di Lenore Beadsman e Analiticamente
Da giorni si discute animatamente della visita dell’ex presidente di Taiwan Ma Ying-jeou a Pechino in quello che gli analisti hanno definito un tentativo di promuovere l’unificazione pacifica come unica alternativa all’annessione militare di Taiwan.
Una visita certo carica di significato simbolico, ma in realtà molto diversa dalla precedente di nove anni fa in cui Ma era presidente, ed è questa differenza che si dovrebbe tenere presente più di qualsiasi dichiarazione dei presenti.
“Le interferenze esterne non possono fermare la tendenza storica alla riunione del Paese e della famiglia”, ha detto Xi secondo i media taiwanesi. Ha detto che le persone su entrambi i lati dello stretto di Taiwan sono cinesi e che “non esiste rancore che non possa essere risolto, nessun problema che non possa essere discusso e nessuna forza che possa separarci”
e Ma ha ribadito “Il popolo cinese su entrambi i lati dello Stretto di Taiwan ha assolutamente abbastanza saggezza per affrontare le controversie pacificamente ed evitare conflitti”
Al netto dei momenti di commozione che hanno trasformato il “tour di pace” in un “tour del pianto” come definito dai commentatori online,
Ma non ha nessun potere decisionale reale, il suo partito ha un peso in senso legislativo e può per lo più tentare di ostacolare eventuali acquisizioni di armi, ma DPP è ben deciso a tenere Taiwan fuori dagli artigli del PCC. La maggioranza crescente della popolazione di Taiwan e del suo governo rifiutano questa prospettiva. Anche il partito di opposizione Kuomintang (KMT) di cui Ma rimane un membro anziano, rifiuta la riunificazione ma sostiene legami più stretti con la Cina come modo per preservare la pace.
Notevole è anche il fatto che Xi abbia interrotto i legami con Taiwan non appena Tsai Ing-wen è stata eletta nel 2016, ma abbia incontrato un ex funzionario mentre Taiwan si prepara per una nuova amministrazione DPP.
Ovviamente entrambi lavorano su più piano paralleli, dove la parte debole sembra, al momento, Taiwan.
Ma tale debolezza è in parte solo apparente. Ambedue i maggiori partiti di Taiwan sono ben consci della difficoltà della loro situazione, e di come ad oggi un elemento importante della loro sopravvivenza sia legata agli USA. USA che complice gli interventi destabilizzanti del Kremlino all’interno del GOP sta perdendo quell’aura di affidabilità strategica in un quadro di equilibrio geopolitico, contornandosi di un’area di incertezza e confusione.
Se l’obiettivo dello Zar poteva essere inizialmente proprio quello, vedi i disordini al Campidoglio dopo la caduta di Trump, oggi il risultato ottenuto è meno roseo delle aspettative. L’elemento di incertezze sugli USA sta portando anche se con varie difficoltà al riarmo dell’occidente, da casi estremi cone la Polonia che fra due anni potrebbe avere più corazzati della Russia, a quelli come l’Italia che sta ancora a domandarsi di che colore pensare le prossime mimetiche.
E l’unico modo che piccoli stati di altissima cultura tecnologica come Taiwan possono pensare di sviluppare una propria industria bellica autonoma ed efficace, è quella di mutuare le esperienze Ukraine e le loro strategia che vedono impegnato il nostro “Capitan Drone” ed i suoi accoliti.
Entrando in dettaglio, prima della guerra in Ukraina l’aspettativa di Taiwan in termini di possibile invasione militare era legata ad una prima difesa in fase di avvicinamento alle coste il cui obiettivo sarebbe dovuto essere quello di permettere ai rinforzi USA e delle altre nazioni amiche di arrivare in zona e supportare la successiva fase di resistenza urbana e guerriglia.
Tale modello nasceva da considerazioni pratiche e modelli consolidati nelle dottrine militari. Di base, sarebbe stato impossibile per la Cina nascondere i preparativi per un’invasione su larga scala, ed altrettanto impossibile che la Cina non avrebbe fatto le sue mosse quando avrebbe potuto contare su una massa bruta sicuramente inaffrontabile sul mare dalle sole forze di Taiwan.
Come in tanti, forse possiamo dire tutti, la componente del numero era considerata quella predominanate, mentre la componente tecnologica secondaria limitatamente al quantitativo di danni che si potevano infliggere all’attaccante. A parziale discolpa di tutti gli analisti ed i militari coinvolti, c’è da dire che non si era mai effettivamente combattuta una guerra con sistemi tecnologicamente avanzati da ambedue i lati, e che quindi in moltissimi casi le aspettative erano legate ai dati di targa delle armi ed alle prove in ambiente controllato.
