

La storia di Tamer Masudin racconta un Israele che la propaganda fatica a incasellare: beduino nero, musulmano, apertamente sionista, difende il suo Paese dalla disinformazione e mostra quanto sia più complessa la realtà delle minoranze israeliane.
Mentre in Occidente influencer e opinionisti da talk show fanno a gara per ostentare il loro odio nei confronti d’Israele e del suo popolo, in anni recenti nel mondo arabo e musulmano hanno iniziato a emergere in maniera sempre più preponderante voci fuori dal coro che, al contrario, si fanno portavoce di un desiderio di cooperazione e convivenza pacifica con ebrei e israeliani.
Ciò non è evidente solo nei Paesi arabi e tra gli arabi emigrati in Europa, dove spiccano influencer come Luai Ahmed, Amjad Taha e Loay Alshareef, ma anche tra le minoranze etniche e religiose presenti in Israele.
Un influencer con una storia particolare è Tamer Masudin. Egli, infatti, è un beduino di colore: questo perché, sebbene la maggior parte dei beduini siano arabi, in Israele esiste anche una piccola minoranza di beduini neri, discendenti di popolazioni africane schiavizzate dagli arabi secoli fa.
Laureatosi in scienze politiche alla Reichman University in Israele, nel momento in cui scriviamo sta finendo un master alla Brandeis University, negli Stati Uniti. In passato ha lavorato come analista per Cyberwell, una ONG che si occupa di contrastare l’antisemitismo online.
Intervistato dal “New York Post” pochi giorni dopo gli attacchi del 7 ottobre, Masudin ha raccontato che quel giorno, appena saputo cosa stava succedendo, era in pena per suo fratello Samer, il quale si trovava vicino al confine con Gaza e non era in grado di correre, in quanto aveva ricevuto da poco un trapianto di fegato.
In quell’occasione, Tamer ha chiamato la polizia e, dopo diversi giorni, i militari sono riusciti a portare Samer al sicuro dalla sua famiglia. Purtroppo, quel giorno diversi beduini sono stati uccisi o rapiti da Hamas nel sud d’Israele.
Masudin, che si dichiara apertamente sionista, nel settembre 2024 ha raccontato in un incontro alla Brandeis che la sua famiglia si è sempre identificata con la nazionalità israeliana. Tanto che nel 1948 suo nonno ha combattuto nella Guerra d’Indipendenza d’Israele “dal lato vincente”, ha dichiarato l’influencer.
Sebbene prima del 7 ottobre abbia anche scritto degli editoriali su “Haaretz” per criticare certe politiche del governo israeliano nei confronti della popolazione beduina, sui social Masudin difende costantemente il proprio Paese d’origine dalla disinformazione dominante.
Nel novembre 2023 ha twittato: “Ho trascorso 26 anni sotto l’occupazione sionista, e finora ho ricevuto solo: 1. Un sistema sanitario accessibile. 2. Borse di studio per studiare in Israele e all’estero. 3. Sicurezza lavorativa. 4. Un passaporto che non richiede visti per USA e UE”.
Il tweet si concludeva con ironia: “Qualcuno dovrebbe dire ai sionisti come occupare propriamente le minoranze”.
Nel luglio 2025, il senatore americano Bernie Sanders è stato contestato in Irlanda da alcuni attivisti propal che lo hanno chiamato “sionista genocida”, nonostante abbia più volte cercato di tagliare l’invio di armi americane a Israele.
In quell’occasione, Masudin ha scritto su Instagram: “Puoi fare di tutto per compiacerli, ma a meno che tu non chieda apertamente la distruzione di Israele e la pulizia etnica degli ebrei dalla loro patria, per loro non sarai mai ‘abbastanza buono’”.
In un tweet dell’agosto 2024, Masudin ha detto: “Sono un arabo nero e musulmano. Ho vissuto in Israele per 27 anni, e ho subito attacchi razzisti solo da arabi, musulmani e palestinesi”.
Ha aggiunto che i “perfidi sionisti” hanno “trattato me e la mia famiglia con nient’altro che rispetto e dignità. Al contrario di arabi e musulmani che continuano a vedere noi neri come degli schiavi ancora oggi”.
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