Come sappiamo, una delle principali minacce che l’Occidente si trova oggi ad affrontare è rappresentata dall’estesa rete di spie e quinte colonne russe che agiscono per far collassare i Paesi occidentali dall’interno. Il danno che queste persone arrecano consiste soprattutto nel demoralizzare e nel destabilizzare le società bersaglio, indebolendole progressivamente. Questo lo si ottiene attraverso una serie di strumenti: in primis infiltrando i gangli vitali della politica, dei media e dell’economia; ma anche, ad esempio, organizzando psyop e campagne di propaganda volte a polarizzare, dividere e radicalizzare la società-bersaglio, ivi compreso l’infiltrare movimenti di protesta e fare da cassa di risonanza per le loro istanze.
Una componente fondamentale di tali strategie consiste altresì nel promuovere un’immagine positiva dello Stato ostile, in modo da costruire un clima politico ad esso favorevole. Ed uno dei principali canali di promozione è rappresentato dall’organizzazione di eventi pseudoculturali, attraverso cui si cerca spesso di diffondere la propaganda di regime.
Il confine tra promozione e propaganda non è sempre facile da definire, ed ogni volta che ci troviamo in questa zona grigia dovremmo prestare attenzione. Specie in tempo di guerra (e questo lo è); e specie con uno Stato come la Russia, che per diffondere la propaganda di regime utilizza ogni strumento a disposizione, ogni persona utile ed ogni occasione possibile. Oggi vi voglio parlare di una potenziale zona grigia, che richiede a mio parere un’attenzione particolare, considerando che i soggetti coinvolti sono bambini e ragazzi che vivono in Italia.
Questo articolo è lo spin-off di un articolo più generale, che pubblicherò nei prossimi giorni e che riguarda l’influenza della propaganda russa sulla gioventù italiana. Questa parte avrebbe allungato eccessivamente l’articolo; inoltre credo sia meritevole di uno spazio a sé stante.
La potenziale zona grigia di cui vi parlo è rappresentata da una delle miriadi associazioni russe o italo-russe che organizzano eventi in Italia, ovvero l’associazione “Novaya Volna” (Nuova Onda).

Si tratta di un’associazione nata nel 2019 e che organizza dei forum dedicati ai russofoni d’Italia e non solo.
Il project manager di Novaja Volna è tale Oksana Cinquetti-Derezina, russa di Rostov sul Don, ma il team è composto anche da altre persone.





Il sito ufficiale presenta alcune stranezze.
1) È stato indicizzato da Google più di 10 anni fa (ma l’associazione nasce nel 2019)
2) Il proprietario nasconde la propria identità utilizzando un servizio a pagamento.
3) Lo shop: non ha il minimo senso.



Gli eventi di Novaya Volna si tengono più volte l’anno e per più giorni, nei quali i giovani alloggiano nella località prescelta: Lignano Sabbiadoro, Verona, Trieste, ecc. Durante l’anno, inoltre, si organizzano delle conferenze. L’età dei partecipanti va da 10 a 25 anni.

Cosa accade durante questi eventi? La parte maggiormente pubblicizzata sui social, che riguarda canti, balli e giochi, naturalmente non ci riguarda. Più interessanti le attività di altro tipo e, soprattutto, la tipologia di personaggi coinvolti.
Negli screenshot allegati potete vedere i nomi di alcune “guest star” che hanno preso parte agli eventi di Novaya Volna: Oleg Nicolaevich Gurov, Sergey Tetersky, Marianna Borisovna Alburova, Marina Kholodenova. Di chi si tratta?




Iniziamo da Oleg Gurov: è un docente del Moscow State Institute of International Relations (acronimo dal russo, MGIMO), l’università di Lavrov e Aliyev, sanzionata dal Canada per complicità col Cremlino nella diffusione di disinformazione e propaganda. Gurov si occupa di molti temi, in particolare quelli che vedete nelle immagini. I titoli delle sue ricerche parlano da soli: “Idee come infezioni: introduzione alle problematiche del metaparassitismo cognitivo”, oppure “verità e sicurezza epistemica nel mondo moderno”.



