7 pensieri su “Starmer e l’asimmetria tra realtà e racconto mediatico

  1. Pare però che ci sia più un problema di coesione nel Labour che una scontata e legittima campagna di contrasto da parte della destra.
    Starmer ha fatto una campagna elettorale incentrata su promesse poi rivelatisi scarsamente realizzabili, data la situazione delicata fiscale assomigliante sempre più a una di tipo italiana.
    E il non aver attuato certe politiche programmate prima delle elezioni ha irritato vari membri del partito prima degli elettori, che ora lo vogliono mettere da parte.
    Aldilà di tutto poi è chiaro che l’Inghilterra e il Regno Unito in generale stanno attraversando una crisi interna strutturale e fiscale (tipica ormai di tutti i grandi Paesi europei anche) che avvantaggerà sempre più i partiti e le coalizioni populiste.
    Come è avvenuto e sta avvenendo in Italia.
    E’ solo questione di tempo che prima o poi vadano a governare loro.

    1. Dissento. Starmer ha fatto una campagna estremamente realistica, in contrasto con i predecessori sia laburisti che conservatori. È un antipopulista. Tutto era matter of fact nel programma. Un manifesto così equilibrato che dopo soli 22 mesi ha già attuato 4 dei 6 punti, con gli altri come work in progress. Infatti è di gran lunga in anticipo con il programma.
      Io credo che il problema (dimostrato da questo commento) è ciò che si crede vero da quanto si legge sui social o sui giornali e la verifica dei fatti: lettura del manifesto e raffronto con quanto varato.
      Insomma, Starmer ha commesso numerosi errori in un contesto estremamente difficile, ma nonostante tutto, il suo bilancio è positivo. E questa è la difficoltà di Burnham. E anche di Farage. Ogni giorno che passa emergono i risultati delle politiche controverse attuate nei primi 2 anni e diventa più difficile scalzarlo. Perché il problema non è mai stato quello che fa o non fa, ma ciò che rappresenta.

      1. Guardi, il Labour ha scelto Starmer perché avrebbe cercato di realizzare ciò che i membri del partito si aspettavano, cioè trovare le risorse per potenziare i servizi pubblici e il welfare senza tassare ulteriormente i cittadini britannici. E questo non è stato in grado di farlo.
        Non gliene faccio io una colpa, i vincoli della realtà sono a volte non facilmente sormontabili, ma evidentemente a molti membri del partito questo non sta andando bene.
        Non è la solita destra chiacchierona a sfiduciare il primo ministro, anche perché potrebbe fare ben poco a parte gli slogan e i titoli sui giornali.
        E’ il suo stesso partito.

      2. Dissento di nuovo. Sanità e trasporti pubblici sono migliorati sostanzialmente in soli 2 anni. Per di più adesso finalmente riesci a prendere un treno senza aprire un mutuo sulla casa. È stata di nuovo introdotta la mensa gratis per bambini delle fasce a basso reddito (con i tories, a volte toccava sfamarli a spese degli insegnanti… io ho insegnato per 14 anni lì), è stato riaperto Sure Start, il capolavoro per i servizi alle famiglie di Blair, chiuso da Cameron. Costi energetici dimezzati, nucleare sbloccato, cantieri riaperti, minimum wage. E tutto questo non è stato fatto a debito. L’economia cresce, l’inflazione diminuisce.
        C’è ancora tanta strada: bisogna fare ripartire meglio il settore retail (per abbassare la disoccupazione) e riattivare i centri commerciali. Per quello serve più tempo perché è un problema strettamente legato alla Brexit. Man mano che gli accordi vanno avanti si vedranno risultati anche lì.
        22 mesi. Ha mantenuto esattamente quello che aveva promesso. E ha ancora 3 anni di mandato. Perché sono convinta che Burnham avrà un’amata delusione. Vincerà forse Le by election ma non la sfida con Starmer, checche ne dicano gli attuali sondaggi.

  2. Già. Ricordo con orrore il biondo antesignano di un altro biondastro attraversare il Tamigi appeso ad una zip line sventolando bandierine. Quello mediaticamente piaceva. Quello sì, un pagliaccio.

Rispondi

InOltre App

GRATIS
VISUALIZZA