


Nel Sonetto 18 Shakespeare affida alla poesia il potere di sottrarre la bellezza al tempo e alla morte. Michele Magno ripropone i versi del Bardo come antidoto alla volgarità di una campagna elettorale dominata dalla propaganda.
Devo a Maria Paola Macioci la segnalazione di questa poesia in cui Shakespeare celebra la bellezza e il potere dell’arte nel renderla eterna (Redazione Sololibri.net, 2 agosto). La ripropongo ai lettori di InOltre in una pazza estate dominata, più che dal gran caldo, dalla sconcezza etico-politica di una campagna elettorale (già in corso da settimane) condotta, da ambedue gli schieramenti, all’insegna di una propaganda spudorata e triviale. Esattamente l’opposto, insomma, dei versi splendidi del Bardo.
La raccolta dei 154 “Sonetti” (“Sonnets”) di William Shakespeare venne pubblicata per la prima volta nel 1609. Il Sonetto 18, il cui celeberrimo incipit recita “Shall I compare thee to a summer’s day?” (“Dovrei paragonarti a un giorno d’estate?”), appartiene alla prima sezione dell’opera (le poesie che vanno da 1 a 126), dedicata a un giovane uomo di cui tutt’oggi si ignora l’identità. Una parte della critica vi vede un amore di natura omosessuale. In realtà il “Fair Youth” (“Bel giovane”) non ha né un nome né un cognome, ma è certamente unito a Shakespeare da un forte e intenso legame emotivo e intellettuale.

Anche il Sonetto 18 ribadisce questo dato, ma segna un’importante svolta argomentativa: se nelle prime 17 liriche, quelle dette “matrimoniali”, il Bardo esortava il giovane a sposarsi e ad avere dei figli affinché potesse perpetuarne la straordinaria avvenenza, da questo momento in poi giunge alla conclusione che soltanto l’arte, e la poesia soprattutto, può preservare la giovinezza dal naturale processo di invecchiamento che riguarda tutti gli esseri viventi, rendendo in tal modo eterna la bellezza.
Devo paragonarti a un giorno d’estate?
Tu sei più bello e più equilibrato.
Venti tempestosi sferzano i cari boccioli di maggio
E l’estate dura troppo poco (la durata dell’estate ha scadenza troppo breve)
Talvolta troppo caldo splende il sole (occhio del cielo)
E spesso la sua faccia dorata ci appare oscurata
E ogni bellezza dalla bellezza presto o tardi declina (la bellezza sfiorisce prima o poi)
Dal caso o dal corso mutevole della natura viene privata di ornamenti
Ma la tua eterna estate non appassirà mai
Né dovrà fare a meno di quella bellezza di cui sei debitore
Né la morte si vanterà che tu ti aggiri nella sua ombra
Quando in versi eterni (nella poesia) nel tempo tu accrescerai la tua bellezza
Finché gli uomini potranno respirare (esisteranno) o gli occhi vedranno
Allo stesso modo vivrà questa poesia, e questa farà vivere te.
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