di Guido Gargiulo di Osservatorio Esteri Taiwan

Il 2024 sarà ricordato come l’anno delle elezioni, con numerosi paesi chiamati alle urne per emettere un verdetto. Tra queste elezioni, quelle negli Stati Uniti, con la sfida aperta tra Biden e Trump, stanno attirando grande attenzione. Tuttavia, c’è un paese nel Corno d’Africa, poco conosciuto e non riconosciuto a livello internazionale, che sarà anch’esso chiamato alle urne per le elezioni presidenziali di novembre: il Somaliland.
Parlando di Somaliland, lo stato del Corno d’Africa, corrisponde all’ex Somalia britannica. Dichiaratosi indipendente il 26 giugno 1960, si unì alla Somalia sotto amministrazione fiduciaria italiana, formando la Repubblica somala. Tuttavia, non riuscì mai a raggiungere una vera unione politica, amministrativa ed economica con essa. Il Somaliland ha dichiarato la secessione il 18 maggio 1991, dopo il crollo della dittatura di Siad Barre. Con l’approvazione di una nuova Costituzione nel 2001, si è intensificato il processo di ricomposizione sociale, facendo perno sui maggiori clan della regione e combinando elementi tradizionali della società pastorale con istituti della statualità occidentale. Nonostante non abbia partecipato agli accordi di pace internazionali per la Somalia, ha mantenuto una certa stabilità, con elezioni presidenziali relativamente trasparenti nel 2010 e nel 2017, che hanno visto il successo di Ahmed Mohamed Silanyo e, successivamente, di Muse Bihi Abdi.
Le elezioni del Somaliland sono osservate con particolare interesse da Taiwan e Cina. Le relazioni tra Somaliland e Taiwan risalgono al 2009 e, nonostante la mancanza di relazioni diplomatiche formali, entrambi i paesi hanno stabilito uffici rappresentativi nelle rispettive capitali. Taiwan, in un atto che implica un riconoscimento ufficiale, si riferisce al Somaliland come a un paese. La Cina sembra essere sempre dietro a Taiwan, pronta a inseguirla ovunque. Per Taiwan è fondamentale avere partner internazionali, soprattutto uno stato come il Somaliland, vista la sua posizione strategica. Per ogni mossa di Taiwan, Pechino è pronta a muovere le sue pedine nello scacchiere globale, con la consapevolezza che tagliare i ponti commerciali di Taiwan sia un passo significativo per rendere l’isola più sola.
Di recente, è emerso che il governo cinese ha trasferito una somma significativa di denaro al partito Waddani, noto per le sue posizioni anti-taiwanesi, per sostenere la loro campagna elettorale nelle elezioni di novembre 2024. Inoltre, la Cina ha fornito finanziamenti sostanziali alla milizia di Laascaanood, consentendo loro di acquistare armamenti dai ribelli Houthi attraverso i loro alleati nel Puntland. Questo intervento cinese ha ulteriormente complicato la già fragile situazione politica e di sicurezza nel Somaliland.
La Cina sta inoltre sfruttando accordi minerari con la milizia di Laascaanood per estrarre minerali rari nelle regioni di Sool e Sanaag. Questi sviluppi mostrano un interesse strategico della Cina nel consolidare la propria influenza nel Corno d’Africa, una regione di crescente importanza geopolitica.
Il presidente del Somaliland, Muse Bihi Abdi, ha però respinto le offerte condizionate di sviluppo della Cina, che chiedevano di interrompere i rapporti con Taiwan. Al contrario, Bihi ha lavorato per rafforzare i legami diplomatici con Taiwan, una mossa che ha attirato l’ira di Pechino. La Cina, infatti, considera Taiwan come una provincia ribelle e ha esercitato forti pressioni diplomatiche per isolare Taiwan a livello internazionale.
La situazione, dunque, si complica ulteriormente con l’interferenza della Cina nelle elezioni del Somaliland. Le elezioni, già segnate da tensioni interne e da un contesto regionale instabile, potrebbero essere influenzate dalla massiccia iniezione di fondi cinesi. La mancanza di regolamentazioni chiare sul finanziamento delle campagne elettorali in Somaliland apre la porta alla corruzione e all’interferenza straniera, mettendo a rischio l’integrità del processo democratico.
Taiwan, dal canto suo, si trova di fronte a una sfida significativa: come proteggere il proprio alleato africano e garantirne la stabilità democratica di fronte all’aggressiva campagna di influenza cinese. Il supporto di Taiwan a Somaliland non è solo simbolico, ma rappresenta una linea di resistenza contro l’espansione dell’influenza cinese in Africa.
Le elezioni del 2024 in Somaliland potrebbero avere implicazioni ben oltre i confini di questo piccolo paese. Con gli Stati Uniti e altri attori globali che osservano attentamente, il modo in cui Taiwan e Cina giocano le loro carte in Somaliland potrebbe influenzare le dinamiche geopolitiche regionali e globali. La posta in gioco è alta e il futuro del Somaliland potrebbe essere un test cruciale per l’equilibrio di potere tra Taiwan e Cina.
Un ringraziamento va allo stimato collega Michele per le sue conoscenze sul Somaliland
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