Particolarmente interessante l’approfondimento che fa sul tema del metaparassitismo cognitivo (la fonte è la sua pagina su Cyclowiki, che immagino sia una sorta di Wikipedia russa): “il metaparassita nasce come risultato della sintesi di fobie, paure e manifestazioni di panico causate da fenomeni naturali, cause biologiche e socio-culturali, che hanno acquisito una dimensione onnicomprensiva ed hanno iniziato ad assumere una vita propria”. La mente non può che andare al fenomeno dei novax e dei complottisti in generale.

Interessanti anche i convegni a cui partecipa. In uno di questi, tenutosi in un’università di Yoskar-Ola nel 2021, fra i vari interventi ve n’era uno dal titolo piuttosto eloquente: “Il fenomeno delle fake news e l’effetto post-verità come strumento per la manipolazione della società”.
Insomma, i temi sono questi.

Piccola ma importante parentesi: considerato il rapporto che sussiste, nelle dittature, tra il mondo accademico ed il regime, non possiamo non prestare attenzione a ciò che insegnano nelle Università russe, che rappresenta una traccia molto chiara di ciò che vuole essere la Russia del futuro. O meglio, di ciò che l’attuale regime vuole che sia la Russia del futuro. Questo vale naturalmente anche per ciò che si insegna nelle scuole, che andrebbe indagato con molta attenzione.
Quando Dugin parla di Occidente satanista mi viene da ridere: se vogliamo adottare queste categorie, c’è qualcosa di più satanista del “metaparassitismo cognitivo”? I metaparassiti sono i parassiti il cui ospite è a sua volta un parassita. Questo non è altro che il meccanismo che la propaganda russa cerca di riprodurre, con le sue vittime che diventano a loro volta veicoli di infezione. Sono le pratiche sovietiche di manipolazione delle masse, ma riadattate all’epoca dei social network. È ciò che di più simile esiste alle distopie huxleyane. I filorussi che, parassitati dalla propaganda, leggeranno questo articolo, possono provare a negare la realtà quanto vogliono, ma i target di queste campagne siamo soprattutto noi occidentali e bisogna prenderne atto.
E mi pongo una domanda: siamo pronti, in Occidente, a confrontarci con questa tipologia di minacce? Con questa follia fatta sistema, se non Stato? I nostri servizi di Intelligence, la nostra Difesa, il nostro corpo diplomatico, sono dotati della preparazione necessaria? Perché a me il gap tra la Russia e l’Occidente su questo tema specifico sembra gigantesco. Certamente l’eredità sovietica ha ancorato la Russia al passato sotto molti aspetti; ma dal punto di vista delle tecniche di manipolazione di massa la loro è avanguardia distopica. E mentre prima queste tecniche venivano utilizzate solo per fare il lavaggio del cervello al popolo russo (come accade anche attualmente), oggi, attraverso i social e le associazioni all’estero, possono essere utilizzate per sovvertire le società nemiche, in primis le nostre, nelle quali certi approcci tipici dei totalitarismi collettivisti risultano poco familiari. La più grande minaccia per l’Occidente oggi è questa: la nostra classe dirigente ha la preparazione e la determinazione necessarie per difendere l’Italia da tutto ciò?
Ritorniamo a Gurov: alcuni dei suoi studi si occupano di “promozione della lingua russa all’estero” e di “strumenti promettenti per un’interazione efficace con i compatrioti russi all’estero”. Qui potete vedere un esempio di interazione efficace.

Secondo nome: Sergey Tetersky. È uno dei più stimati pedagoghi russi. Ha ricoperto e ricopre una quantità infinita di cariche ed ha ottenuto numerose onorificenze, tra cui quella di “Patriota della Russia” e quella per “distinzione nell’attività patriottica”.


Il suo focus è dunque l’educazione giovanile, che deve essere improntata a quello che i russi chiamano patriottismo (ma che altri potrebbero definire fanatismo nazionalista).



E cosa c’è di più patriottico che invitare i bambini a cantare l’inno della Russia quando sono tristi, oppure vestirli da militari dell’URSS e fargli fare il gioco “caccia al traditore”, pubblicizzando il tutto con una locandina piena di carri armati, mortai e jet da combattimento?



Inevitabile, naturalmente, la stretta collaborazione col movimento “militare patriottico” Yunarmiya, affiliato al Ministero della Difesa russo, sanzionato dall’UE e che alcuni chiamano maliziosamente “Gioventù Putleriana”.



