November 1939: Standing, Winston Churchill, First Lord of the Admiralty (1874 - 1965), Leslie Hore-Belisha , Secretary of State for War, (1893 - 1957) and Lord Hankey (without portfolio) (1877 - 1963). Front Row, Lord Halifax, Foreign Secretary (1881 - 1959), Sir John Simon, Chancellor of the Exchequer (1873 - 1954), Neville Chamberlain, Prime Minister (1869 - 1940, Sir Samuel Hoare, Home Secretary (1880 - 1959) and Lord Chakfield, Co-ordination of Defence. (Photo by Walter Bellamy/London Express/Getty Images)
Fine maggio 1940: la Germania stava vincendo la guerra e Hitler attendeva con calma la resa dell’Inghilterra. Dopo la disfatta di Dunkerque, sembrava avere le ore contate. Il resto del mondo taceva, con l’Urss in disparte, gli Stati Uniti lontani, l’Italia e il Giappone in agguato. Il grande storico americano John Lukacs ha spiegato perché il Führer non sferrò subito il colpo di grazia all’esercito britannico: attendeva l’esito del confronto, nel partito conservatore e nel governo, tra il ministro degli Esteri Edward Halifax, Neville Chamberlain (il premier che Winston Churchill aveva sostituito dopo l’occupazione nazista della Norvegia) e lo stesso Churchill (“Cinque giorni a Londra”, Corbaccio, 2001).
I primi due erano favorevoli alla ricerca di una soluzione diplomatica del conflitto che permettesse un accordo di pace con il Terzo Reich. Churchill, invece, era contrario a ogni ipotesi di “appeasement” con i tedeschi. Il 28 maggio, quando giunse la notizia che il Belgio si era arreso, dichiarò (mettendo al tappeto i suoi nemici interni): “La nostra unica speranza è la vittoria […] o noi cesseremo di essere uno Stato”. Se non sbaglio, in quell’occasione coniò una delle sue più celebri battute: “Ci sono tre cose che possono rovinare un uomo: il gioco, le donne e gli esperti”.
In ogni caso, con questa granitica convinzione morale e politica pronunciò i “greatest speeches”, i grandi discorsi che animarono la resistenza contro nazismo fino alla sua sconfitta. Non c’è dubbio che l’Europa e tutto l’occidente debbano essere più grati all’eminente statista, che condusse la Gran Bretagna alla vittoria contro le potenze dell’Asse, che a un politico imbelle come Chamberlain o a uno snob cacadubbi come Halifax.
Diceva Marx che “la storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia e la seconda come farsa”. Pensando alla piega che sta prendendo l’aggressione contro l’Ucraina, se in Europa e in America dovessero prevalere i Chamberlain e gli Halifax, si potrebbe ripetere anche per seconda volta come tragedia.
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Come sempre non impareremo mai nulla dalla storia
Che affarone che ha fatto InOltre assicurandosi la meravigliosa penna del Maestro @magnomiche.
Articolo, come sempre, eccellente. Applausi!!!
Riccardo
Sottoscrivo. Il Maestro scrive da Dio. Ed è una Benedizione.
Chiaro