Ha destato scalpore non solo nelle comunità di cubani sparse per il mondo l’intervista diffusa qualche giorno fa sui canali social delle forze armate ucraine al 34enne Frank Darío, originario di Guantanamo, catturato dai soldati di Kyiv nei boschi intorno a Marinka.
Il prigioniero di guerra ha infatti raccontato nell’intervista di essere stato attirato in Russia a gennaio da altri cubani, con la promessa di un lavoro nell’edilizia pagato ben 250.000 rubli al mese, pari a circa 2.700 dollari (lo stipendio medio sull’isola caraibica si aggira intorno ai 30), in cambio del quale avrebbe anche ottenuto la cittadinanza russa.
Una volta arrivato, al giovane, che secondo le ricerche fatte dal notiziario in lingua spagnola Cibercuba è un ingegnere industriale e musicista affiliato alla compagnia Danza Libre, sarebbe stato fatto firmare un contratto in russo senza alcuna traduzione, ma anche versato un aiuto di 100.000 rubli, oltre all’anticipo della paga di febbraio. Nella sua unità erano presenti altri 35 cubani, ma secondo le informazioni diffuse dall’esercito ucraino, ci sarebbe una massiccia presenza anche di egiziani, siriani e nigeriani, in fuga dalla povertà dei rispettivi paesi.
“Non abbiamo mai saputo che dovevamo andare in guerra” spiega nel video. “Siamo venuti per fare dei lavori di muratura. Ci hanno dato un contratto in russo, che non abbiamo capito… Quando te ne accorgi, sei in un bunker a sparare”, ha detto il mercenario, considerando che “i cubani che vengono qui non hanno addestramento militare”.
D’altra parte il controllo totale esercitato dal regime cubano sui mezzi di informazione non consente al popolo di sapere molto in merito alla guerra in corso e quindi di valutare correttamente i rischi che si corrono nel trasferirsi in Russia, rimasto ormai l’unico paese, dopo la chiusura delle frontiere serbe, verso il quale i cubani possono spostarsi agevolmente, ottenendo con facilità un visto.
A destare preoccupazione è non solo il continuo afflusso di carne da cannone che la Russia, senza alcun ritegno o principio morale, continua ad alimentare sfruttando la povertà e la disinformazione che affliggono molti paesi del sud globale, ma anche il clima di complicità del quale gode presso i rispettivi governi. La questione riguarda tanto più quello cubano, sebbene la dittatura filo-castrista di Miguel Diaz-Canel, solo a seguito delle forti pressioni internazionali, era stato costretto a smantellare nel settembre scorso una rete di reclutatori, della cui esistenza si era detto ignaro, compiendo 17 arresti.
Il rastrellamento di giovani innocenti e impreparati alla guerra, però evidentemente continua e il governo dell’Avana, del quale la Russia è il principale sponsor politico, ovviamente tace.
Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Io francamente ho qualche dubbio che questa sia gente raggirata che proprio non sapesse cosa andava a fare. Aggiungiamo pure che a Cuba le condizioni di vita sono talmente difficili che uno per disperazione può essere spinto a fare di tutto, e quindi prima di credere all’affermazione “pensavo di fare lavori di edilizia” ci penserei bene.
Pazzesco. Sembra di essere immersi in un film di fantascienza, uno di quelli che parlano di un’umanità distrutta dalle guerre e senza più un briciolo di moralità.