8 pensieri su “Sembrava inclusione, invece era Pol Pot

  1. Magnifiche (e preoccupanti) riflessioni. Faccio fatica però a confrontarmi con il concetto di “sinistre liberali” . Come la cultura degli anni 60/70 ci ha mostrato e come lei ha ben indicato quelle sinistre non furono liberali, ma si imposero con quella seriosa saccenza moralmente superiore, oggi messa al bando dai “nuovi rivoluzionari”. Sinistra non è assioma di liberale.

    1. Il termine è quello comunemente utilizzato. Detto questo non concordo sul fatto che le lotte per i diritti civili e di liberazione fossero di ispirazione illiberale e antidemocratica. Fare di un’erba un fascio è pericoloso perché si rischiano di demonizzare dei principi legittimi che hanno portato a maggiori diritti e libertà. Come in tutti i movimenti esistevano all’interno elementi moderati e democratici e movimenti estremisti illiberali. Il mio articolo era teso a mostrare come questi ultimi abbiano finito per strumentalizzare dei progressi sociali legittimi per i propri fini ideologici creando qualcosa che rinnega le basi stesse delle premesse iniziali.

  2. Mi sembra che il confronto con Pol Pot sia veramente esagerato, quasi la stessa tecnica usata dalla destra trumpiana per dire che ‘il woke’ sia la fine della civilizzazione come la conosciamo noi. Per me woke è un aggettivo che significa ‘a desire to treat all people equally and with respect regardless of their gender, sexuality, race or religion.’
    In UK lo dice lei che è illegale offrire condizioni diverse per entrare all’università in base al postcode. Sono questioni difficili, in UK c’è un dibattito vivace sui temi per esempio del ‘white privilege’, molti in UK hanno voglia di capire meglio anche la storia meno gloriosa del nostro passato imperiale per andare verso una società veramente più democratica, dove i diritti sono di tutti. Capire meglio come la nostra società sia basata anche sul mantenimento di divisioni di classe, discriminazione di razza, o il vantaggio di essere maschio non ci porta direttamente verso una società dittatoriale, direi che il non affrontare queste questioni in modo aperto faccia più danni.
    Il governo inglese, avendo rovinato il Paese con la Brexit, decide che questa storia di woke potrà servire per vincere le elezioni, e cerca tutti i modi per esacerbare i sentimenti di chi è già in difficoltà per tutti i motivi che sappiamo.
    Mi dispiace molto che Inoltre blog usa le stesse tecniche insegnate da Steve Bannon, con confronti estremi su un tema che si può discutere in modo meno divisivo. Io cerco di essere woke, con il significato che ho spiegato sopra, e mi è dispiaciuto vedere un tema importante affrontato in modo così estremo in un blog dove ho letto molti articoli che condivido.

    1. Conosco benissimo la realtà britannica perché ci ho vissuto 30 anni. L’Uk è un paese estremamente classista ed elitario. In Uk si pensa che il woke sia quello che lei descrive e lo si vede positivamente (lo facevo anche io), ma non è così.
      La teoria critica della razza è una teoria marxista. Non lo dice Trump ma suoi teorici che l’hanno definita parte del marxismo critico. Kimberlé Crenshaw è alla base sia della teoria critica della razza che del femminismo intersezionale. Stiamo parlando di persone che dichiarano di “diffidare dei diritti”, di ritenere la meritocrazia uno “strumento di sopraffazione dei bianchi per perseverare l’oppressione”, che non credono in una transizione graduale e nemmeno nella parità ma promuovono “l’abolizione dei bianchi”. Di nuovo, non lo dice Trump, ma proprio gli ideologi della teoria. Sarebbero una setta di 4 fanatici se non fosse che per 30 anni negli USA hanno ricevuto miliardi di dollari in sovvenzioni da parte dei paesi arabi (Qatar in testa). Gli studenti che da mesi assediano i campus americani inneggiando Hamas non nascono dal nulla.
      Comunque, nel prossimo pezzo entro più nel merito, chiarendo meglio perché il woke è Pol Pot.

  3. Molto ben scritto. complimenti. Lo spunto è un po’ improvvisato rispetto all’analisi storica che il titolo fa supporre, ma illuminante sul DEI. Lo diffondo. Mio figlio insegna all’Università di Bologna, math. Sono certa che lo gradirà.

    1. Grazie. L’argomento è vastissimo e complesso perché esistono grandi fraintendimenti a sinistra in merito a cosa siano effettivamente il Woke e la teoria critica della razza.
      Sto cercando di presentare il quadro in una serie di articoli separati di facile comprensione che (spero) nel complesso riescano a coprire interamente la questione. Nel pezzo a cui sto lavorando, per esempio, spigherò meglio il perché la Teoria critica della razza è in realtà una rielaborazione del marxismo

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