Si tratta tra l’altro di un movimento definito “panrusso”, e questo concetto torna anche nella biografia di Tetersky (vedi immagine). L’ovvio richiamo al pangermanesimo non può che gettare un’ombra sull’attività di Tetersky con i russofoni che vivono fuori dalla Russia.

Altro concetto ricorrente nelle parole di Tetersky è quello di “pionieri”, termine con cui si indicava il movimento giovanile istituito da Lenin. Tetersky ci comunica che tra quei campi pionieristici e gli attuali campi estivi organizzati in Russia non c’è alcuna differenza. Gli crediamo.



Insomma, l’impressione è che nel delirio militarista dell’attuale società russa, che coinvolge tutti fin dalle scuole elementari, Tetersky abbia avuto un ruolo molto importante. Quale contributo ha dato la sua partecipazione agli eventi di Novaya Volna?

Terzo nome: Marianna Borisovna Alborova, professore associato allo MGIMO. Tra i suoi corsi, quello sulle “tecnologie digitali nel sistema educativo moderno” e sulla “sicurezza internazionale”. Poco da dire, ma voglio far notare come i due temi siano tra loro collegati.

Quarto nome: Marina Kholodenova. Russa, in Italia da circa 20 anni, fondatrice nel 2011 dell’associazione culturale Russkij Dom di Verona, che come tutte le “Case Russe” ha lo scopo di promuovere la cultura russa all’estero.
Il Russkij Dom è possibile che rientri nella galassia del Rossotrudnichestvo, che è la “nave madre” che finanzia tutte le Case Russe / Russkij Dom in giro per il mondo (anche se nel sito ufficiale l’unica Casa Russa italiana menzionata è quella di Roma).


Russkij Dom ha inoltre contatti con l’associazione “Casa del Compatriota di Mosca”, che ha l’obiettivo di “lavorare con la diaspora di russofoni all’estero”, per i quali si prevedono percorsi all’interno delle università russe. Accade anche con i membri di Novaja Volna?


Marina Kholodenova è una figura ubiquitaria. Nelle immagini sotto allegate la ritroviamo assieme a personaggi noti, come Bertolasi, Zoccatelli, Comencini, Valdegamberi. C’è anche Teti, tra un’ospitata alla TV russa ed un’ospitata a La7.





Dall’altra parte è in contatto con figure di spicco dell’élite russa, come Daria Pushkova, direttrice della Casa Russa a Roma, l’ex ambasciatore Sergey Razov o il regista Karen Šachnazarov, membro di Russia Unita, uomo vicino a Putin, sostenitore dei gulag per i no-war.




La Kholodenova ha insomma una fitta rete di contatti di prestigio.
In basso altre immagini, fra gli auguri a Lavrov, le citazioni di DonbassItalia, Nastri di San Giorgio ed un post dell’ormai famoso 22 marzo 2020 (con i militari russi negli ospedali).




Ho trovato una sua interessante intervista in russo su YouTube (non la linko per non dare visual). Mi ha fatto molto ridere uno dei commenti al video, quello in fondo. Lascio qui l’immagine del commento originale con la sua traduzione.


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Passiamo brevemente alle attività.
Innanzitutto gli eventi si tengono in russo. Questo fatto, unito al coinvolgimento di russofoni provenienti da altre parti d’Europa, è di per sé peculiare. Non ho notizia di eventi analoghi organizzati da altre comunità straniere, ma magari è una mia mancanza.
Molte delle attività svolte sono incentrate sull’aspetto della comunicazione. Viene insegnata ad esempio la Programmazione Neuro-Linguistica (PNL), ed anche questa è una particolarità rispetto alle attività che solitamente coinvolgono bambini e ragazzi.



La PNL è una pseudoscienza che vuole mettere in correlazione l’acquisizione di modelli comportamentali (Programmazione) con il funzionamento del cervello da un lato (Neuro) e la comunicazione dall’altro (Linguistica). Si tratta di un approccio un po’ “new age” e parascientifico al tema dello sviluppo comportamentale, in teoria utilizzabile in molti ambiti: dalla crescita personale alla psicoterapia fino all’indottrinamento. Perché viene insegnata la PNL nel contesto di iniziative rivolte a bambini e ragazzi? Non possiamo saperlo (anche perché sappiamo solo ciò che gli organizzatori vogliono che si sappia), ma possiamo ipotizzarlo sulla base degli elementi già citati.
Un’altra tipologia di attività riguarda lo studio della storia e della cultura russe, su cui viene posta una grandissima enfasi. Un posto centrale lo occupano prevedibilmente gli eventi relativi alla Seconda Guerra Mondiale.




