

Se qualcuno è caduto dalla sedia guardando il video in cui il professor Alessandro Barbero si cruccia per gli effetti negativi che il riarmo europeo arrecherebbe all’umore dei russi, si può tranquillizzare.
Da quella sedia sono cadute tutte le persone che conservano ancora un po’ di buon senso e conoscenza dei fatti. Tra queste, Andrea Gilli, docente di Studi Strategici all’Università di St Andrews, oltre ad essere Senior Advisor per l’Ufficio del Sottosegretario di Stato alla Difesa e mentore esperto per il programma NATO DIANA, che i fatti li conosce molto bene. (Qui un suo precedente articolo pubblicato su InOltre).

Per il professor Barbero il problema sarebbe il riarmo europeo che innescherebbe un circolo vizioso e non il bellicismo conclamato del regime di Putin.
Secondo Barbero, oggi o domani i russi si potrebbero preoccupare della crescita delle capacità militari dei Paesi europei. Viene da chiedersi dove Barbero sia stato fino a ieri.
Facciamo un breve riassunto storico, che il prof. Barbero, docente di Storia, dovrebbe conoscere bene.
Negli anni Novanta e Duemila, la Russia si impegnava a riconoscere e rispettare i confini ucraini (Budapest, 1994) e poi a far parte della nuova architettura di sicurezza europea, che prevedeva, da una parte, una sistematica riduzione delle capacità e delle attività militari della NATO e, dall’altra, l’allargamento dell’Alleanza nell’Europa centrale e orientale.
La NATO, tramite i suoi alleati, mantenne quegli accordi più del necessario: la spesa militare, di fatto, non venne aumentata; anzi, fu ulteriormente ridotta per via della crisi finanziaria e solo a inizio anni Duemila tornò verso i livelli di inizio anni Novanta, ovvero dopo i pesanti tagli seguiti alla fine della Guerra Fredda. La NATO non dispiegò truppe nei nuovi membri, che quindi erano difesi solo dalle bandiere dell’Alleanza; le esercitazioni vennero ridotte e riviste in chiave distensiva, ovvero per non impensierire la Russia.
Nel frattempo, la NATO si focalizzava su altri teatri: Afghanistan, Iraq e Libia. Se oggi ci sentiamo minacciati da missili e aerei russi è perché in quegli anni vennero tagliati i fondi per la difesa missilistica. Per dare l’idea della potenza militare dell’Alleanza, basti dire che i Paesi europei fecero fatica a portare a termine la guerra contro la Libia: mancavano munizioni, droni, sistemi di sorveglianza, capacità di trasporto e personale.
Come rispose la Russia?
Qui occorre stilare una lista che non è neanche esaustiva:
- dal 2005 ha iniziato a violare lo spazio aereo dei Paesi baltici e dell’Islanda;
- nel 2006 ha ucciso oppositori politici nel Regno Unito (Litvinenko);
- nel 2007 ha lanciato un attacco cyber contro l’Estonia;
- nel 2008 ha attaccato e annesso due province della Georgia;
- dal 2008 ha violato l’accordo INF su missili a medio-lungo raggio;
- nel 2014 ha annesso la Crimea e sobillato una guerra civile nella parte sudorientale dell’Ucraina, tra l’altro abbattendo un aereo di linea carico di cittadini europei, in prevalenza olandesi;
- nel 2014 avrebbe fatto saltare in aria un deposito di armi in Repubblica Ceca;
- nel 2016 ha organizzato un colpo di Stato in Montenegro, alla vigilia del suo ingresso nella NATO;
- nel 2018 ha cercato di assassinare nel Regno Unito un oppositore politico, Skripal;
- tra il 2014 e il 2019 ha lanciato minacce di uso di armi nucleari contro Polonia, Danimarca e Svezia;
- in questi anni, la Russia ha organizzato azioni di disinformazione, cercato di interferire con più elezioni e infine penetrato il settore privato e pubblico in molteplici Paesi della NATO;
- infine, tra la metà degli anni Novanta e il 2021, la spesa in difesa russa è letteralmente esplosa. Le stime variano a seconda degli indicatori utilizzati, ma per capirsi, secondo la Banca Mondiale, nel 1999 la spesa militare russa ammontava a meno di 7 miliardi di dollari, mentre ora sarebbe intorno ai 100. In queste stime rientrano molti fattori, inclusa la svalutazione del rublo, ma in ogni caso nessun Paese europeo ha visto una tale crescita della propria spesa militare sia in termini assoluti sia in termini relativi al proprio PIL.
Quindi, per ricapitolare, Barbero si chiede cosa potranno pensare a Mosca della crescita militare dell’Europa: ma verrebbe da chiedersi cosa pensasse Barbero solo qualche anno fa non solo dell’aumento della spesa militare russa, ma anche dell’aggressività del Paese.
Non contento, Barbero nel video si è spinto oltre, riesumando anche una sorta di materialismo dialettico.
Sì, e facendo un discutibile parallelismo storico con la Prima guerra mondiale, Barbero sostiene che allora si arrivò al conflitto in maniera quasi automatica. È una visione molto discutibile, dal punto di vista della filosofia della scienza e soprattutto dal punto di vista storiografico.
Nella storia non ci sono automatismi: ci sono uomini e donne, idee e incentivi, volontà e capacità. Non c’è niente di automatico, anche perché, se così fosse, in primo luogo il lavoro stesso dello storico sarebbe nettamente diverso: una sorta di perito che convalida le tracce, anziché un intellettuale che cerca dati e identifica possibili interpretazioni.
In secondo luogo, perché se davvero la storia è fatta di automatismi, allora non ne siamo altro che osservatori passivi, e dunque paradossalmente la critica implicita che Barbero rivolge alla classe dirigente europea sarebbe sterile, in quanto questa stessa non avrebbe capacità di alterare il corso della storia.
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Insomma, anche Barbero ce lo siamo bevuto, e non era barbera!
Mi chiedo se qualcuno ha pensato bene di inviare questa risposta a Barbero x un suo commento. Magari lo si costringerebbe a staccarsi dal fiasco di Barbera!!!
Una confusione mentale sconcertante di una certa parte politica e storica che si professa progressista, umanista, pacifista e portatrice secondo detta parte di un’egemonia culturale (anche qui bisognerebbe osservare quale livello di modestia e umiltà hanno certi personaggi), preoccuparsi delle reazioni di un aggressore criminale e non appoggiare la scelta di autodeterminazione di Paesi che hanno subito già in passato in epoca Guerra Fredda e stanno subendo oggi occupazioni, intimidazioni, minacce e altro.
Per poi andare a parare con altrettanta confusione la drammatica situazione della finta resistenza palestinese, la quale invece un’aggressione brutale e ingiustificabile ha compiuto nei confronti di civili pacifici, innocenti e anche verso diversi sostenitori delle sorti della popolazione palestinese (ingenuamente si potrebbe dire, ma almeno sinceramente) sottomessa al potere di Hamas.
Davvero, una parte politica passata ad appoggiare il peggio mai visto dalla fine della Guerra Fredda (accadeva anche prima ma almeno c’era la scusa della lotta al capitalismo, il potere agli operai, ecc.; ma forse sono solo rimasti a quel periodo e mi sono illuso che avrebbero non dico cambiato ma almeno modificato qualche idea).
Per non parlare delle proposte interne inconsistenti.
Ma questo riguarda un po’ tutte le parti politiche ormai e non solo in Italia.
La sola macchia che fa ombra alla gloriosa memoria di Piero Angela, è di aver introdotto Barbero alla popolarità.
Nessuno è senza peccato. Amen