La Russia invade l’Ukraina e tutte le previsioni e le teorie saltano. Una oscura dottrina militare ipotizzata negli USA come ipotesi per massimizzare i risultati di un piccolo paese invaso dalla Russia, nata dopo la Cecenia, rifiutata dalla Polonia che la considerava inapplicabile, vede la sua applicazione dagli Ukraini, che rifiutano lo scontro nelle prime decine di chilometri (il mare di Taiwan) per colpire l’avversario dopo che si è allontanato dalle sue zone logistiche e di copertura strategica.
L’efficacia delle azioni di disturbo messe in atto assume connotati impensabili, con centinaia di corazzati distrutti al mese senza che ci fosse una vera e propria battaglia fra carri o fra attaccanti e difensori. Fin qui però, le considerazioni vertevano su elementi ancora legati alle analisi convenzionali, nel senso che pensare di poter di fatto impegnare il nemico ANCHE sul mare rimaneva solo un esercizio di fantasia.
Ma dal ritiro dei russi da Khyev in poi l’esercizio di fantasia comincia a consolidarsi in una reale ipotesi percorribile. Sono vari gli elementi che portano a ragionare in questa direzione:
L’esercito russo performa in un modo a dir poco inadeguato se non definibile come imbarazzante, in tutti gli ambiti. Il punto è di particolare importanza per il caso specifico di Taiwan perchè l’esercito Cinese ha molte similitudini con quello russo, che come sempre nei regimi dittatoriali applica una dottrina militare basata sulla massa e la forza bruta, la tecnologia è leggermente ancora più indietro di quella russa, e non ha MAI combattuto una guerra moderna. Unico punto a suo favore una coesione delle truppe ed un senso del dovere delle stesse estremamente forte e sentito assolutamente non paragonabile alle orde barbariche russe.
Quei giocattoli ronzanti per le riprese dei matrimoni assumono improvvisamente un valore enorme sul campo di battaglia, e la fantasia dimostrata dagli ukraini nel farli diventare minibombardieri o minikamikaze apre scenari di impiego di tipo attivo ed offensivo, non solo di interdizione. Non è un caso che fra gli aiuti inviati da Taiwan nei primi mesi della guerra ci sarà un certo numero dei suoi prototipi del drone soprannominato “Revolver”, dal caricatori di bombe che trasporta che sembra e funziona come il caricatore di una Colt45.
Col passare dei mesi, man mano che si perfezionano ed espandono i modelli di impiego l’attenzione cresce, e si comincia a discutere di revisione dell’ipotesi di difesa dell’isola e di approfondimento dei potenziali usi dei droni in chiave offensiva. La chiave di volta che sancirà di fatto un ripensamento del loro modello di difesa è nella vittoria da parte Ukraina, senza una nave degna di nome, della battaglia del Mar Nero e della riconquista del controllo dello stesso con l’eliminazione di un quarto della flotta russa.
Improvvisamente si può ipotizzare un contrasto in fase di avvicinamento dell’invasione, anche in considerazione che le tecnologie applicabili da Taiwan sono estremamente più avanzate di quelle Ukraine.
In pochissime settimane parte il progetto per una prima fornitura di 200 droni marini multiuso, e vengono presentati i modellini di due linee di ricerca per droni volanti da combattimento che, per quanto visto, sembrano molto nella direzione di essere veri e propri miniaeromobili sia ad ala fissa che rotante parzialmente autonomi.
Primi vagiti di un’industria bellica di nuovissima generazione, invisibile per lo più ma come scoperto dai Russi, altamente letale contro tutte le previsioni.
Improvvisamente la Cina, per Taiwan, è meno vicina
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Di sicuro il massiccio impiego operativo di sistemi Unmanned in Ukraina porterà ad importanti “lessons learned” su ambo i fronti (attaccanti e difensori) ma ad approfittarne saranno proprio coloro che devono massimizzare le loro risorse e che non vogliono/possono sacrificare il welfare (al costo di una fregata si potrebbero ottenere una caterva di mezzi letali e centuplicare gli effetti sul nemico). I sistemi Unmanned e la controparte EW/ECM/ECCM sono l’equivalente moderno del dualismo lancia Vs corazza
Io credo che i droni presto smetteranno di essere un’arma che consente a Davide di sconfiggere Golia. Sistemi EW avanzati e arme ad energia diretta ne ridurranno molto l’efficacia. Nel caso di Taiwan punterei a droni sottomarini. Il vero problema è che comunicare con i sottomarini richiede antenne VLF, che sono enormi e facilmente individuabili. Se non altro, i piani dell’imperatore subiranno ritardi, con la possibilità che venga sostituito e si giri pagina rispetto all’attuale aggressività.