nipote di Evgenij Primakov sr, politico sovietico di lungo corso, ex-primo ministro ed ex-ministro degli esteri dal 1996 al 1998: ovvero colui che aveva prodotto la Dottrina Primakov, considerata la prima formulazione della concezione multipolare del mondo, a sua volta divenuta la base della guerra ibrida di Gerasimov.

Ecco quindi un primo cerchio che si chiude, evidentemente non a caso: il nipote del teorico della multipolarità che passa alla conduzione di uno dei principali strumenti di soft-power a disposizione del Cremlino.
C’è del metodo, verrebbe da dire, nella follia neo-imperialistica russa: risale infatti al settembre 2008, presidente Dmitry Medevedev, il tentativo di trasformare il corrotto, burocratico, elefantiaco ed inefficiente apparato sovietico RosZarubezh in uno strumento moderno di soft-power in grado di interagire in modo proattivo con gli altri assetti della disinfoprop in rampa di lancio o in ristrutturazione, come Russia Today RT (2005), fondazione Russkiy Mir (2007), fondazione Alexandr Gorchakov (2010) ecc: che unitamente ai numerosi think-tank geopolitici già attivi o prossimi ad esserlo, avrebbero creato un potente ecosistema di elaborazione e diffusione di soft-power rivolto ad una audience estera ricettiva e trasversale ovvero non più circoscritta agli schemi politici classici.

4. Lustrini & paillettes
In termini istituzionali il Rossotrudnichestvo è una agenzia federale dipendente dal Ministero degli esteri finanziata in larga misura dal bilancio dello stato e solo in piccola parte dai ricavi derivati dalle proprie attività. I dati ufficiali sono opachi, ma i 55m USD di spese sostenute nel 2020 risultano essere stati coperti da fondi pubblici per ben il 90%: si tratta quindi di una agenzia incompatibile con le regole di mercato e di natura sostanzialmente politica seppure mascherata da ente culturale: ed infatti è politico il suo management, proveniente interamente da Russia Unita e politici i suoi obiettivi, correlati strettamente a quelli del Russkiy Mir e veicolati tramite le ambasciate. Sono circa 80, infatti, i paesi coperti dalle attività del ROtC, con un totale di 600 dipendenti nelle legazioni estere, cui si aggiungono i circa 300 presso la sede centrale di Mosca.
Gli uffici esteri, pur non avendo status diplomatico, ricadono sotto la giurisdizione amministrativa e la supervisione generale delle rispettive ambasciate, mantenendo però personalità giuridica autonoma nella forma di “Centri russi di scienze e cultura”, come ad esempio quello di Roma (Piazza Cairoli 6), più comunemente noto come “Casa Russia”, collegato all’ambasciata di via Gaeta 5.
Formalmente il Rossotrudnichestvo quale scopo statutario ha la promozione del patrimonio culturale e scientifico russo, la cooperazione internazionale ed supporto delle comunità russe all’estero: ruoli che consentono all’agenzia di sfruttare importanti meccanismi di influenza, quali le collaborazioni con università straniere, centri e fondazioni culturali e museali, enti caritatevoli e religiosi ed istituzioni scientifiche. Tutto questo come elemento esterno presentabile di “diplomazia culturale” in termini apparentemente paragonabili ad enti quali il British Council ed il Goethe Institut.
5. Il lato oscuro
Esiste però un secondo livello, molto più opaco, che ruota attorno una sottile opera di lobbysmo e tessitura di trame e relazioni politiche non esattamente trasparenti, di disinformazione strisciante, di connessioni ideologiche improprie con le minoranze russofone, di finanziamenti non cristallini ad attori proxy locali e di vicinanza a media e vettori palesemente propagandistici che poco c’entrano con la promozione culturale.
Inoltre, nell’interpretazione russa la cultural diplomacy contiene una impropria dimensione securitaria del tutto assente in quella occidentale
In terzo luogo, a differenza che in Occidente, gli enti russi coinvolti nella diplomazia culturale sono esclusivamente statuali e quasi interamente finanziati dal bilancio federale: ragione per la quale veicolano la politica dello stato, che poi è quella del partito (semiunico) Russia Unita ovvero del leader. Non esistono quindi entità non-governative impegnate in questo ambito.
Per tali motivi il ROtC si presenta come un’entità opaca e strumentale, molto lontana dai prestigiosi istituti occidentali sopramenzionati, tanto da avere indotto la UE a sottoporla a sanzioni con risoluzione del 21 luglio 2022.
?Il ROtC risulta ad esempio avere legami con i servizi russi: ed è per questo finita sotto indagine oltre che nei rapporti d’intelligence in Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania , Finlandia, Repubblica Ceca e Cipro per attività paraspionistiche. A Praga sarebbe emersa anche una connessione tra il direttore di Casa Russia (2017) e l’FSB.
Si tratta per la verità di una tradizione consolidata dai tempi del KGB, nonché riconfermata nel periodo 1994/2008 dal disvelamento come agenti SVR di almeno 18 funzionari dell’allora RosZarubezh sparsi tra le varie legazioni diplomatiche.
