
E ora?
Svanito il sogno effimero, impersonato da Kamala Harris, di perpetuare nella nostra inerzia indecisionista, noi europei dovremo prendere atto di alcuni dati incontrovertibili che, volenti o nolenti, ci verranno posti a brutto muso dal secondo atto degli USA targati Donald Trump.
America first a nord-ovest e Brics a sud-est, non lasciano spazio ad illusioni, questa Europa così com’è non ha i mezzi politici, strategici, demografici, ma soprattutto economici per giocare un ruolo autonomo e sarà condannata al ruolo del nano tra i giganti, 450 milioni di abitanti sugli otto miliardi del mondo.
Alcuni semplici dati sotto gli occhi di tutti dimostrano come la situazione attuale non abbia sbocchi, tarata da scelte di politica economica e sociale che hanno portato le opinioni pubbliche dei vari paesi a scegliere il sovranismo come rifugio da una realtà che non da speranze e fa paura.
I tre maggiori paesi, tra i fondatori della UE, Germania, Francia e Italia, che, protetti dall’ombrello americano, in varie forme avevano sviluppato il welfare più avanzato del mondo, stanno vivendo una crisi gravissima di de industrializzazione, basti il caso del settore auto che potrebbe portare al fallimento colossi come Volkswagen e Stellantis, e non è una boutade ma un’ipotesi reale.
Piccola notazione: l’EU è praticamente priva di fonti energetiche autonome, mentre in Italia ancora ci balocchiamo con la scelta sul ritorno al nucleare.
Oggi i paesi aderenti a Brics rappresentano il 60% del PIL mondiale, la perdita della leadership occidentale è interamente ascrivibile all’Europa, visto che gli USA hanno persino aumentato la loro quota e hanno un’economia in grande spolvero, oltre ad avere totale autonomia energetica.
Se le promesse di Trump non saranno solo elettoralistiche, gli europei dovranno mettere mano al portafogli per la difesa, subiranno dazi doganali da parte del principale mercato di esportazione, in particolare di prodotti alto di gamma, nella moda, nell’auto, nel food, senza possibilità di spostamento in altri mercati.
Anche il progetto di fare dell’euro una moneta di scambio in concorrenza al Dollaro è abortito, e sarebbe stato molto utile proprio per quanto detto sulle esportazioni, ora stiamo assistendo a quello altrettanto velleitario dei Brics.
Del resto, è noto, l’euro è un modo diverso di chiamare il Marco, con tutte le implicazioni di politica economica frugale imposta dai tedeschi traumatizzati dall’esperienza delle catastrofiche inflazioni postbelliche.
A tutto questo va aggiunto il problema dell’immigrazione, necessaria per il mantenimento dei livelli produttivi e la stabilità del sistema pensionistico, ma aborrita da un’opinione pubblica ripiegata su ricette sovraniste di muri e rimpatri che a dire il vero emanano un forte odore di razzismo.
In fine le burocrazie dirigiste europee, ma anche dei singoli paesi, rallentano e spesso bloccano le iniziative nei settori industriali e della ricerca, tanto che molti giovani cervelli, non solo italiani, ma anche francesi e persino tedeschi non trovano di meglio che varcare l’Atlantico.
In mancanza di un disegno comune tradotto in realtà fattuale, avremo un futuro di paesi europei in ordine sparso che si appoggeranno in posizione subalterna ai due giganti americano e cinese o cercheranno di convivere in precario equilibrio, sempre più pressati a sud dal continente africano che a fine secolo avrà raddoppiato la propria popolazione, con persone in gran parte sotto i trent’anni. Basti dire che la Nigeria da sola raggiungerà 400 milioni di abitanti apprestandosi a superare gli europei.
È un quadro che non offre grandi appigli all’ottimismo se è vero che oltretutto le classi politiche continuano a ragionare e decidere nello stretto cerchio della loro vita attiva, depauperando valore nel breve termine invece di costruirne nel lungo periodo. Con l’esiziale corollario di venir premiate dal voto di un’opinione pubblica sempre più venata da opportunismo ed egoismo.
Se c’è ancora qualche rimasuglio di saggezza e visione in Europa, batta un colpo. Ma adesso.
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Ho letto in precedenza un articolo che ho molto apprezzato, e ho sottoscritto alla newsletter . Questo articolo è invece farcito di ridicole esagerazioni. Giochiamo a chi la spara più grossa per spaventare la gente?
Siamo nel campo delle opinioni che restano tali. Non abbiamo la pretesa della verità assoluta. Ed in questo caso speriamo di sbagliarci. Ma al contempo sono i numeri e l’incapacità degli europei di fare squadra che suggeriscono un certo pessimismo. Grazie per la tua iscrizione e speriamo che continuerai a seguirci anche quando non ti troverai d’accordo con le nostre analisi.