

La Commissione europea prova a trasformare l’insularità da principio proclamato a politica concreta: investimenti, continuità territoriale, energia, mare e nuove filiere produttive per ridurre il divario tra isole, coste e terraferma.
Un piano d’azione che promette di azzerare la retorica e sbloccare investimenti strutturali e concreti. La svolta impressa dalla Commissione europea per la valorizzazione delle isole e delle aree costiere rappresenta un punto di rottura storico nei rapporti tra centro e periferie del continente, offrendo finalmente risposte tangibili a un divario economico e sociale che i singoli Stati nazionali, Italia in primis, non sono mai riusciti a colmare del tutto.
Nel nostro Paese il dibattito sull’insularità è una costante del confronto politico, culminato sul piano ideale con l’inserimento del principio di insularità nell’articolo 119 della Costituzione grazie a una storica mobilitazione popolare nata in Sardegna.
Tuttavia, a questa importante vittoria formale non è seguita una strategia nazionale dotata di decreti attuativi capaci di impattare sulla quotidianità dei cittadini e delle imprese.
L’Unione europea ha invece deciso di accelerare, delineando le prime linee strategiche che traducono i principi in stanziamenti reali, una mossa che non ha soltanto un valore economico e sociale, ma che assume una profonda rilevanza geopolitica.
Nel nuovo scacchiere internazionale, infatti, le isole e le zone costiere non sono più considerate appendici marginali o territori geograficamente svantaggiati da sussidiare, bensì veri e propri avamposti strategici per la sicurezza energetica, la transizione ecologica e il controllo delle rotte commerciali nel Mediterraneo.
Rafforzare la resilienza di queste aree significa consolidare i confini marittimi esterni dell’Unione e proiettare la sua influenza economica e ambientale su un quadrante geopolitico cruciale.
Fabrizio Canetto, presidente nazionale di Assoeuro, l’Associazione italiana degli europrogettisti, evidenzia come questo provvedimento affronti finalmente la gravità di un gap competitivo non più sostenibile, certificato da dati macroeconomici stringenti: le merci dirette o in uscita dalle isole subiscono un aggravio dei costi logistici e di trasporto pari al quaranta per cento rispetto alla terraferma, provocando una perdita di competitività netta del trenta per cento per le imprese locali, schiacciate dal costo del cambio modale tra gomma e nave.
A questo scenario si aggiungono gli extra-costi stimati in oltre centocinquanta milioni di euro all’anno per la sola Sardegna a causa dell’estensione del sistema di tassazione delle emissioni marittime, l’ETS, una disparità che rischia di gravare direttamente sui consumatori finali e sulle filiere produttive se non adeguatamente compensata.
L’impianto europeo affronta l’emergenza partendo da una governance finanziaria pragmatica, che evita la creazione di nuovi e farraginosi fondi autonomi per puntare invece sull’ottimizzazione e sulla semplificazione delle risorse già esistenti all’interno del Fesr e del Fse+.
La vera innovazione risiede nell’introduzione del Vincolo di Insularità, un meccanismo che blinda le risorse per compensare i deficit strutturali delle aree periferiche, trasferendo la responsabilità operativa direttamente alle Regioni tramite appositi bandi territoriali.
Il piano mira inoltre a scardinare il modello delle economie mono-settoriali dipendenti dal turismo estivo, diversificando il tessuto produttivo attraverso tre nuovi pilastri: la bioeconomia legata all’eolico offshore, il pescaturismo e l’introduzione dei Crediti di Carbonio Blu, un sistema di certificazione ecologica che genererà nuove fonti di reddito diretto per chi si occupa della tutela dell’economia del mare, garantendo occupazione qualificata e destagionalizzata.
Accanto allo sviluppo economico, il provvedimento europeo mette al centro la qualità della vita dei residenti e il contrasto allo spopolamento attraverso interventi massicci sulla continuità territoriale, sulle reti idriche, sulla gestione dei rifiuti, sulla telemedicina e sull’istruzione digitale.
Abbattere i costi di trasporto e garantire standard di cura e di istruzione paritetici alla terraferma permette sia di semplificare la vita dei cittadini e alleggerire i bilanci aziendali, sia di migliorare drasticamente l’attrattività turistica dei territori su base annuale.
La sfida strategica si sposta adesso sui tavoli delle amministrazioni nazionali e regionali, chiamate a dimostrare capacità di progettazione e rapidità nel trasformare le direttrici di Bruxelles in bandi e progetti concreti, un percorso in cui Assoeuro si dichiara pronta a supportare i professionisti e gli enti locali per tradurre finalmente i diritti costituzionali in reali opportunità di sviluppo.
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