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di Guido Gargiulo e Michele Maresca
Le conseguenze del Memorandum d’Intesa firmato tra il Somaliland e l’Etiopia continuano a manifestarsi nel contesto del Corno d’Africa, coinvolgendo attori regionali come Egitto e Gibuti, ciascuno per motivazioni differenti.

Il primo ha immediatamente deciso di implementare un accordo in materia di sicurezza e difesa, stipulato con Mogadiscio nelle scorse settimane, inviando un primo contingente di un centinaio di uomini come parte del più ambizioso piano di stanziare oltre un migliaio di soldati egiziani in Somalia. Decisione, quest’ultima, considerata da Addis Abeba come una potenziale “minaccia alla propria sicurezza nazionale”.
Mentre l’Etiopia osserva con allarme la presenza crescente dell’Egitto in Somalia, un Paese con cui Addis Abeba è già in forte contrasto a causa della controversa Grande diga della rinascita etiope (GERD), il Gibuti ha cercato di smorzare le tensioni offrendo all’Etiopia l’accesso a un nuovo porto, situato a Tagiura. Questo è parte di un accordo già esistente tra Etiopia e Gibuti, che prevede l’utilizzo del porto principale di Gibuti per la maggior parte delle esportazioni etiopi. Il Ministro degli Esteri di Gibuti, Ali Youssuf, ha proposto ad Addis Abeba l’utilizzo senza limitazioni del porto di Tagiura come parte di una strategia per diminuire i costi di trasporto e ridurre la dipendenza dell’Etiopia dal porto principale di Gibuti. Questa proposta potrebbe servire a disinnescare il crescente conflitto tra Somalia ed Etiopia, offrendo a quest’ultima un accesso al Mar Rosso che potrebbe ridurre la necessità di un accordo con il Somaliland, rafforzando al contempo la posizione di Gibuti nella regione.
Se nel frattempo il Gibuti tenta di gestire al meglio la situazione, sfruttando la sua posizione al meglio, facendo da “mediatore” per calmare le tensioni nella regione, le relazioni tra Mogadiscio e Addis Abeba raggiungono nuovi minimi storici visto l’accordo stipulato durante una visita del Presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud al Cairo il 14 agosto. L’accordo in questione prevede l’invio di armamenti e attrezzature militari dall’Egitto alla Somalia, rafforzando ulteriormente la posizione militare dell’Egitto nel paese.
Nel contesto di questa crescente rivalità, si inserisce anche la competizione tra Egitto e Turchia per l’influenza in Somalia, con entrambe le nazioni che cercano di consolidare la propria presenza attraverso accordi militari e navali, mentre Mogadiscio continua a navigare tra le alleanze in un delicato equilibrio per proteggere la propria sovranità contro le ambizioni etiopi.
Intanto, in parallelo, il governo eritreo ha espresso preoccupazioni riguardo alla proposta del Gibuti, sottolineando i potenziali rischi per la stabilità regionale e l’importanza di mantenere un equilibrio tra le diverse influenze nella regione. Nonostante le tensioni, l’accesso al porto di Tagiura rappresenta un’opzione che potrebbe permettere all’Etiopia di ottenere l’accesso desiderato al mare, riducendo la dipendenza dal Somaliland e potenzialmente alleviando le tensioni con la Somalia.
La questione non è così semplice come potrebbe sembrare, poiché Gibuti ed Etiopia hanno già sancito un accordo per l’utilizzo dei porti. Tuttavia, il problema riguarda i tempi di trasporto e le difficoltà logistiche, con infrastrutture che l’Etiopia considera insufficienti. Questi motivi hanno spinto Addis Abeba a rivolgersi al Somaliland, considerandolo un’opzione con migliori condizioni logistiche per un eventuale accordo.
Nel frattempo, la Somalia, pur disposta a concedere all’Etiopia un accesso commerciale al proprio mare, si oppone fermamente all’idea di una base navale etiope sul proprio territorio, ritenendo che ciò violerebbe la sua sovranità e aumenterebbe ulteriormente le tensioni nella regione già instabile. La situazione resta quindi tesa, con il Corno d’Africa che si trova al centro di una complessa partita geopolitica, dove ogni mossa potrebbe avere ripercussioni significative sulla stabilità della regione.
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