Addirittura uno dei giochi si svolge in uno scenario che riproduce quello di Norimberga, con la creazione di squadre il cui compito è quello di catturare un “sovvertito”.
Vi ricorda qualcosa o qualcuno?
Già.



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Senza girarci intorno, la domanda che sorge spontanea è se queste attività siano volte a favorire la crescita personale (PNL) e ad informare i ragazzi (tramite delle lezioni di Storia), oppure ad indottrinarli secondo una visione ben precisa, che sia funzionale al perseguimento degli interessi della Russia nel mondo. D’altronde questa sembra essere la missione del Rossotrudnichestvo, che fa capo al Ministero degli Esteri russo e che ha programmi dedicati ai russi che vivono all’estero (e ai loro figli).




Da notare che il Rossotrudnichestvo è sanzionato dall’UE. Fra le sue filiali ci sono varie Case Russe / Russkij Dom del mondo, tra cui, come detto, la Casa Russa di Roma, diretta da Daria Pushkova, ex propagandista di Russia Today e figlia del senatore di Russia Unita Aleksey Pushkov.
In Italia il fatto che questo ente sia sanzionato sembra non interessare a nessuno. In Germania hanno iniziato ad indagare su una di queste Russkij Dom, vicina a personaggi che organizzavano proteste online e di piazza dirette contro il sostegno tedesco all’Ucraina.
Ufficialmente Novaya Volna non fa capo al Rossotrudnichestvo. Sta di fatto che gli eventi da essa organizzati sono sostenuti e sponsorizzati dalla stessa Pushkova e dalla Casa Russa di Roma.


