

Sono ore queste in cui stiamo assistendo a una vicenda di proporzioni storiche che, al di là dei tecnicismi diplomatici, rappresenta una delle prove più evidenti della miseria morale e della distorsione grottesca della leadership in cui Donald Trump ha precipitato l’Occidente.
Il piano in 28 punti promosso dall’amministrazione Trump, presentato come una proposta di pace, risulta viceversa sfacciatamente sbilanciato e d’inaudita pericolosità. Tra i motivi più evidenti: l’obbligo per l’Ucraina di rinunciare in modo permanente all’adesione alla NATO, una forte riduzione delle proprie capacità militari e l’accettazione del congelamento delle aree occupate, comprese la Crimea e le regioni orientali. È un impianto che separa nettamente gli oneri e i benefici: all’Ucraina si chiede di sacrificare sovranità e sicurezza; alla Russia si concede la legittimazione di fatto delle conquiste territoriali.
Le criticità sono solari. Il piano limita in modo irreversibile la libertà strategica di Kyiv, imponendo vincoli costituzionali che nessun Paese sovrano dovrebbe accettare sotto pressione esterna. Inoltre, ridisegna l’architettura di sicurezza europea favorendo l’aggressore e indebolendo il sistema di alleanze occidentali. L’approccio riflette la logica transazionale che guida Donald Trump in cui l’equilibrio geopolitico è subordinato al rapporto personale tra il presidente americano e il Cremlino, più che ai principi dell’ordine internazionale.
A ciò si aggiunge una dimensione globale ancora più delicata: l’impianto del piano contiene un evidente sottotesto anticinese. L’obiettivo di Trump è ridurre la cooperazione strategica tra Mosca e Pechino, tentando di sottrarre la Russia all’orbita cinese in cambio di concessioni territoriali in suo favore. Questa manovra, però, rischia di produrre l’effetto opposto: la Russia potrebbe continuare a giocare sull’ambiguità, rafforzando tanto il rapporto con Pechino quanto il proprio potere negoziale con Washington.
In sintesi, ciò che appare come un progetto di pacificazione si rivela una costruzione che sacrifica la sovranità ucraina, destabilizza l’Europa e offre alla Russia e alla Cina un orizzonte strategico più ampio. Un precedente che non garantirebbe la pace, ma la sua caricatura.
L’Europa assiste alla scena come un condominio svegliato di notte: le luci sono accese, la gente è alle finestre, ma nessuno che trovi il coraggio di scendere in strada.
Da una parte la pressione di Donald Trump, che non ha mai fatto mistero del suo disprezzo per l’Unione Europea e che oggi, con la complicità di una sfilza di epigoni disseminati nel Vecchio Continente, si comporta come un ariete politico contro la tenuta dell’Europa stessa.
Dall’altra la Russia, che da anni spinge con violenza e sotterfugi ai confini per ridisegnare col ferro e col fuoco la geografia della sicurezza europea. In mezzo un’UE che sembra incapace non solo di dettare una linea autonoma, ma persino di reagire con prontezza a quello che è, a tutti gli effetti, un attacco strategico da due fronti: la pressione militare e revisionista di Mosca e quella politica, corrosiva, del presidente americano.
In quest’ora buia, si staglia la grandezza politica e morale di Volodymyr Zelensky che, senza opporre un rifiuto netto allo scellerato piano Trump, cerca di barcamenarsi in una trappola diplomatica senza cedere sull’essenziale. Il presidente ucraino sa che un “no” immediato indebolirebbe i rapporti con Washington e offrirebbe un pretesto agli Stati Uniti per ritrarsi dal sostegno militare; sa anche che un “sì” equivarrebbe ad accettare una pace costruita sulla rinuncia alla sovranità e alla libertà.
La sua risposta – lavorare con gli alleati a “soluzioni alternative”, mantenere aperto il canale politico e diplomatico ma fissare una linea invalicabile sulla dignità nazionale – rivela un invidiabile equilibrio: evitare l’isolamento senza accettare l’umiliazione. Zelensky non interpreta la parte del leader intransigente né quella del Capo di Stato rassegnato alla sconfitta. Sta facendo ciò che spesso manca in questi tempi di nani, ballerine e farabutti: difendere i principi con intelligenza strategica, coniugare fermezza e responsabilità.
In un sistema internazionale attraversato da pressioni, ricatti e calcoli di breve periodo, è paradossalmente l’uomo sotto assedio a mostrare l’unica leadership dotata di senso della storia.
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le proposte trampiane fanno schifo a tutti , forse anche a lui . Vorrebbe modificare i rapporti Cina – Russia ma non credo sia la strada giusta . Di sicuro queste proposte romperanno i rapporti con la tanto odiata Europa e , questo potrebbe essere positivo per noi : potrebbe saldare e coalizzare .
La cosa curiosa è che questo accordo di pace, tutto a favore della canaglia russa, è apparso grosso modo con l’ennesimo filone della Epstein-saga, capitolo che potrebbe smerdare POTUS facendolo cadere dal comodo scranno che occupa e magari finire in malora (magari!!!). Forse dalle parti della Lubjanka qualcuno tiene nel cassetto (dalla metà degli anni ’90) un fascicolo kompromat con scritto sopra The Donald…… alias The Manchurian Candidate in salsa russa ed ora paventa di passare all’incasso
Purtroppo se vuoi scacciare la Russia, devi essere in grado di farlo sul campo.
Devi avere mezzi e uomini che riescano almeno a controbattere quelli avversari per poter riconquistare quei territori perduti.
Devi avere alleati che ti supportino sempre e che inviino anche truppe perché quelle ucraine non sono sufficienti, cosa che non sta avvenendo e non avverrà per paura di attacchi di ritorsione da parte russa sul suolo europeo.
Se vuoi aiutare un alleato e vincere una guerra, devi mettere in conto che ci sono dei rischi da dover sopportare. Gli europei soprattutto e gli americani poi, ormai si è capito, che non lo vogliono fare e questo va tutto a vantaggio dell’avversario.
L’Ucraina ormai non può più fidarsi di nessuno. Se accetta l’accordo, al prossimo eventuale attacco russo nessuno riuscirà ad intervenire adeguatamente come in questo momento. Dovrebbe cercare altri alleati, ma il problema è che non ci sono e se prova ad allinearsi alla parte avversa per preservare quello che rimane dell’integrità territoriale, il rischio è di avere un futuro di sottomissione e sfruttamento.
Spero in un mondo di Zelensky.
Giusto elevare Zelensky , tra nani e ballerine alle altezze che merita , dignità fermezza e capacità di ricercare strategie difensive a tutti i livelli . Magari ce ne fossero come lui in Europa , invece pavidi quasi tutti o alternativamente traditori del progetto europeo . Per l’Italia “aridatece” Draghi.
In attesa di leggere gli articoli delle testate nazionali, complimenti per avere espresso senza se e semza ma come stanno le cose. Accordarsi sulla pelle di unnterzo è peggio che tradire, ribaltando sfacciatamente fatti e responsabilità. Neanche i bari di Las Vegas arriano a tanto.