

Viviamo nell’epoca della polarizzazione e del populismo. Viene premiato chi titilla le corde più identitarie, come succede per il tifo calcistico: comandano le curve sulle tribune. Lo ritengo un fenomeno collegato alla diffusa mancanza di fiducia che attanaglia una società sempre più povera di soldi, idee, sogni e voglia d’impegnarsi.
Il populismo è soprattutto un’inclinazione d’animo prima che una categoria politica. Occorre essere capaci di distillare i sentimenti più rabbiosi delle persone per farne un veicolo di autopromozione. Cinismo e calcolo opportunistico sono gli ingredienti di questa potente ed efficace miscela. Non c’è mai un’autentica propensione a risolvere concretamente i problemi o a migliorare la situazione di fatto. Si diventa dei megafoni della rabbia che finisce per rimbombare come l’eco in una caverna. Molto rumore che produce poco e nulla a parte qualche scintillante carriera politica.
Quando la sfiducia prevale sull’ottimismo le persone non trovano di meglio che urlare più forte il proprio disagio e la propria frustrazione. Urlano contro qualcuno o qualcosa, nella convinzione che il rumore forte della propria voce possa coprire il vuoto che le circonda. Nella sterile necessità di trovare un colpevole.
Non può stupire che un’epoca come questa sia contrassegnata da decadenza e rassegnazione.
Ma non è alla sola politica che va attribuita la responsabilità di questo stato delle cose. Più in generale esso è il frutto del fallimento delle classi dirigenti di questo primo scorcio di secolo che si sono dimostrate oggettivamente inette e dolosamente incapaci nel fornire alle persone maggiore ricchezza, valori condivisi e soprattutto il “buon esempio”.
Manager come Carlos Tavares, che si è dimesso nella serata di ieri da CEO di Stellantis, dopo aver inanellato una serie impressionante di decisioni, una più scriteriata dell’altra. Sindacalisti come Maurizio Landini che, come scriveva Michele Magno sulle pagine d’InOltre, “abbandona il suo nobile mestiere di civilizzatore del lavoro per avventurarsi nei mari tempestosi della politica, rischiando di perdere la rotta e di approdare nei porti insicuri di un populismo con venature plebiscitarie”. Quanto al cinismo e all’inettitudine di questa classe politica la lista di esempi sarebbe troppo lunga.
Limitandoci all’Italia, la delega affidata alle classi dirigenti nell’ultimo trentennio della cosiddetta seconda repubblica è stata a dir poco fallimentare. L’amministrazione del bilancio dello Stato ha prodotto uno spaventoso debito pubblico, i salari degli italiani negli ultimi 30 anni sono saliti dell’1 per cento contro il 32,5 della media Ocse (fonte Inapp), la politica industriale ha prodotto quella che già vent’anni fa Luciano Gollino aveva definito come “La scomparsa dell’Italia industriale” e le cose, se possibile, sono andate anche peggio del previsto, il mercato del lavoro, salvo qualche categoria di protetti, è un far west indecoroso (ma a Landini non interessa perché lui si occupa solo di chi protetto lo è già) per non parlare della sistematica e deliberata distruzione della scuola e della conseguente analfabetizzazione culturale che è una delle cifre più vivide della società contemporanea. E che dire dei palinsesti televisivi che, salvo qualche lodevole eccezione, producono solo spazzatura? La lista sarebbe ancora lunga.
Come si vede, è uno scenario desolante che non può essere intestato solo alla politica. Una pandemia silenziosa ed infida, che ancora necessità di un’esauriente spiegazione, sembra aver portato all’estinzione di classi dirigenti responsabili e capaci di gestire in modo efficace il cambiamento che si è determinato alla fine del secolo scorso.
In questo deserto d’idee e valori non può stupire che prevalgano solo pifferai magici e fattucchiere.
Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908


Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Condivisibile in toto