3 pensieri su “Stephen Miller, anima MAGA e ideologo operativo di Donald Trump

  1. (Daniela Martino)

    È innegabile che la diplomazia, per essere efficace, presupponga che entrambe le parti riconoscano la legittimità dell’interlocutore e, soprattutto, intendano onorare gli impegni presi. Tuttavia, quando ci si confronta con attori che utilizzano il negoziato esclusivamente come espediente tattico per guadagnare tempo e consolidare il potere interno, la posizione di Stephen Miller acquista una sua cruda e stringente logica. La cronaca recente del Venezuela sembra confermarne la validità. I ripetuti tentativi di mediazione internazionale — dai tavoli di Oslo (2019) a quelli di Santo Domingo (2017-2018), fino agli accordi di Barbados del 2023 — hanno messo in evidenza una dinamica ricorrente e fallimentare: un’apertura al dialogo concessa solo nei momenti di massima vulnerabilità del regime, seguita da un temporaneo allentamento della pressione internazionale come ‘gesto di buona volontà’, mentre l’apparato repressivo di Maduro continuava a consolidarsi nello stallo delle riforme. In questo scenario, la tesi della ‘pressione massima’ non appare più come una mera pulsione allo scontro, ma come la lucida presa d’atto del fallimento di ogni alternativa negoziale realistica. Se la diplomazia tradizionale ha finito per cristallizzare lo status quo, l’approccio basato sui rapporti di forza diventa l’unico strumento in grado di scardinare un sistema altrimenti inamovibile. Per chi osserva da vicino il dramma venezuelano, è difficile non subire il fascino di questa chiarezza d’intenti, speculare all’impotenza dimostrata per anni dalle istituzioni multilaterali. Sebbene l’ideale internazionale privilegi il dialogo, la realtà pone un interrogativo etico ineludibile: fino a che punto è legittimo insistere nella diplomazia quando questa si trasforma in un salvagente per l’autoritarismo? La posizione di Miller, per quanto spietata, si pone come la risposta più coerente a questo paradosso: in un contesto globale che disattende le regole condivise, l’unico vero parametro di sovranità sembra restare l’esercizio della forza.

    1. Se si applica la stessa cosa in casa propria però la situazione può diventare pericolosa e sfuggire di mano. Vedere cosa comporta lasciare ampi poteri con pochi vincoli a certe forze di polizia ed enti di controllo.

  2. Capiterà anche che un giorno si possa passare dall’essere dominante al diventare vittima, e a quel punto non ci sarà nessuno a difenderti in assenza di democrazia e stato di diritto.
    Non so quanto gli elettori medi Maga e repubblicani siano davvero consapevoli di questo. Forse nemmeno Miller finché sta sotto l’ala protettiva temporanea di Trump.
    Certe cose le capisci solamente quando ti arrivano direttamente e non hai la capacità soprattutto economica e relazionale di Trump (grazie alla presidenza ora e all’influenza nel partito prima) o personaggi simili di sostenerle.

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