
Dopo che per quasi due anni è stata osannata da gran parte della sinistra italiana, forte del suo ruolo di relatrice speciale ONU per i Territori palestinesi, Francesca Albanese si è rivelata una figura divisiva anche per il pubblico generalista. Dopo gli attacchi contro Liliana Segre e il sindaco di Reggio Emilia, “colpevole” di aver ricordato gli ostaggi israeliani nelle mani di Hamas, si è fatta notare anche per aver sostanzialmente giustificato l’attacco propal contro la redazione de La Stampa, affermando che dovesse essere un “monito” per i giornalisti.
Certe controversie non riguardano solo la Albanese, ma in passato hanno coinvolto anche alcuni dei suoi predecessori. In tal senso, non si può non menzionare Richard Falk, docente emerito di diritto internazionale a Princeton che ha ricoperto il ruolo di relatore speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi dal 2008 al 2014.
Odio verso Israele
Come alla Albanese dopo di lui, anche a Falk è stato impedito di entrare in Israele ed è stato criticato da numerosi paesi a causa del suo operato. In diversi report stilati per conto dell’ONU, ha accusato lo Stato ebraico di apartheid, pulizia etnica e di comportarsi con i palestinesi come i nazisti si sono comportati con gli ebrei. Nel 2011, in un discorso tenuto alle Nazioni Unite, ha descritto la crescente presenza ebraica a Gerusalemme come “una forma di pulizia etnica”, una visione che ha portato avanti anche in un report pubblicato nel 2014 per l’UNHCR.
Come ricorda “UN Watch”, le tesi di Falk si sono rivelate talmente estreme che nel 2017, quando ha continuato a scrivere report per l’ONU anche dopo aver lasciato il suo precedente incarico, persino il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ne ha preso le distanze, nonostante sia anch’egli assai ostile nei confronti d’Israele, dichiarando che le tesi dell’ex relatore “non riflettono le posizioni del segretario generale”.
Prima ancora, nel 2012, Falk era stato espulso dall’organizzazione Human Rights Watch, dove era membro di uno dei loro comitati.
Falk ha anche appoggiato le iniziative di boicottaggio contro lo Stato ebraico, e in particolare quelle legate al movimento BDS. Nel novembre 2017 è stato tra i firmatari di un appello per cercare di impedire che il Giro d’Italia partisse da Israele. Nel 2012, nel suo report annuale in veste di relatore speciale ONU, incoraggiava le pratiche di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni.
Giustificare il terrorismo
Durante il suo mandato, Falk ha minimizzato pubblicamente il terrorismo di Hamas. Intervistato nel 2010 dal giornale indiano The Hindu, l’allora relatore speciale ONU ha dichiarato: “Non condivido le tattiche di uccidere civili e del terrorismo. Naturalmente, i coloni armati sono una categoria ambigua […] C’è una tendenza nella stampa occidentale a guardare solo alla violenza di Hamas e mai a quella israeliana nello stesso modo”.
Nel 2013, come riportava Il Foglio, ha paragonato i terroristi di Hamas alla resistenza nella Francia occupata dai nazisti.
Come ricordava già nel 2008 il quotidiano L’Opinione, Falk non era nuovo a questo genere di posizioni. Nel 2002, quando era in corso la Seconda Intifada e i frequenti attentati suicidi facevano strage di civili israeliani sugli autobus e nei luoghi pubblici, Falk disse che “la resistenza palestinese gradualmente si è incamminata su un’opzione militare e i ‘suicide bombers’ sembrano gli unici mezzi ancora disponibili per infliggere sufficienti danni a Israele così che la lotta possa continuare”.
Anche dopo i massacri del 7 ottobre 2023, Falk ha continuato a giustificare Hamas. In un’intervista apparsa nell’aprile 2025 sul sito indiano Countercurrents, ha dichiarato: “Nella misura in cui ci siano prove reali di atrocità che hanno accompagnato l’attacco del 7 ottobre, queste costituirebbero delle violazioni (del diritto internazionale, ndr), ma l’attacco in sé è qualcosa che, in tale contesto, appare totalmente giustificato e atteso da tempo”.