La partecipazione di figure importanti del mondo accademico russo ci dice che gli eventi di Novaya Volna sono tenuti in seria considerazione dai funzionari russi. E se i funzionari russi li tengono in considerazione, dovremmo farlo anche noi. Sia per i possibili legami con il Governo russo, sia per la potenziale natura delle attività poste in essere, che in teoria possono benissimo rientrare nel quadro della guerra ibrida. Voglio ricordare che l’attenzione dei russi per i russofoni italiani non è nuova: Irina Osipova, nel 2012, fondò l’associazione RIM-Giovani Italo-Russi, di cui non si ha più notizia, ma il cui target era esattamente quello di Novaya Volna. Perché quest’attenzione ricorrente dei personaggi vicini all’Ambasciata russa per gli italiani figli di russi?
Magari Novaya Volna organizza semplicemente degli eventi per far passare qualche pomeriggio piacevole a dei ragazzi. D’altronde si sa che ogni adolescente non vede l’ora di studiare la PNL o la storia dell’URSS.
Magari, però, Novaya Volna educa ed indottrina i turbopatrioti italo-russi di domani. Che nella migliore delle ipotesi ritroveremo su Twitter con la bandierina russa a diffondere propaganda; nella peggiore delle ipotesi ritroveremo all’interno delle Istituzioni italiane, con un ruolo importante nei media, nel board direttivo di un’azienda italiana di importanza strategica o come membri dei servizi segreti russi su suolo italiano. Mi sono chiesto se gente come Avondet o la Cecchini abbiano un passato di questo tipo. Non ho trovato riscontri.
In conclusione: al di là della questione di Novaya Volna, che preoccupa più per i rischi che lascia intravedere che per la dimensione quantitativa del potenziale problema, bisogna rendersi conto di una cosa: in Italia stiamo andando incontro ad una russificazione (o “filorussificazione”, forse è un termine più preciso) dell’opinione pubblica, espressione di quella sovversione ideologica di cui parlava Bezmenov, e conseguenza della guerra ibrida, in particolare cognitiva, che la Russia sta conducendo ormai da anni contro l’Occidente. Soprattutto attraverso i social media, ma anche attraverso i suoi uomini all’estero. Secondo l’AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna) circa 1/3 dei funzionari diplomatici russi presenti in Italia tra ambasciate, consolati ed istituti culturali, sono in realtà membri dei Servizi Segreti russi. La mia impressione è che se estendiamo tale stima anche al di fuori del corpo diplomatico russo, prendendo in considerazione anche quelli che apparentemente sembrano cittadini qualunque, il numero assoluto sia molto più alto degli 80 stimati dall’AISI. E non bisogna commettere l’errore di credere che indottrinatori e propagandisti si annidino soltanto tra i Servizi russi: ce ne sono sicuramente molti anche al di fuori di quella struttura.
In Russia un certo modus operandi, ma soprattutto un certo modus cogitandi, è sistemico ed è diffuso in maniera capillare. Permea ogni strato della società. È una macchina da guerra ibrida che si muove compatta ed inesorabile, agevolata nel suo percorso da una quantità gigantesca di quinte colonne ed utili idioti, la cui azione si affianca a quella di spie e sovversori. Quando capiremo che bisogna smantellare questo network pezzo per pezzo? Quando ci renderemo conto del pericolo?
Quando inizieremo a derussificare l’Italia?
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Ringrazio Anastasiya, a cui negli scorsi giorni ho rotto parecchio le scatole, e che mi ha aiutato tantissimo con le ricerche e con le traduzioni dal russo. Il suo aiuto è stato preziosissimo.
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Come si fa se abbiamo già perso. Le nostre società nn hanno gli anticorpi, sono vecchie e logore e mafiose allo stesso modo. Per pigrizia poi hanno scelto di combattere la guerra sbagliata perché questa che tu evidenzi in modo così efficace è forse troppo difficile da combattere e nn siamo preparati. Inoltre nn porterebbe in dote fior di miliardi di dollari. Insomma abbiamo perso ma bisogna pur combattere. Ti ringrazio x questo articolo
Salve Vito. Ringrazio io te.
Non sono così pessimista. Nella realtà noi non abbiamo neanche iniziato a combattere. Tutti i disastri che ha prodotto la propaganda russa nella nostra società sono dovuti proprio al fatto che essa fino ad ora ha agito indisturbata.
Una presa di consapevolezza sembra che stia maturando, anche se molto lentamente. Dobbiamo fare tutto il possibile perché maturi più rapidamente e diffusamente. Ed è un compito a cui siamo chiamati tutti. Per fare la nostra parte può essere sufficiente parlare con amici o familiari, condividere informazioni e idee. L’importante è prendere coscienza del problema. Una volta che questo sarà fatto, le azioni volte a provare a risolverlo verranno di conseguenza.
L’unica cosa che mi preoccupa sono le tempistiche. I danni della propaganda russa si diffondono molto rapidamente. In meno di 10 anni dall’inizio delle campagne di propaganda si è quasi arrivati ad un colpo di Stato negli USA. Certo, la propaganda russa non era l’unico fattore, ma a mio parere era quello preponderante.
Ecco, per affrontare il problema non abbiamo molto tempo. Dobbiamo sbrigarci. Altrimenti il collasso è inevitabile.
Anzitutto complimenti. Quando vedo un articolo del genere mi inchino per il mastodontico lavoro di ricerca. Concordo poi sul fatto che noi, l’Occidente corrotto e putrido stando agli slogan russi, è fermo all’età della pietra in merito alla guerra ibrida/psy-op. Pensare di poter recuperare rapidamente questo gap temo sia una pia illusione e non vedo, per ora, nessuna reazione da parte delle istituzioni preposte a fare da baluardo, ci si limita a ridurre la portata di tali pericoli o peggio, di colpevole negazione. Dalle mie parti si dice <>. Chiedo venia per la volgarità!!
Grazie Samuele.
Sì, siamo tremendamente indietro e giochiamo sulla difensiva (e solo a tratti). Per il resto c’è un immobilismo che grida vendetta.
Abbiamo aperto il blog per questo. Speriamo di riuscire a diffondere un minimo di consapevolezza sulla questione.
Ti ringrazio Franco
Ottima analisi, dettaglio di documenti e info di supporto, che per la guerra ibrida va affiancato da lavori come “Brigate russe: la guerra occulta del Cremlino tra troll e hacker” di Marta Ottaviani, da “Iron curtain” di Anne Applebaun, in cui si comprende molto bene le tecniche di costruzione dell’homo sovieticus, perché noi siamo ripiombati con Putin nell’era stalinista, passando da una banda di criminali ideologici e quella di mafiosi. Occorre continuare, perché Cambridge Analytica non è stata un accidente della Storia.