L’agenzia ha inoltre partecipato, assieme al MdE, alla fondazione del Pravfond, il fondo di supporto alla diaspora posto a disposizione dell’Istituto per la diaspora russa, a sua volta controllato da GRU. Il direttore di questo fondo, Alexandr Udaltsov è tra i sanzionati UE.
?Il ROtC risulta attivamente impegnato nella formazione di giovani giornalisti, addetti stampa e media-managers selezionati dall’estero, da intendersi più che altro come indottrinamento ideologico grazie a premi e borse di studio ed in collaborazione con i media russi più screditati, bannati e veicoli di disinformazione, quali Sputnik, Russia Today, Ria Novosti e la stessa Russkiy Mir. Ecco alcuni di tali programmi:
?? InteRussia : in collaborazione con la Fondazione Gorchakov ed il Moscow State Institute for International Relations (MGIMO)
?? InterNovosti : in collaborazione con Ria Novosti, avviato nel dicembre 2023 con iscritti provenienti da alcuni paesi filorussi
?? SputnikPro : in collaborazione con Russia Today. Dal 2015 oltre 250 iscritti da 80 paesi hanno partecipato al corso New Generation.
?? School of Real Journalism : organizzata in Bielorussia in collaborazione con Russkiy Mir, Ria Novosti, la Russian Union of Journalists e la Presidential Grants Foundation. Sponsor Yandex. È un progetto itinerante nell’ambito dei paesi CSTO.
?? Honest Regard : concorso giornalistico con premio, finora su due edizioni (2022 e 2023), con una terza in programma (2024), ciascuna con un budget di 40m RUB, di cui 2,5m per il premio.
?? Leaders of Russia; competizione aperta a russi e non-russi per manager di alto livello con borsa di 16.000 USD. Sotto la supervisione deli Ministero degli esteri.
Siccome è discutibile che una agenzia per la promozione culturale abbia tra i suoi interessi statutali la formazione di giornalisti e manager, se ne deduce che lo scopo finale di tali iniziative sia di indottrinamento a lungo termine: risorse che a loro volta contribuiranno un giorno ad influenzare l’opinione pubblica dei propri rispettivi paesi.
?Il ROtC è attivamente coinvolto nell’irregimentazione delle comunità russe residenti all’estero. Ciò che l’agenzia offre e di fatto impone, non è semplicemente supporto e tutela dei connazionali, ma una vera e propria “chiamata alle armi” politica ed organizzativa. Una importante inchiesta di Reuters rivela i legami tra ROtC e agitatori russo-tedeschi attivi in Germania con manifestazioni ed iniziative filorusse; collegamenti sono emersi con AfD e con associazioni cosacche. L’inchiesta di Reuters è confermata sia da TheInsider , che aggiunge ulteriori lati oscuri al ruolo del ROtC in Germania, sia dal sito investigativo OsintforUkraine che approfondisce il legami tra AfD e la sede di ROtC a Berlino.
Nel caso di Washington invece, il direttore di Casa Russia Yuri Zaitsev venne indagato dall’FBI nel 2013 per schedatura di cittadini americani e spionaggio.

Piuttosto emblematico il discorso dell’ambasciatore russo a Roma Alexey Paramonov alla conferenza delle associazioni russe in Italia del 27/9/23, presenti 36 delegati, i tre consoli ed il rappresentante del ROtC; tra i passaggi: “la necessità di superare l’egemonia dell’Occidente“, “l’importanza che i connazionali in Italia restino uniti e siano pronti a contribuire a promuovere gli interessi della Russia“, “il supporto ad una interpretazione obiettiva delle azioni della Russia sulla scena internazionale ed alla promozione dell’immagine della Russia e dei suoi successi“, nonché “l’utilizzo di tutti gli strumenti legittimi d’influenza sulle autorità italiane per ripristinare il buon senso e abbandonare la politica ostile nei confronti della Russia“.
In pratica una esortazione agli emigrati russi ad allinearsi in maniera acritica alla politica ed agli interessi del regime. Cosa che in Occidente sarebbe (giustamente) impensabile e foriera di infuocate polemiche.
6. Analogie e similitudini
Il Rossotrudnichestvo nella sua versione post-1994 nasce con lo scopo di recuperare posizioni di influenza all’estero, sia tra gli autoctoni che tra gli emigrati russi nel mondo, sia implicitamente per contrastare l’influenza occidentale nella Russia emersa dal crollo dell’URSS. In via subordinata, con l’obiettivo di favorire il rientro dei compatrioti da reinsediare in regioni della federazione carenti di elemento russo: in altre parole una specie di autocolonizzazione dei territori più esterni e disagiati del far-east (2), cui finora hanno aderito circa 900.000 persone.
Con tali obiettivi in agenda, la narrativa russa ha quindi tentato di equiparare il Rossotrudnichestvo ai prestigiosi istituti culturali occidentali. In realtà più che ad un Goethe Institut, il ROtC appare maggiormente simile al Volksdeutsche Mittelstelle (VoMi), l’agenzia nazista di tutela delle minoranze tedesche all’estero e del loro reinsediamento entro i confini del Reich.
