5 pensieri su “Scaricare su Israele la colpa dell’antisemitismo significa assolvere chi odia gli ebrei”

  1. Caro Giulio, tu scrivi: “si possono criticare le decisioni del governo Netanyahu. Si può auspicare un’alternativa di governo. Ma non si può negare al governo d’Israele il diritto e il dovere di assumere tutte le decisioni che ritiene necessarie per salvaguardare la propria esistenza e la sicurezza dei propri cittadini.

    Quelle decisioni potranno essere giuste o sbagliate, ma nessuno può pretendere che vengano modificate per evitare una recrudescenza dell’antisemitismo. Significherebbe concedere agli odiatori un potere di ricatto sulla politica israeliana”.

    Qui pero’ non si tratta di pretendere alcunche’: si tratta di cercare di capire se delle scelte politiche sono funzionali all’obiettivo che si vuol raggiungere, e siccome nessun governo e’ immune dagli errori ogni governo di qualsiasi paese e’ criticabile non solo rispetto ad altri valori e obiettivi, ma anche rispetto a quelli che dichiara di perseguire. Qui non si tratta di negare a Israele il sacrosanto diritto di difendersi nei modi che ritiene piu’ opportuni, ma si tratta invece di capire se i modi che ritiene piu’ opportuni sono anche i piu’ efficaci, che e’ una questione completamente diversa. Ogni scelta di ogni governo puo’ essare sottoposto a una critica di questo tipo e non si vede perche’ quello israeliano dovrebbe fare eccezione.
    Evitare una recrudescenza dell’antisenitismo non e’ un favore che Israele dovrebbe fare a qualcuno, ma puo’ essere legittimamente considerato un elemento cruciale per la salvaguardia della sua sicurezza e sovranita’. In questo senso e’ quindi perfettamente legittimo considerare le scelte politiche che possono essere usate come pretesti per favorire la ripresa di ondate antisemite controproducente rispetto agli stessi interessi dichiarati di Israele. Qui il potere di ricatto degli odiatori di Israele sulla sua politica non c’entra, a meno che non ci si riferisca al potere di ricatto che le circostanze storiche hanno sempre su qualsiasi decisione di qualsiasi governo. Ma dalla considerazione delle circostanze storiche nessun governo di alcun paese dovrebbe mai prescindere se non vuole correre il rischio di compiere scelte controproducenti

  2. Mia madre, antisemita viscerale (antisemita eliminazionista, per la precisione), aveva la terza elementare, non ha mai letto un libro, non ha mai frequentato persone di livello culturale superiore al suo. Proprio per questa ragione non aveva costrutti culturali, sociali o altro che potessero annebbiare o mascherare le ragioni del suo odio e la ritengo, di conseguenza, pienamente affidabile. E dunque, quando le si chiedeva perché ce l’avesse con loro, non tirava fuori hanno ammazzato Gesù Cristo, sono strozzini, occupano la terra, ammazzano i palestinesi bensì, con tutto il candore di questo mondo: “Parché i zé ebrei!” Ecco, qualunque favola gli antisemiti raccontino – a se stessi ancora prima che agli altri – l’unico vero motivo del loro odio è quello ontologico: parché i zé ebrei.

  3. Per molti non penso si tratti di discutere delle normali politiche interne più o meno conservative, liberali o progressiste del governo israeliano, ma di ciò che è successo effettivamente durante il conflitto a Gaza. Anche perché non si tratta di una normale politica ma di una reazione necessaria ed emergenziale in un territorio con popolazione ed entità stranieri, quindi qualcosa che non fa parte di un programma di governo e di cui non si possono fare previsioni (sebbene Israele è dalla sua nascita che subisce attacchi e quindi deve avere sempre le proprie forze armate pronte, portando tutto ciò a una sorta di terribile normalità o abitudine).
    Dopodiché la propaganda di Hamas sui fatti a Gaza ha prevalso gonfiando molto probabilmente situazioni e numeri, influenzando diversi governi del mondo ed istituzioni internazionali portandoli ad esprimere perplessità chiedendo di stabilire la verità dei fatti.
    Una situazione del genere scatena inevitabilmente una reazione a livello internazionale e l’antisemitismo c’entra relativamente, anche se l’obiettivo di Hamas chiaramente va in quella direzione.
    A meno che non si vogliano accusare tutti i governi e le organizzazioni di essere antisemiti nel chiedere chiarezza di fronte a cosa è successo e alle eventuali responsabilità del governo israeliano. Questo non porta da nessuna parte e non dà benefici ad Israele.

  4. Magistrale. Gli antisemiti travestiti da antisionisti sperano in effetti che Netanyahu continui a governare per poter essere giustificati nel proprio odio. L\’odio di Caino per Abele è inestinguibile. Nadia Mai

    Inviato da Outlook per Androidhttps://aka.ms/AAb9ysg ________________________________

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