
Il premier spagnolo Sanchez annuncia il divieto dei social per i minori di 16 anni. Musk e Durov reagiscono con attacchi diretti nei suoi confronti. È lo scontro di potere, pubblico e privato, che racconta molto del nostro tempo.
C’è una scena che riassume bene il momento storico che stiamo attraversando. Da una parte un capo di governo europeo che annuncia misure per regolamentare le piattaforme digitali. Dall’altra due miliardari che usano i propri social per attaccarlo con insulti personali. Il tutto in tempo reale, davanti a milioni di persone.
È successo nei giorni scorsi a Dubai, durante il World Government Summit. Pedro Sánchez, primo ministro spagnolo, ha presentato un pacchetto di cinque misure per la sicurezza digitale. Tra queste, il divieto di accesso ai social network per i minori di 16 anni e l’obbligo per le piattaforme di implementare sistemi di verifica effettiva dell’età. Ma la proposta più dirompente è un’altra: rendere i dirigenti delle piattaforme personalmente responsabili per i contenuti illegali e i discorsi d’odio che circolano sui loro servizi.
La reazione di Elon Musk è arrivata poche ore dopo, direttamente su X. Il proprietario della piattaforma ha definito Sánchez “uno sporco tiranno e un traditore del popolo spagnolo”. Poi ha rincarato la dose: “È un vero fascista totalitario”. Non esattamente il linguaggio che ci si aspetterebbe da un imprenditore che detiene un ruolo di rilievo nell’amministrazione Trump.
Il giorno seguente si è aggiunto Pavel Durov, fondatore e proprietario di Telegram. Ha inviato un messaggio direttamente a tutti gli utenti spagnoli dell’app, avvertendoli di un “allarme rosso” per la libertà di espressione e la privacy. “Il governo di Pedro Sánchez sta promuovendo nuove e pericolose normative che minacciano la vostra libertà su Internet”, recitava il testo. “Resta vigile, Spagna”.
Il governo spagnolo ha reagito denunciando l’episodio come un uso improprio di una piattaforma di messaggistica per fini politici. La posizione ufficiale è chiara: i cittadini “non possono vivere in un mondo in cui tecno-oligarchi stranieri possono inondare i telefoni di propaganda a loro piacimento”.
La risposta che cita Cervantes
Sánchez ha scelto di rispondere con una mossa comunicativa che ha fatto il giro del web. Ha pubblicato un post in cui scriveva: “Lascia che i tecno-oligarchi abbaino, Sancho, è un segno che stiamo cavalcando”. Una citazione che rimanda al Don Chisciotte di Cervantes e che ribalta la narrazione: non più il governo censore contro la libertà, ma il cavaliere che affronta i giganti.
C’è però un dettaglio curioso.
La frase “Ladran, Sancho, señal que cabalgamos” non compare nel romanzo di Cervantes.
È attribuita erroneamente al Don Chisciotte da decenni, ma gli esperti indicano che la prima testimonianza scritta di un’espressione simile risale a Johann Wolfgang von Goethe. Fu nel 1808 che il poeta tedesco pubblicò la poesia Kläffer, in cui si legge: “I cani del pascolo vorrebbero accompagnarci per sempre, ma il loro abbaiare stridente è solo un segno che stiamo cavalcando”.
Altri attribuiscono la formula al poeta nicaraguense Rubén Darío, che alla fine dell’Ottocento la usò per rispondere alle critiche: “Quando i perros ladran es señal que cabalgamos, Sancho amigo”. L’ironia è che Sánchez ha usato una citazione apocrifa per rispondere a chi lo accusava di diffondere falsità. Ma in politica, a volte, conta più l’effetto che la filologia.
L’Europa che prova a reagire
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio. La Spagna non è sola. Sánchez ha annunciato la formazione di una “coalizione dei volenterosi digitali”, un’alleanza con altri cinque paesi europei per coordinare e rafforzare l’applicazione delle normative sul web. La prima riunione operativa si terrà nei prossimi giorni, anche se non è ancora chiaro quali siano le altre nazioni coinvolte.
L’Australia, a dicembre, è diventata il primo paese al mondo a vietare i social ai minori di 16 anni. La Francia sta per approvare una misura analoga con soglia a 15 anni. Danimarca, Austria e Grecia stanno valutando limitazioni simili. L’Italia discute un disegno di legge che porterebbe il divieto a 15 anni con sistemi più severi di verifica dell’età.
