Sul Corriere della Sera, pochi giorni fa, Massimo Gaggi ha intervistato il politologo americano di origini iraniane Vali Nasr. Titolo: Vali Nasr: «Credo che sia Israele a non volere un accordo. L’Iran? Evita lo scontro». Tutta l’intervista è su questa falsariga. «L’assassinio di Haniyeh (il capo politico di Hamas ucciso in un attentato a Teheran n.d.r.) – dice Nasr – è stato un attacco al nuovo presidente iraniano, un moderato, alla trattativa per Gaza (se vuoi un accordo con Hamas non ne uccidi il capo politico) e a Kamala Harris: lei vorrebbe rilanciare l’accordo per il nucleare iraniano, Israele non ne vuole sentir parlare”.
Le argomentazioni di Nasr mi colpiscono perché questa lettura di un Iran moderato e tutto proteso verso una soluzione pacifica della crisi mediorientale l’avevo ritrovata in tempi recenti anche in alcune autorevoli pubblicazioni italiane. Sono tesi che considero prive di qualsiasi fondamento se si considera che l’Iran, oltre ad essere una Teocrazia oscurantista che opprime i propri cittadini con brutale violenza, è anche il principale finanziatore e fornitore di armi di una serie di gruppi estremisti dediti al terrorismo nello scacchiere mediorientale, tra i quali spiccano gli Hezbollah in Libano e gli Houthi nello Yemen.
Ma soprattutto, come ha scritto su Wired Kevin Carboni, “senza il sostegno dell’Iran, Hamas non avrebbe mai potuto attaccare Israele lo scorso 7 ottobre. I mortai, i lanciarazzi, le mine anticarro, i parapendii e i fucili usati dai miliziani sono quasi tutti di fabbricazione iraniana o prodotti all’interno della Striscia di Gaza secondo indicazione che arrivano dalla Repubblica islamica. Una piccola parte di armi arriva dalla Corea del Nord o dalla Siria, tutti paesi alleati con la Russia, che sembra aver fornito alle forze fondamentaliste della Palestina alcuni armamenti occidentali catturati in Ucraina”.
L’articolo di Carboni su Wired è una miniera d’informazioni e non si può fare meno di riportarne ampi stralci: “L’alleanza tra Iran e Hamas non è una novità. I funzionari del regime di Teheran hanno più volte confermato di fornire supporto economico e logistico ai diversi gruppi integralisti palestinesi, come le brigate Al Qassam, il braccio armato di Hamas, e le brigate Al Quds della Jihad islamica palestinese. Allo stesso tempo, questi gruppi hanno più volte elogiato e ringraziato i mullah iraniani per il loro aiuto, come si legge sul sito e sul canale Telegram dell’agenzia stampa iraniana Fars”. “Come mostra il media iraniano Yjc – conclude Carboni – Hamas ha anche impiegato dei sistemi missilistici a guida automatica Ra’d-T, anche questo una versione copiata dal sistema sovietico analogo 9M14 Malyutka, e i razzi Misagh, come riporta Iranpress, copia dei cinesi QW-1M. Infine, sono iraniani anche tutti i missili a corto raggio lanciati sulle città israeliane, come i Fajr-3, i Fajr-5 e gli Zelzal”.
Da questo quadro si può facilmente comprendere come attribuire moderazione e prudenza all’Iran, riconoscergli una volontà pacificatrice suona francamente un po’ azzardato. Assomiglia un po’ a quella storia del piromane che, dopo aver appiccato il fuoco, si traveste da pompiere. Assomiglia anche a chi, fino a non molto tempo fa, attribuiva a Putin un intento negoziale che era stato ignorato e boicottato dal blocco occidentale e dagli ucraini. Con queste perplessità in testa, e con il prezioso supporto di Alessandra Libutti che conosce molto bene il mondo iraniano, faccio qualche ricerca su Vali Nasr. C’è un’enorme mole di materiale che lo riguarda, essendo considerato uno dei più autorevoli esperti al mondo di Iran e Medioriente, fino a diventare un consulente del governo americano sotto l’amministrazione Obama.
Poi m’imbatto in un lungo articolo pubblicato il 23 ottobre del 2023 sul sito del National Council of Resistance of Iran – NCRI a firma Farid Mahoutchi. Il titolo è: Who is Vali Nasr, Former Senior Advisor at US State Department (Chi è Vali Nasr, ex consigliere senior del Dipartimento di Stato americano). Dalla minuziosa analisi svolta da Farid Mahoutchi si ricava un profilo di Vali Nasr che forse può aiutare a contestualizzare meglio le sue argomentazioni così benevole nei confronti dell’Iran riportate nell’intervista di Gaggi. Vi invito a leggere quell’articolo per farvi una vostra personale idea.
Un ringraziamento particolare va a Kevin Carboni e Alessandra Libutti.
Qui l’articolo di Kevin Carboni:

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La lettura degli articoli suggeriti conferma che Vali Nasr è il classico opiniomaker ripulito, forse un canale di comunicazione utile ad entrambe le parti ma pur sempre molto vicino alla casta degli Ayatollah. Il fatto che viva in pianta stabile negli USA è sintomatico di una volontà di accettazione per smussare le posizioni critiche verso il regime teocratico. Nulla a che vedere con un potenziale rappresentante delle forze politiche di transizione (se ne esistono in Iran!!) che propugnano la fine del regime. Le sue sembrano proprio delle bullshits, grosse e puzzolenti