

Persone ragionevoli, senza pregiudizi, persone sinceramente interessate, persone che hanno a cuore la situazione, persone addolorate per la sofferenza spaventosa e per la quotidiana tragedia che si registra laggiù, si domandano che cosa si debba fare, che cosa si possa fare perché la guerra di Gaza finisca.
Si domandano quali concrete soluzioni si possano immaginare e mettere in campo.
Se lo domandano sul presupposto che la guerra di Gaza sia una cosa identificata, una cosa con fattezze, caratteristiche che in modo condiviso si riconoscono.
Una cosa che, una volta che sia identificata, si squaderna in faccia a tutti con la stessa fisionomia, con le stesse cause, con gli stessi attori in campo, e rispetto alla quale si tratta appunto di individuare – o almeno provare a individuare – ipotesi di soluzione e interventi.
Ma il problema è che le cose non stanno in questi termini. E se non ci si accorda su che cosa è la guerra di Gaza è perfettamente inutile anche solo immaginare “come” sia possibile che abbia fine; è perfettamente inutile domandarsi quali soluzioni, quali interventi mettere in campo.
E non siamo in nessun modo d’accordo su “cosa” sia la guerra di Gaza. Ma se non ci si mette d’accordo su cosa è la guerra di Gaza non si va da nessuna parte nella ricerca delle soluzioni e delle ipotesi di intervento.
Mi sembra che questo punto sfugga ai più, e anche alle persone del tutto ragionevoli, senza pregiudizi, sinceramente interessate di cui parlavo prima.
Perché se la guerra di Gaza è un genocidio, allora le ipotesi di soluzione e soprattutto gli interventi che bisogna reclamare sono certuni e non altri. E c’è chi ritiene che la guerra di Gaza sia un genocidio.
Se la guerra di Gaza non è un genocidio, ma è comunque lo strumento con cui Israele compie stragi deliberate di civili, allora le ipotesi di soluzione e soprattutto gli interventi che bisogna reclamare sono certi altri. E c’è chi ritiene che la guerra di Gaza sia questo, una reiterazione inesausta di stragi deliberate.
Se la guerra di Gaza è l’espediente del primo ministro di Israele per rimanere al potere, allora le ipotesi di soluzione e soprattutto gli interventi che bisogna reclamare sono altri ancora.
E infine se la guerra di Gaza è la guerra scatenata dalle formazioni genocidiarie che tengono in pugno Gaza da molti anni; se la guerra di Gaza è la guerra che lo Stato degli ebrei si è indotto a combattere per sopravvivere, per resistere al programma, alla forza, alla determinazione e alle pratiche di quelli che vogliono distruggerlo, e che lo distruggerebbero se potessero; se la guerra di Gaza è quest’altra cosa, cioè la difesa messa in campo contro chi vuole distruggere lo Stato degli ebrei e uccidere gli ebrei ovunque si trovino, fino all’ultimo, allora in questo caso le possibili soluzioni saranno ulteriormente diverse e diversi saranno gli interventi ipotizzabili.
E se la guerra di Gaza è quest’altra cosa mentre il mondo ritiene alternativamente che invece sia un genocidio, o comunque l’attuazione di un piano criminale rivolto a uccidere quanti più palestinesi sia possibile, o l’espediente di un primo ministro criminale per rimanere al potere, ebbene capisce chiunque che non c’è nessuna possibilità di una discussione sulle possibili soluzioni e sui possibili interventi.
Ma questo dissidio, questa impossibilità di immaginare soluzioni comuni e interventi praticabili, non riguarda affatto le soluzioni e gli interventi e cioè non riguarda il “come” risolvere questa cosa: riguarda la cosa su cui si pretende di intervenire.
Deriva da qui non dico neppure la difficoltà, ma addirittura l’impossibilità di mettersi d’accordo sul “come” intervenire: deriva dal fatto che non si è d’accordo su cosa occorre intervenire.
Prendiamo i due capi estremi della catena di ipotesi. Se è un genocidio devo fermare il genocidio, no? Immagino e metto in campo ogni mezzo ammissibile – informativo, giudiziario, di sensibilizzazione, politico, diplomatico – per fermare il genocidio e chi lo sta perpetrando.
Se è la guerra per la salvezza di Israele e del popolo ebraico, e sempre che non si sia per la distruzione di Israele e del popolo ebraico, allora si aiuta Israele a vincere questa guerra, no?
È abbastanza chiaro che è ozioso discutere di “come” risolvere questa cosa se non si è d’accordo su “cosa” è questa cosa?
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una volta tanto sono completamente d’accordo