9 pensieri su “Se la dittatura del politically correct colpisce anche Jannik Sinner

  1. Condivido pienamente la sua analisi. Sinner disturba proprio perché non chiede scusa di essere il migliore. In un mondo che ha trasformato il merito in una sorta di peccato originale, la sua silenziosa dedizione diventa un atto di resistenza culturale. Come suggeriva Robert Hughes, e come lei ha ben evidenziato, se il problema è la rete, allora aboliamola. Il risultato sarebbe un tennis (e una società) mediocre per tutti. A differenza del calciatore che emerge dal fango delle periferie, al quale si perdona spesso ogni sregolatezza in nome di un riscatto quasi biblico, a Sinner non viene condonata la “colpa” di essere un orologio svizzero in un’epoca che preferisce il caos e celebra solo la “fame”. Per Sinner l’eccellenza è un dovere metodico, una forma alta di disciplina e rispetto verso il proprio talento: proprio ciò che più offende chi ha fatto della vittimizzazione e della mediocrità militante la propria bandiera.

    1. Ahiahiahiahiahi! Ma si rende conto che il solo essere sfiorata dal pensiero di una simile possibilità nei confronti del nostro Jannik rappresenta già un crimine?!
      (PS: ma sarà poco figo? E lo ha visto in smoking alla cerimonia di Madrid? Uno non se lo vedrebbe in smoking, e invece è strafigo anche così!)

  2. Sono anni e anni che, lavorando in un ambiente molto “woke”, noto uno straordinario parallelismo fra quello che un tempo, da ragazzo, conoscevo come “bigottismo religioso” e quello che, da anni, chiamo “bigottismo laico” (esattamente lo stesso concetto del tuo “bigottismo progressista”). E la cosa curiosa, l’eterogenesi dei fini, è che il bigottismo laico mi viene oggi quotidianamente propalato, col dito alzato e costante rischio di incorrere in uno “stigma” se non concordo, proprio da coloro che da sempre, per me, hanno rappresentato l’emblema della “lotta” al bigottismo religioso.
    Dunque (e di qui la grande delusione) il fine di quella “lotta” non era combattere il bigottismo in sé (in quanto eccesso, che nella religione a me pare banalizzi la vera religiosità), ma solo sostituirlo. Estremizzando: il fine era sostituire una religione sacra con una religione laica. Mi viene in mente un sacerdote che conoscevo, grande cultore di filosofia, il quale mi insegnava che il marxismo è solo un messianismo laico, che sostituisce il messia biblico con un messia “terreno”: Gesù con il proletariato; la resurrezione con la rivoluzione; ecc.
    Quanto all’ultima parte del tuo articolo, nel piccolo di una realtà di provincia, ho già constatato diversi tentativi della politica (più o meno locale) di proporre alle scuole, fra i “progetti” scolastici extracurricolari, iniziative nelle quali si insegnano varie “cose buone e giuste”, il cui significato ultimo sottotraccia, chiaro agli adulti ma filtrato verso i bambini (la dico in soldoni, per non dilungarmi oltre). è che “sentirsi maschio” o “sentirsi femmina” è di per sé sbagliato. Che la cosa giusta è non sentirsi affatto. Il risultato è un numero, impensabile fino a pochi anni fa, di casi di vero e proprio disorientamento sessuale, che talvolta sfocia nel disagio, specie in adolescenza.
    Invece di lasciare che ognuno si senta come è, maschio o femmina, salvo educare tutti al rispetto di un maschio che si sente femmina (o del contrario), si preferisce inculcare l’idea che sentirsi l’uno o l’altro è un errore.
    Così, il numero crescente di casi di omosessualità di adolescenti, lungi dall’essere il frutto di un ambiente più educato al rispetto, nel quale il/la ragazzo/a si sente libero di essere come è senza essere giudicato o bullizzato, è la conseguenza di un autentico “spaesamento” dell’identità sessuale, altrettanto artificioso e forzato di quanto sarebbe la costrizione ad essere ciò che non si è.

    1. Grazie mille per il tuo contributo. Perfetto.
      Siamo tanto diventati incapaci di esprimere un pensiero critico che sostituiamo ideologie a ideologie, dogmi a dogmi. Distruggiamo per non ricostruire nulla, una pars destruens priva di qualsiasi pars costruens che conferma una visione bigotta e circolare, senza alcuna possibilità di scelta, libertà, possibilità di ulteriori sviluppi. La dittatura del dogma.

    2. C’è un equivoco qui. Ed è molto diffuso.
      Laddove la religione predica un’uguaglianza che deve esprimere esclusivamente dignità uguale per tutti, ciò di cui parla Alessandro così efficacemente è l’appiattimento ipocrita, bugiardo e crudele inventato dal comunismo sovietico.

      Che non a caso puniva e umiliava con ferocia scienziati, insegnanti severi e capaci, imprenditori creativi.
      Tutti uguali per i compagni.

      Salvo inventarsi la crudeltà rapace, perfida: il primus inter pares, la “classe dirigente” e “le masse”; il siamo tutti uguali, ma io di più.
      Cultura poi diffusa e fatta propria da un certo sindacato, che si autodefiniva di sinistra, salvo – appunto – agire come i peggiori funzionari sovietici, fascisti per definizione.
      Quelli che, pur essendo uguali, guadagnano tantissimo senza far niente; che sono esentati dalle regole di tutti gli altri, le masse di nuovo.

      Questo in Italia ha ucciso il merito, ha mortificato ogni eccellenza.
      Ha riempito la struttura pubblica, già clientelare come poche, di gente scadente.
      Privilegiati razzisti privi di qualunque talento se non la tessera di partito o sindacale.
      Con somma mortificazione di colleghi più seri, più istruiti, più onesti e meno scaltri e opportunisti.

      Tutto ciò, a sua volta, ha fatto precipitare l’efficienza dello Stato, dell’istruzione: di ogni apparato.
      Appiattendo tutto e tutti e costringendo così i nostri migliori giovani, le persone più desiderose di impegnarsi, costruire e migliorare ad andarsene.
      Andare dove non solo il merito è un valore potente della nazione, ma dove persino le aziende ti invitano a voler partecipare a corsi migliorativi pagati da loro.
      Perché una persona in gamba, capace, seria, pronta a scommettere su sé stessa è un investimento, una risorsa che produce valore e rende fieri.

    3. Qualche anno fa un visto un video di una bambina di 9 anni, con padre americano e madre italiana e che viveva negli Stati Uniti,, che aveva chiesto di essere portata in Italia perché non ne poteva più del clima a scuola. Ha raccontato tra l’altro che non appena in classe è iniziata la propaganda woke, immediatamente uno si è dichiarato fluido, poi uno dietro l’altro sono seguiti tutti gli altri tranne un bambino, che affermava di sentirsi maschio e basta, e da quel momento ha cominciato a venire pesantemente bullizzato in quanto diverso e unico della classe a esserlo.

  3. Totalmente d’accordo. Posso immaginare che i più estremisti possano pensare di curare la mascolinità dei futuri uomini curando i bambini maschi con gli estrogeni così da modificarne la natura e renderli più simili alle femmine.

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