

Al di là di tutte le ragioni serie, c’è una ragione – diciamo così – voluttuaria per ringraziare Graziano Delrio e gli altri senatori dem firmatari della proposta di legge contro la propaganda antisemita.
È infatti irresistibile vedere la sinistra antisionista rivendicare il free speech di “Israele stato razzista” negli stessi termini con cui la destra, contro ogni tentativo di integrare nella legge Mancino le espressioni d’odio su base sessuale, ha sempre rivendicato l’incoercibile diritto civile di denunciare l’omosessualità come un abominio morale meritevole di punizione divina e discriminazione umana, secondo la lettera delle Scritture.
A parti invertite, è altrettanto irresistibile vedere fior di razzisti tra i Maga de’ noantri – che cianciano allegramente di sostituzione etnica e diffondono leggende cospiratorie “immigrazioniste”, che non hanno nulla da invidiare ai Protocolli dei Savi di Sion – fare dell’anti-antisemitismo una patente di dignità anti-razzista. Razzisti noi che difendiamo gli ebrei?
La malafede bipolarizzata del vittimismo censorio ha manifestazioni variegate e tutte ugualmente grottesche.
Ci sono i compagni che cantano Bella Ciao contro la presenza dell’editore Passaggio al Bosco e del suo catalogo nazifascista alla fiera “Più liberi più libri” dell’editoria indipendente, ma non obiettano sulla presenza di Sandro Teti Editore – la tipografia italiana del Cremlino – e del suo catalogo putiniano e duginiano, che rimpasta la medesima farina nazifascista in salsa eurasiatica e postsovietica.
Ci sono i patrioti, che definiscono sacrosanta l’espulsione dell’imam torinese pubblicamente pizzicato ad approvare il pogrom del 7 ottobre – “atto di resistenza, dopo anni di occupazione” – salvo successiva e precipitosa rettifica – “il supporto alla violenza e al terrorismo non ha mai trovato spazio né nella mia vita” – ma ritengono che la libertà di opinione (vero Piantedosi?) non autorizzi i prefetti a impedire la proiezione pubblica in Italia della filmografia apologetica made in Russia Today sulla liberazione di Mariupol o sulla resistenza al genocidio dei russi del Donbass da parte dei “nazisti ucraini”, malgrado ad impedirla sia anche un Regolamento dell’Ue.
Non c’è un solo sostenitore del free speech libertario che non cada in fallo rispetto al free speech del nemico, perché questa apparente libertarismo, da qualunque parte lo si guardi, è solo una maschera opportunistica e una retorica di potere. Non ci sono libertari con la libertà di bestemmia degli altri. Quindi, semplicemente, non ci sono libertari.
Peraltro, la bussola libertaria e individualistica è oggi oggettivamente inadeguata per orientarsi nel sistema della comunicazione di massa, perché le opinioni nell’attuale ecosistema mediatico non sono né libere, né individuali, ma rappresentano il prodotto di narrative teleguidate e replicate attraverso canali di diffusione e reclutamento fortemente ingegnerizzati e solo formalmente volontari.
Dacché la guerra ibrida, che è qualcosa di sostanzialmente diverso dalla vecchia propaganda, ha cambiato completamente i termini del discorso pubblico, visto che ne rappresenta la forma sistemica, non uno dei contenuti eccentrici e irregolari, la regola popperiana del contenimento dell’intolleranza (cioè della discriminazione e repressione dei discorsi di odio e di violenza) ha acquisito un’ulteriore urgenza politica, che merita di essere affrontata con concretezza altrettanto popperiana.
Proibire qualunque espressione d’odio è anti-economico, perché la proibizione è essa stessa un costo per la società aperta e ne compromette la reputazione. Quindi non va vietato qualunque discorso intollerante e qualunque forma di hate speech, ma quelle espressioni di violenza, fanatismo e di rifiuto dell’etica del discorso razionale che comportano pericoli reali per la libertà delle persone e per la sicurezza della società.
I discorsi d’odio dei vegani contro gli onnivori non hanno alcuna somiglianza concreta con i discorsi d’odio degli islamisti contro gli ebrei e dei russofili contro gli ucraini e gli europei. I discorsi d’odio non sono affatto tutti uguali, perché non ne sono uguali le conseguenze. E l’etica politica liberale è sempre un’etica delle conseguenze.
Su questa base oggi “proibire” l’odio islamista e russista sarebbe decisamente necessario, ma – guarda caso – salvo pochissime eccezioni nel mondo politico e intellettuale non c’è praticamente nessuno che ritenga ugualmente obbligato “proibirli” entrambi. E dove domina la malafede, si diffonde anche il disordine politico, non solo quello morale. Proprio come in Italia.
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Bravissimo.
Hai fatto davvero bene a sottolineare le incongruenze, le ipocrisie e la sempre più frequente corruzione di chi si finge incorruttibile difensore di libertà e diritti.
Due cose saltano agli occhi: che siano a destra o sinistra, questi farisei vengono corrotti ed ergono a proprio riferimento e faro un delinquente: Trump per i tromboni di destra e Putin (ancora pensato come comunista ?) a sinistra.
Incapaci, o ben interessati a fingere che non si tratti esattamente di due facce della medesima medaglia, due tiranni senza scrupoli alleati per ridurre il mondo a una colossale mangiatoia per i rispettivi oligarchi e, ovviamente, sulla schiena del resto della popolazione.
Convinti, oltretutto, che loro, questi falsi supporter dei due criminali, verranno esentati, salvati, o forse persino premiati per il supporto fornito.
Gratis o a pagamento che fosse.