Ha aggiunto di condividere le posizioni di Zhang Jun, in quel momento ambasciatore cinese all’ONU, secondo il quale i palestinesi avrebbero il “diritto inalienabile” alla “lotta armata” contro Israele.
Antisemitismo e teorie del complotto
Sia prima che dopo la sua nomina come relatore speciale ONU per i Territori palestinesi, Falk ha fatto parlare di sé anche per le sue tesi complottiste. In più occasioni, ha sostenuto che gli attentati contro le Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 fossero opera del governo americano anziché di Al-Qaida. Una tesi che ha reiterato anche nel 2013, in un’intervista a Truth Jihad Radio.
Un altro episodio controverso, avvenuto nell’aprile 2013, riguarda l’attentato alla maratona di Boston di quell’anno, in cui due estremisti islamici hanno ucciso tre persone e ne hanno ferite più di 260 (dati dell’Encyclopedia Britannica). In quell’occasione, Falk ha attribuito la responsabilità dell’accaduto al “progetto di dominazione globale americano” e a “Tel Aviv”.
Per questo, persino l’allora segretario generale ONU Ban Ki-Moon ne ha preso le distanze, dichiarando che le parole del relatore “minano la credibilità e il lavoro delle Nazioni Unite”.
Nonostante le sue origini ebraiche, Falk ha anche sdoganato narrazioni antisemite. Nel luglio 2011 ha postato sul suo blog personale una vignetta che ritrae un cane feroce e assetato di sangue che porta in testa una kippah, con sopra raffigurata una Stella di Davide. Quando “UN Watch” ha reso pubblico il fatto, dapprima Falk ha negato di averla postata e poi, messo di fronte all’evidenza, ha rimosso la vignetta dal suo blog sostenendo di averla fraintesa.
Sostegno all’Iran
Decenni prima di diventare relatore speciale ONU, Falk aveva sfruttato la sua carica di docente universitario a Princeton per fare propaganda a favore della teocrazia iraniana. Nel febbraio 1979 scrisse sul New York Times un editoriale in cui affermò che “ci sono segni incoraggianti, tra cui il carattere e il ruolo dell’Ayatollah Khomeini”, il quale “è stato ritratto come fanatico, reazionario e portatore di pregiudizi rozzi, una descrizione che sembra certamente e felicemente falsa”.
Aggiunse anche: “La rivoluzione iraniana ha creato un nuovo modello di rivoluzione popolare basato, per la maggior parte, su tattiche non violente. L’Iran potrebbe ancora fornirci un modello disperatamente necessario di governance umana per un paese del Terzo Mondo”.
Decenni dopo, nonostante le sue tesi sull’Iran fossero già state ampiamente smentite da molto prima delle recenti rivolte popolari, Falk ha continuato a difendere il regime teocratico iraniano. Nel gennaio 2012, in un editoriale apparso sul sito di Al Jazeera, ha sostenuto apertamente la volontà di Teheran di dotarsi di un programma nucleare, affermando che “l’ultima volta che l’Iran ha attaccato un vicino è stato più di 200 anni fa”.
E sebbene nel gennaio 2024, in un’intervista a Berks Community TV, abbia ammesso che quella iraniana è diventata “un’autocrazia repressiva teocratica”, ha tuttavia aggiunto che “paesi come Israele e gli Stati Uniti non sono completamente privi di responsabilità per quello sviluppo”.
Conclusioni
Da ciò che si è visto finora, si capisce che le recenti uscite della Albanese non riguardano la singola persona, ma sono il sintomo di un problema strutturale molto più diffuso. All’ONU e negli enti ad essa legati sembrano venire premiati coloro che promuovono i peggiori luoghi comuni terzomondisti e antioccidentali. Ed è evidente come questa istituzione non sia affatto imparziale o indipendente come in troppi si ostinano ancora a credere.

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Non dimentichiamoci che Gutierrez è stato culo e camicia con Arafat e soci…. In questi giorni chissà quanto soffre nel vedere il regime del Ayatollah sull’orlo del baratro!!!!
Strano destino quello dei “rapporteurs” dell’ONU.
Triste destino anche quello dell’ONU ormai.