Analogamente al VoMi infatti, custode del particolarismo delle minoranze Volksdeutsche all’estero, il ROtC non promuove affatto l’integrazione delle comunità russe diasporiche nei paesi d’emigrazione bensì la loro alterità, l’identitarismo spinto e talvolta, come nei Paesi Baltici ed in Ucraina, la contrapposizione pilotata al sistema locale. Vengono pervicacemente propalate narrative distorte ed ultranazionaliste e coltivate consuetudini gonfie di retorica patriottarda: come la stucchevole sfilata del cosiddetto Reggimento Immortale di cui abbiamo avuto esempi anche a Roma e Napoli, organizzata in collaborazione tra ROtC ed associazioni russe e russofile locali. O come le manifestazioni anti-sanzioni e filorusse camuffate da “No-War” e partecipate anche da gruppuscoli dichiaratamente antioccidentali: poi regolarmente riprese e rilanciate dall’apparato mediatico collegato a ROtC, a pretesa dimostrazione della frattura nelle società occidentali.
Ulteriore analogia con il VoMi è l’applicazione estensiva del concetto di russicità (laddove per il VoMi era germanicità). Anche in questo caso la tendenza è quella di ampliare la platea delle comunità “russe” inglobando anche coloro che russi non sono pur parlando russo: in tal senso, secondo il ROtC vengono arbitrariamente considerati russi tutti coloro che discendono da famiglie originarie dello spazio storico-politico russo, ovvero che ne hanno scelta la cultura, indipendentemente dal fatto che siano da generazioni residenti all’estero nonché cittadini dei paesi di residenza. Tutti costoro diventano oggetto d’interesse del ROtC e dei suoi programmi socio-culturali, tra cui l’enfasi riposta sull’insegnamento della lingua russa.
È in quest’ambito che risiede forse la principale (ma non essenziale) differenza con il VoMi: per il VoMi infatti, il criterio preferenziale d’inclusione di un Volksdeutsche nella comunità del Reich era la “linea di sangue” basata su una serie di criteri fisico-razziali elaborati dagli eugenisti di Himmler: la conoscenza del tedesco, nel loro caso non era indispensabile rispetto ai caratteri antropometrici.
Viceversa, nell’interpretazione del ROtC, la conoscenza della lingua russa è utilitaristicamente preferenziale, perché consente di allargare di molto la platea dei potenzialmente russi in quanto, per secoli, nello spazio dell’impero il russo è stato utilizzato come lingua franca tra le innumerevoli popolazioni soggette al dominio zarista. Abbiamo quindi la lingua che si sovrappone al concetto di Mondo Russo ossia di Russkiy Mir a segnare i limiti, o meglio l’assenza di limiti, nell’idea di spazio fisico russo: ovvero qualcosa che assomiglia alla fin troppo conosciuta “tamo gde je srpski grob, tamo je srpska zemlja” di Slobodan Milosevic (3), ma che è anche non troppo lontano dal concetto nazista di Lebensraum, con l’ennesimo fantasma di ritorno.
Ma di questo, forse, ne parleremo un’altra volta.
Note
(1) Rossotrudnichestvo ovvero, prolissamente: Agenzia federale per la Comunità degli Stati indipendenti, i compatrioti residenti all’estero e la cooperazione umanitaria internazionale.
(2) I territori di reinsediamento prioritario sono i seguenti (2023): repubblica di Buriazia, repubblica di Sakha-Yakutia, territorio Zabaikal, territorio Kamchatka, territorio Khabarovsk, oblast Amur, oblast Magadan, oblast Sakhalin, oblast autonomo ebraico, distretto autonomo Chukotka, territorio costiero Okhotsk.
(3) “Dove c’è una tomba serba, là è Serbia”. Milosevic, 28/6/89.
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Credo poco o nulla.
Occorrerebbe una politica massiccia di contrasto alla disinformazione sia a livello centrale UE/NATO, sia dei singoli paesi.
Come Occidente stiamo forse cominciando adesso a percepire la portata e la minaccia della guerra ibrida, con la Russia che invece ha un enorme (storico) vantaggio.
La guerra ibrida (di cui la disinfoprop è una delle armi) è una delle dimensioni della guerra reale: terrestre, aerea, navale, spazio, cyber e ibrida.
Faremo bene ad attrezzarci
Se non giochiamo con handicap non siamo contenti!! Nel concreto come credi sia possibile stimolare i nostri decisori a muovere le chiappone flaccide che si ritrovano?? Magari sono disinformato ma negli ultimi 2 anni ho incrociato una sola attività degna di nota, nel senso che ha cercato di coinvolgere le istituzioni, mi riferisco all’evento svoltosi ieri all’Ambasciata di Polonia in Italia, che ha visto come relatore il PhD Matteo Pugliese. Mi piacerebbe poter fare qualcosa!!
Mi Insorge una domanda: se dal 2016 il Parlamento UE riconosce il pericolo della propaganda russa quale <>, cosa è stato fatto dai singoli paesi membri per disinnescare il problema?? A ben vedere poco a niente, specie in Italia, ma forse per il comune cittadino è difficile apprezzare tali sforzi!