

Ho guardato con attenzione l’intervista che InOltre ha fatto a Luigi Marattin. È una intervista in cui Marattin racconta di un suo viaggio in Medio Oriente, e lui riferisce su ciò che ha visto, sui luoghi che ha visitato, sugli incontri che ha avuto, eccetera. Sicuramente interessante.
Un punto dell’intervista – e attenzione: non è per fare le pulci, non è per cercare il capello, è davvero e soltanto perché il punto è di rilievo e perché denuncia, svela, a dir poco, un enorme fraintendimento, e verosimilmente un pregiudizio – un punto dell’intervista, dicevo, riguarda il cosiddetto apartheid e la cosiddetta Cisgiordania. L’intervistatrice domanda a Marattin: “Hai visto apartheid in Israele?”.
E qui Marattin risponde che in Israele non ha visto nessun apartheid ma non è stato in Cisgiordania; dice che lì la situazione è complicata – dunque lasciando intendere che non si può parlare di apartheid, ma insomma… – e dice che lui è “contro l’insediamento ulteriore dei coloni ebrei in Cisgiordania e sicuramente lì non è un equilibrio”.
Eccoci. In quella che Marattin e molti altri chiamano Cisgiordania in effetti una specie di apartheid c’è, ma riguarda gli ebrei, che non si capisce per quale motivo e in base a quale titolo giuridico, storico, politico siano chiamati “coloni”. “Coloni” di che? Che cosa avrebbero “colonizzato” o starebbero “colonizzando”? Gli arabi che vivono in Israele li chiamiamo “coloni”?
Poi Marattin dice che lui è contro l’ulteriore insediamento di – appunto – “coloni ebrei” in Cisgiordania. Lecito, ovviamente. Ma i motivi di questa contrarietà quali sono? Come è noto i motivi possono essere tanti, sono tanti. Uno, ragionevole per quanto discutibile, è che sia inopportuno che ci siano ulteriori, cosiddetti insediamenti; inopportuno politicamente perché – in tesi – questo complica le cose, perché rende strette e appunto complicate le prospettive di convivenza e pregiudica la possibilità di attuare concrete soluzioni per la sistemazione di quell’area, eccetera.
E questo appartiene a una valutazione politica, ripeto, di opportunità, di fattibilità delle soluzioni, e va benissimo. Ma è a questo che ci si riferisce quando si dice che si è contro l’ulteriore insediamento di coloni eccetera eccetera? È questo che si intende quando si dice che si è contro la presenza, lì, dei cosiddetti coloni? No.
Molto spesso questa avversione non ha nulla a che fare con quelle ragioni di opportunità pratica e politica; e non dico che sia il caso di Marattin, assolutamente no, ma molto spesso quell’avversione ha come presupposto l’idea che quei territori debbano essere senza ebrei. Una Giudea senza giudei; una Giudea judenfrei.
E provate a domandare ai portatori di questa avversione – e lo domando anche a Luigi Marattin – provate a domandare loro: scusate, ma in base a quale norma, in base a quale motivazione di qualsiasi tipo, gli ebrei non dovrebbero poter vivere lì?
Attenzione: è possibile che gli ebrei, appunto per quelle ragioni di prospettiva, insomma per dare una soluzione a questa vicenda ormai secolare, che in realtà è plurimillenaria, è possibile che debbano decidere di sottoporsi a questa ingiustizia, e cioè che per lasciare che abbia sfogo il presunto diritto di autodeterminazione dei palestinesi si impianti uno Stato, un’entità, insomma qualcosa che non preveda contaminazione ebraica.
Qualcosa che si fonda prima sull’apartheid e poi sulla cacciata degli ebrei dalle terre cui gli ebrei hanno a dir poco un concorrente diritto e molto probabilmente un diritto prioritario.
È a queste domande che dovrebbero rispondere i portatori di quell’avversione “all’ulteriore insediamento di coloni ebrei” in quell’area. Ed è difficile che rispondano.
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Condivido interamente le osservazioni di claudioottorimnomonnini che nonostante il suo complicatissimo ID ? sono lucidissime e chiare. Anche Rolm mi è piaciuto
https://us.macmillan.com/books/9780805082418/theaccidentalempire/
https://us.macmillan.com/books/9780805082418/theaccidentalempire/
“The Accidental Empire is an extraordinary book. It offers insight and understanding into a period that has never been well understood. After the 1967 war, few in Israel recognized the inherent problems of building Jewish settlements beyond the Green Line, for they were torn between reason and spiritual attachment to the land. As Gershom Gorenberg shows in this wonderfully written history, the building of settlements took on a life of its own-too easy to do, too hard to stop, and too easy to simply let happen.” —Dennis Ross, former U.S. envoy to the Middle East, and author of The Missing Peace: The Inside Story of the Fight for Middle East Peace
Andrebbe chiarito a chi appartengono i terreni su cui gli israeliani – detti “coloni” – costruiscono nuovi insediamenti. Ciò è fondamentale per capire se sono abusivi o leciti.
