2 pensieri su “Tel Aviv, Gerusalemme e la ferita aperta. Appunti di viaggio in Israele

  1. Tutto vero, anche per chi ebreo non è. Due volte ci sono stata anche in tempo di guerra, l’ultima nel settembre ’24, e una volta vicinissima a un sanguinoso attentato – è stato abbastanza impressionante vedere alla televisione il buco della pallottola sulla fiancata dell’autobus esattamente all’altezza del posto in cui il giorno prima, sulla stessa strada, ero stata seduta io – eppure quel senso di sicurezza, di calore, di “sono a casa” non è mai venuto meno.

  2. Ho provato la sensazione di sentirmi in un posto sicuro ognuna delle tre volte che sono andata in Israele e mi resta una domanda: perché? Perché ho provato (e sono sicura proverei ancora) quella sensazione, hineni, anche se io non ho le stesse radici, non sono ebrea. Perché allora? So che è una domanda senza risposta, ma provo un po’ di invidia per chi, come te, può pronunciare hineni. Grazie di avermi per un attimo riportato là.

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