Recentemente è arrivata all’attenzione dei media stranieri la notizia di abbattimenti di alcune cupole delle moschee nello Xinjiang (a minoranza musulmana e altre etnie turcofone, a tutt’oggi ci sono circa 12 milioni di Uyguri, per lo più musulmani che ci vivono)
e di delocalizzazione di villaggi e distruzione di templi taoisti nello Yunnan per costruire una centrale idroelettrica.
In particolare un video diffuso in rete in cui monaci e tibetani del tempio Yinnan, un tempio taoista nel distretto di Wangbuting, nella contea di Dege, si sono inginocchiati e hanno implorato gli impiegati governativi di non demolire templi e villaggi, in precedenza i monaci e gli abitanti si erano rivolti al governo della contea per chiedere al governo di fermare la costruzione della centrale idroelettrica di Gangtuo, per la quale è stata emessa un’ordinanza secondo la quale è necessario trasferire i monasteri e i villaggi circostanti.
Questa pratica è parte di un progetto più vasto di sinizzazione delle zone a maggioranza Han che però sono abitate da minoranze di altre etnie. Il procedimento prevede l’infiltrazione di cinesi Han, il ceppo cinese nativo prevalente (il più numeroso al mondo e rappresenta circa il 17,5% della popolazione mondiale) in zone con alta concentrazione di altre etnie, per poi prendere il controllo della regione e appiattire le differenze avvicinando la popolazione locale al “pensiero del Presidente Xi e all’applicazione dell’Educazione patriottica del PCC” completando il tutto con la cancellazione delle tradizioni, la storia e il dialetto locali.
I sistemi di controllo della popolazione in Cina sono sempre stati un problema visibile solo dall’esterno, per anni la propaganda interna ha censurato le notizie di soppressioni e deportazioni delle minoranze, contemporaneamente tacciando di fomentare disordini
(la formula ufficiale è “provocare litigi” e si applica a tutta la dissidenza interna) chiunque anche soltanto riportasse le notizie divulgate dalla stampa internazionale.
A febbraio di quest’anno Adrian Zenz, uno studioso tedesco dei campi di internamento dello Xinjiang, ha rivelato che la pista di prova della SAIC-Volkswagen a Turpan è stata costruita utilizzando lavoratori uyguri, questa notizia ha fatto il giro del mondo provocando a cascata una serie di blocchi delle auto nei porti statunitensi e la precedente uscita di BASF dallo Xinjiang, dopo che il suo partner locale è stato coinvolto in violazioni dei diritti umani, potrebbe indurre altre a seguirla poiché la mossa del colosso chimico mette pressione su Volkswagen e molti altri, secondo i legislatori tedeschi.
Intanto gli Stati Uniti sanzionano i funzionari cinesi per gli abusi sugli uyguri, ad almeno tre aziende è inoltre impedito di esportare merci negli Stati Uniti a causa del possibile ricorso al lavoro forzato.
Il segretario di Stato Antony Blinken ha annunciato nuove sanzioni contro due funzionari cinesi per “gravi violazioni dei diritti umani” contro gli uyguri nello Xinjiang.
Mentre il Dipartimento di Stato ha affermato che Gao Qi, in qualità di leader dell’Ufficio di pubblica sicurezza della prefettura autonoma kazaka dello Xinjiang, ha facilitato la detenzione arbitraria di uyguri e di membri di altri gruppi minoritari etnici e religiosi, in una campagna di internamento di massa.
Inoltre un articolo sul media cinese Caixin, poi cancellato, che descrive in dettaglio la tortura e la morte di un giovane detenuto dalla polizia nella regione dello Xinjiang, offre un quadro dei metodi tipicamente utilizzati dalla polizia durante gli interrogatori. Il detenuto in questione è morto dopo sette ore di interrogatorio, descritti nel dettaglio nel file poi girato in rete fuori dal firewall di stato.
La pratica di far uscire video e notizie dal paese eludendo il firewall, altamente osteggiata dal governo che ha imposto un’app di controllo ai telefoni cinesi che di fatto impedisce l’uso di VPN, app che viene forzatamente installata da poliziotti ai posti di blocco, è soprattutto usata per salvare e mantenere tracce di quelli che vengono portati a “prendere una tazza di tè”, eufemismo che sta per arresto e successiva detenzione in luogo segreto.
Solitamente le persone vengono prelevate senza che le famiglie ne abbiano notizia, quindi la pratica di filmare l’arresto e affidare le immagini alla rete serve a dar notizie ai familiari e agli attivisti i quali si preoccuperanno di far girare la notizia invitando le persone a “prestare attenzione” per far pressione sulla polizia affinchè rilasci almeno le informazioni circa il luogo in cui sono tenuti gli accusati e consenta alle famiglia di vederli.
Dal momento che il governo cinese mantiene un atteggimento ambiguo nei confronti della visibilità all’estero delle pratiche di polizia e teme fortemente la “perdita della faccia” far circolare i video e le richieste di informazioni fuori dal firewall, attirando l’attenzione degli attivisti all’estero, è servito in più di un caso a salvare la vita a più di un prigioniero che era in precedenza sparito senza lasciare tracce.
Sempre con questo sistema abbiamo avuto la possibilità di conoscere alcune delle pratiche in uso nelle zone in cui vige un forte controllo sociale, come ad esempio il fatto che nella regione dello Xinjiang tutti i coltelli nelle cucine dei ristoranti devono essere incatenati ai taglieri, per evitarne l’uso contro eventuali poliziotti nell’espletamento delle pratiche che solitamente li vedono impegnati a reprimere fisicamente i cittadini locali.
Di recente i video sono sempre più rari dal momento che la polizia, venuta a conoscenza di questa usanza iniziata durante i blocchi Covid, ha preso l’abitudine di prendere il telefono prima di portare via il malcapitato, però la circolazione delle notizie è sempre possibile tramite i sistemi di tracciamento dei telefoni, anche se recentemente Apple ha dovuto dismettere l’uso del cloud sul territorio cinese su richiesta del governo.
Quindi “prestare attenzione” rilanciare le richieste di informazioni trovate sui social e mantenere alta la diffusione di queste pratiche è al momento l’unica speranza per la gran parte di quelli che spariscono senza lasciare tracce in un sistema che mira all’omologazione a all’appiattimento del singolo.




Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Capisco (non approvo) il perché della distruzione delle moschee, ma il taoismo è la quintessenza della cultura cinese,.mi sembra una mossa stupida.
Una domanda, un occidentale non residente.in Cina che usa una VPN commette un illecito per il governo cinese?
Porca vacca!! Sconvolgente avere le conferme di quanto accade in Cina, bene al riparo da occhi indiscreti!