

Cosa c’è dietro lo scontro Salvini-Tajani?
L’uscita di Matteo Salvini sulla Banca d’ Italia con quello sprezzante “che fanno dormono?”, riferito ai suoi dirigenti accusati di essere strapagati, non era frutto di una sfuriata provocata dal tentativo di Unicredit di dare la scalata al Banco BPM. Era invece l’acuto con il quale dare il via libera ad una orchestrata strategia della Lega di picconare l’Istituto di Via Nazionale.
Infatti, contestualmente è partito all’attacco il responsabile economico dei leghisti. Alberto Bagnai, che ha annunciato di avere depositato alla Camera una proposta di legge per riformare la governance di Bankitalia. Il provvedimento prevede che la nomina di due dei tre vicedirettori generali come gli altri del direttorio (salvo il Governatore) sia affidata sfilata al Consiglio Superiore della Banca e affidata alle mani del Parlamento. Ma non basta, dopo aver previsto di decapitare l’indipendenza di Bankitalia di nominare i suoi vertici, il responsabile economico della Lega propone anche di impedire che Via Nazionale proceda autonomamente, nel caso voglia ritoccare il proprio statuto: se passasse il provvedimento di Bagnai, potrebbe farlo solo attraverso una legge ordinaria, ovviamente votata dal Parlamento.
Sul piano politico questo assalto alla Banca d’Italia pone due interrogativi, uno passato e uno presente.
Quello passato riguarda i 5 Stelle: durante il governo “giallo- verde” un provvedimento analogo di spodestamento di Via Nazionale fu presentato al Senato dal leghista Massimiliano Romeo in tandem con il pentastellato Stefano Patuanelli. Da che parte si schiererebbero oggi gli ex grillini se si dovesse votare una proposta che a suo tempo portava la firma di uno dei suoi esponenti più in vista?
Per il presente sappiamo invece quale è la posizione del partito che coabita al Governo con la Lega e Fratelli d’Italia: “La politica non deve immischiarsi in queste vicende- ha detto chiaro Antonio Tajani, presidente di Forza Italia-il libero mercato deve essere sempre difeso e tutelato. Bisognerà verificare su tutto ciò che viene fatto rispetto le regole e questo tocca alla Banca Centrale Europea”. Tajani si riferiva alla vicenda Unicredit- BPM, ma se il leader degli Azzurri ha ritenuto di assumere una posizione opposta al suo omologo al Governo sul risiko bancario, si può facilmente desumere da quale parte della barricata si schiererebbe nel caso si ponesse concretamente l’eventualità di smantellare l’indipendenza della Banca d’Italia.
Davanti a posizioni così distanti fra due membri del Governo riguardo un pilastro di “Casa Italia” la domanda che dobbiamo farci è semplice: in che cosa ci riconosciamo? Nella visione dirigista e statalista di Matteo Salvini (con tanti saluti alla “Roma ladrona “di Umberto Bossi), che vuole mettere nelle mani del Parlamento uno dei bastioni del bilanciamento dei poteri, in questo caso quello economico? O in quella liberista di Antonio Tajani?
Dato per scontato che la disputa si gioca comunque sugli interessi, gira e rigira lo scontro è su questi due modelli di riferimento. Insomma il liberismo, che ha anche i suoi difetti, è il modello che alla fine finisce per offrire più garanzie dello statalismo, ma chi va al governo sembra sempre dimenticarselo.
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