La differenza è squisitamente su CHI amministra un territorio. Una lottizzazione può essere anche fatta da una comunità con, diciamo, un’identità culturale “uniforme”, ma a rilasciare il diritto edificatorio è l’autorità locale. In Cisgiordania, secondo gli accordi, l’ANP. Diversamente si manifesta una sorta di esproprio, di occupazione abusiva (tipo centro sociale), che è esattamente quanto fanno i coloni con le loro milizie, a volte aiutati da IDF. Il pastore palestinese che si vede minacciato da un colono che vuole fare la vigna sul suo terreno subisce un esproprio di tipo mafioso. In base a ragioni indifendibili: religiose o ideologiche. Io sono per la difesa dello stato di Israele, appoggio il sionismo laico, che non menziona la bibbia ma il diritto di una comunità di organizzarsi in un territorio con l’avvallo della comunità internazionale, e per far valere gli accordi (falliti) di Oslo. Ma i coloni come Daniella Weiss minano la stabilità e la pace, con una sorta di bullismo ispirato a ragioni bibliche e non meno razziste di quelle di Hamas.
Ho letto ben tre volte questo commento. Me ne scuso ma non l’ho compreso. Probabilmente in quanto decontestualizzato dalla reale politica di gestione borderline dei territori con le influenze di Weiss e Smotrich. Bisognerebbe fare chiarezza fin dove sarà consentito loro spingersi. Mi piacerebbe una riflessione più ampia sulla Cisgiordania chiarificatore sul reale ruolo dei “Coloni” spesso indicati come predatori
Non mi sembra corretta la tesi dell’articolo. Il diritto degli ebrei ad autodeterminarsi in una parte della Palestina (diritto che gli arabi palestinesi si ostinano ancora oggi a negare) va di pari passo con il riconoscimento da parte degli ebrei di tale diritto per gli arabi palestinesi. Che si chiamino colonie o Insediamenti, poco cambia: l’incremento di tali insediamenti e di popolazione israeliana che si trasferisce in essi di sicuro non milita a favore di una seppure molto vaga speranza che prima o poi anche i palestinesi comprendano che Israele non si “smonta” e che l’unica via è che riconoscano il diritto degli ebrei ad avere lo Stato ebraico in un pezzo di quella terra. Così che anche loro ne possano di conseguenza avere uno, su un pezzo e non su tutto. Ma questo pezzo ci deve essere. Se viene colonizzato (la popolazione israeliana residente in Cisgiordania è passata da poche decine di persone nel 1968 a oltre 520 mila attuali), il messaggio è che non vi è nessuna intenzione e quindi che l’unica strada è quella attuale , del “tutto o niente, o noi o loro”).
I linguaggio corrente spesso ricorre a semplificazioni .
Una opinione diffusa attribuisce a nuovi cittadini di Israele intenti di acquisire ( legalmente o con la forza) porzioni di territorio abitato da nativi .
Si dice anche che siano suoli pregiati e che per espandere le superfici da adibire ad aziende agricole moderne vengano “ cacciati” detti nativi .
Nativi in che senso? Gli arabi sono nativi della penisola araba, i nativi della Giudea sono i giudei.
Bisogna cercare di non evitare la questione, altrimenti possiamo dire che pure l’America non è abitata dai nativi se non in minima parte e sappiamo perché. E andare avanti con altri esempi.
Il punto è che se quei territori appartengono all’Anp secondo accordi e quelle proprietà appartengono agli arabi palestinesi sotto giurisdizione Anp, gli israeliani hanno il diritto di impossessarsene con la forza magari con l’appoggio dell’esercito perché principalmente non c’è mai stato un accordo di pace definitivo? Poi dette proprietà resterebbero sotto giurisdizione Anp o passerebbero sotto quella israeliana anche per volontà dei nuovi occupanti, violando la sovranità e lo status legale esacerbando ulteriormente la situazione tra le parti?
Secondo gli accordi, peraltro sistematicamente violati dai palestinesi, sotto giurisdizione palestinese sono i territori dell’area A, e sotto amministrazione congiunta quelli dell’area B. Quelli dell’area C sono interamente sotto giurisdizione israeliana. E sarebbe anche ora di finirla con la leggenda dei “cattivi coloni” che aggrediscono regolarmente i poveri palestinesi inermi e si impossessano delle loro proprietà: il fatto che lo dica la propaganda palestinese non basta a renderle vere.
Mi pare ci siano anche filmati di scontri tra israeliani e palestinesi per certe proprietà. Poi che ci sia propaganda palestinese non lo metto in dubbio, ma ne parlano anche i media di tutto il mondo. Non solo magari giornali di sinistra discutibili come Haaretz.
I media di tutto il mondo? Come il genocidio di Gaza? Come la carestia? Come i bambini scheletriti dalla fame? Come il missile israeliano lanciato sull’ospedale che ha fatto 500 morti? Come le donne di Gaza violentate? Come i soldati israeliani che sparano sulla gente in fila per il cibo? Dai per favore, si cerchi qualche argomento un po’ più serio. E “scontri tra israeliani e palestinesi per certe proprietà” sarebbe sinonimo di “impossessarsi con la forza magari con l’appoggio dell’esercito” di proprietà palestinesi? Magari come per Sheikh Jarra?