Il mito propagandistico dell’espansione ad est di una NATO aggressiva e minacciosa è ancora duro a morire, anche se la storia, i documenti, le cronache raccontano che mai una sola azione aggressiva è stata fatta o anche solo immaginata ai danni dell’avversario sovietico dal quale, all’epoca, ci si voleva difendere.
Peraltro è nella logica dei fatti che trattare l’allargamento dell’Alleanza Atlantica equiparandola ad una progressiva conquista di territori, voglia dire scambiare un’alleanza per un’invasione, confondere i concetti di ammissione e annessione. Vuol dire anche non capire la banale differenza che c’è tra un’adesione scelta per alzata di mano e una imposta a colpi di cannone.

Osservando l’atteggiamento di Mosca, mi sono convinto che i russi, soprattutto quella parte della nomenclatura che ha vissuto il trauma psicologico ed ideologico della caduta dell’URSS, siano fondamentalmente incapaci di contemplare l’idea che esistano nazioni al mondo – quasi tutte per la verità – che non desiderino essere Russia, che non bramino di diluirsi in quel calderone che nei secoli ha fagocitato popoli e culture, fino a diventare un meltin’ pot di etnie, il simposio di una diversità che non ha mai saputo trasformarsi in ricchezza.
Chi lo fa, chi si oppone al diritto “divino” della Russia di russificare, non può che essere corrotto, nazista, manovrato degli USA, della NATO o da altre forze esterne e oscure, persino sataniche, e merita, in un modo o nell’altro, di essere “liberato”.
Una conferma indiretta dell’incapacità storica dell’establishment di Mosca di comprendere le ragioni della diffusa avversione nei confronti della Russia, di quanto soprattutto i popoli dell’ex sfera sovietica guardino ad est con timore, anziché con rispetto, la forniscono le parole dell’ex Primo Ministro ed ex Ministro degli Esteri russo Evgenij Primakov.
In un appunto del 1996, pubblicato nel suo “Meeting at the Crossroads” scriveva: “[…] i leader dei paesi dell’Europa Centrale e dell’Est hanno dichiarato il loro insistente desiderio di aderire alla NATO. A giudicare dall’evidenza, questa scelta è supportata, se non dalla maggioranza, almeno da una porzione considerevole dei loro popoli. I sondaggi sull’opinione pubblica ed anche il referendum in Ungheria lo confermano. Cosa c’è dietro? Preoccupazioni che la Russia possa costituire una minaccia per la loro sicurezza? Io non credo che questa sia la ragione principale o quella reale. E soprattutto molti leader di queste nazioni hanno sottolineato che la loro scelta non è stata predeterminata dalla paura di azioni aggressive da parte della Russia. Oggi, dopo un periodo pluriennale di sviluppo dello stato russo e la situazione internazionale fondamentalmente differente, sotto qualsiasi configurazione realistica delle forze al potere in Russia, le conversazioni su una possibile minaccia militare da parte sua verso i paesi dell’Europa centrale e orientale, così come verso altri paesi, sembrano un elementare travisamento dei fatti”.
Per sfortuna dell’autore, il testo è stato pubblicato nel 2015, quando la “travisata” Russia occupava illegalmente già da sette anni parti della Georgia e da uno Crimea e Donbass. E si apprestava ad intervenire in Siria, in una guerra che ha fatto mezzo milione di morti.
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