Il tema si è fatto più urgente dopo lo scandalo legato a Grok, il sistema di intelligenza artificiale di X. Il chatbot di Musk è finito al centro di una dura condanna politica perché permette agli utenti di generare immagini sessualmente esplicite e non consensuali a partire da foto reali, incluse immagini di minori. L’Unione Europea e diversi paesi hanno aperto indagini.
La questione di fondo
Al di là delle schermaglie verbali, questa vicenda solleva una questione centrale. Cosa succede quando i proprietari delle piattaforme usano i propri strumenti per fare politica? Musk non si è limitato a criticare Sánchez come farebbe un qualunque cittadino. Ha usato X, la piattaforma che controlla, per amplificare i suoi attacchi. Durov ha fatto lo stesso con Telegram, trasformando un’app di messaggistica in un megafono politico.
È quello che definisco di solito “l’algoritmo del proprietario” nella sua forma più esplicita. Non più la manipolazione sottile dei contenuti attraverso le regole della piattaforma, ma l’uso diretto del proprio potere comunicativo per attaccare chi prova a regolamentare per poi essere accusato, erroneamente, di censura.
Sánchez non è nuovo a questo tipo di scontri. Un anno fa, al forum di Davos, aveva già accusato i padroni del digitale di “non fermare le fake news perché sono buone per gli affari” e di essere magnati che “non si accontentano di avere il potere economico, ma vogliono il potere politico in un modo che sta minando le nostre istituzioni democratiche”.
La sua ex vice, Teresa Ribera, oggi vicepresidente della Commissione Europea con delega alla Concorrenza, rappresenta la continuità di questa linea a Bruxelles. Il Partito Socialista Europeo ha diffuso una nota di solidarietà in cui definisce l’azione di Sánchez come un esempio di resistenza: “Le grandi piattaforme online e i loro amministratori delegati devono essere ritenuti responsabili quando violano la legislazione dell’UE”.
La partita è ovviamente aperta. Da una parte governi che cercano di recuperare spazio di regolazione su un terreno che gli è sfuggito di mano. Dall’altra proprietari di piattaforme che detengono un potere senza precedenti nella storia della comunicazione.
Nel mezzo, centinaia di milioni di utenti che assistono a uno scontro che definirà le regole del gioco, e anche i loro destini, per i prossimi decenni.
Se i cani abbaiano, forse è davvero segno che qualcuno sta cavalcando. Ma in che direzione?
I link di Franz Russo
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La sua è un’analisi puntuale, e sicuramente interessante, che però, a mio parere, rischia di assecondare una narrazione binaria pericolosa. Condivido la preoccupazione per la tutela dei minori e per l’abuso di potere da parte di alcuni proprietari di piattaforme, ma temo che la cura proposta rischi di essere peggio del male. Se da un lato il ‘potere del proprietario’ esercitato da Musk e Durov è inedito e inquietante, la risposta di Sánchez e dell’Europa non sembra meno autoritaria. Sostituire l’arbitrio di un miliardario con il paternalismo ispettivo dello Stato – che richiede identificazione certa, verifica dell’età capillare e controllo sui contenuti – significa normalizzare una sorveglianza digitale pervasiva. La vera domanda sociologica è: perché questa urgenza regolatoria si accanisce contro le piattaforme ‘politicamente scomode’ e tace (o interviene molto più timidamente) sulle intrusioni, forse più subdole e opache, delle piattaforme cinesi? Il rischio è che dietro la bandiera della tutela dei minori si celi una lotta per il controllo del dissenso, dove il cittadino perde la sua libertà sia di fronte al tecnocrate che di fronte al politico. Se i cani abbaiano, forse non è perché stiamo cavalcando verso la libertà, ma perché stiamo solo cambiando padrone.
Technoligarchi, conquistata l’America, una volta patria dell’antitrust, è la volta dell’Europa. Se si conquistano i giovani hanno i paesi in mano, perchè i giovani sono il primo obiettivo di ogni dittatura, come nazismo, fascismo e comunismo ci insegnano. Internet come droga, oggi gli unici produttori sistemici sono la PayPal Mafia, i distributori unici ancora non vi sono, anche se basta la scorciatoia della VPN per aggirare l’ostacolo. Grande sfida per il futuro per l’Europa.
Portare avanti una simile politica è vitale per due motivi: vengono colpiti i colossi tech che sono diventati lo scendiletto del tossico biondocrinato ma permette anche di contrastare l’azione trumpiana volta ad attaccare la UE sul piano politico ed economico