

Se parliamo però di autori, i miei idoli sono Bernard Herrmann, Alex North, Nino Rota, Leonard Rosenman, Toru Takemitsu, Georges Delerue, Ennio Morricone, Lim Giong e Cliff Martinez
Se fossi un architetto, sarei un pessimo architetto, perché non mi piace far progetti. Naturalmente, senza progetti, nessuno sa come sarà l’edificio. Ma è esattamente quello che mi piace fare. Non devo sapere cosa sto facendo, o cosa sarà.
Ryuichi Sakamoto

Qual è il senso della poesia? Nessuno. Mentre l’arte ha vissuto in diverse stagioni non solo una funzione estetica, ma anche didattica, celebrativa, la poesia non è mai “servita” a nulla. La nostra epoca si caratterizza per un celarsi della poesia, per una sua assenza. Lì sta probabilmente una delle chiave nel malessere psicologico che ammorba l’uomo del XXI secolo. Ci sono figure che incarnano un approccio poetico alla loro espressività, qualsiasi forma prenda, ad esempio i disegni di animali di Leonardo da Vinci, da cui traspare un amore sincero per ogni forma del creato, lui che comprava uccelli al mercato di Firenze (allora gli animali si vendevano vivi) e invece di cucinarli li liberava. Poesia, la stessa che si ritrova tra gli spartiti di Sakamoto, così eclettica e pur accomunata da un approccio espressivo che contempla poeticamente. Quando ho imbastito la playlist di Sakamoto insieme al vecchio amico Orlando Furioso, mi è spettato l’onere di “mettere in fila” i brani oltre a condividerne la selezione. Li ho ascoltati a sera tarda e mi son detto: “mamma mia che musiche diverse tra loro, non ne uscirà un pataracchio?”. Creando le playlist non mi limito infatti a raccogliere canzoni alla rinfusa, ma a pensare ad una sorta di viaggio generato dai suoni.
Un primo ascolto mi aveva reso scettico, va bene l’eclettismo, che come sapete amo molto, ma non sarà troppo? Partiamo dall’ottimo film di Nagisa Oshima “Merry Christhmas Mr Lawrence” per capire l’artista giapponese, dove Sakamoto è protagonista insieme a David Bowie (ne abbiamo parlato qui e anche qui). In questo film Sakamoto inizia e conclude la sua carriera davanti alla cinepresa, svelando un’attitudine a sperimentare, mettersi in gioco e abbandonarsi all’ignoto, attitudine cara anche al Duca Bianco.
Sakamoto, enfant prodigé del pianoforte, inizia il suo cammino dalla musica classica che lo abita da sempre, anche quando non sembra come nel pop più sintetico con la Yellow Magic Orchestra, la band che lo farà conoscere fuori dal Giappone. In particolare il pianismo di Debussy e di Ravel lo influenza per tutta la sua lunga carriera raminga tra stili diverse e non estranea anche alla musica contemporanea.
Gli anni 80 e 90 sono costellati prima dal pop tecnologico, l’elettronica è infatti un’altra delle passioni del Maestro Giapponese e dalla realizzazione di importanti colonne sonore per il trittico di film americani di Bernardo Bertolucci: “L’ultimo Imperatore”, il “Tè nel deserto” ed il “Piccolo Buddha”. A battezzare il sodalizio tra il grande ed anticonformista regista italiano ed il musicista giapponese arriverà anche l’Oscar per entrambi alla regia ed alle musiche con “L’ultimo Imperatore”. Un trionfo. Sakamoto diventa una stella planetaria.
Come si comporta Ryuichi Sakamoto di fronte al successo? Ecco un punto interessante nelle carriere degli artisti e nello showbiz in generale… Sakamoto resta sempre silenziosamente contemplativo, concentrato, svelando tra gli anni 90 e l’inizio del XXI secolo un tratto caratteriale confermato da conoscenti che con lui hanno lavorato: silenzio, disciplina, dedizione e contemplazione. L’uomo parla pochissimo, riflette, trascorre molto tempo in solitudine.
Come si diceva con il buon Orlando, c’è in lui un’evidente vena mistica, fatta di quel contemplare tipico della cultura asiatica. Abbiamo un uomo isolato sull’Olimpo? Il contrario: sono questi gli anni in cui si approfondiscono collaborazioni artistiche assai fertili: Alva Noto, Morelenbaum, Willits, Fennesz e altri. Sono dialoghi che Sakamoto porta avanti per tutta la vita, su tutte l’amicizia con David Sylvian, molto vicino al musicista giapponese per carattere, attitudine ed interessi fin dagli anni 80, quando ancora Sylvian suonava ancora con i Japan e ne accompagna la carriera solista in molti album.
Altro tratto di Sakamoto è il non sedimentare mai la propria creatività in una prassi. La sperimentazione estrema con il musicista elettronico Alva Noto o la frequentazione di linguaggi apparentemente lontanissimi come la bossa nova insieme a Jaques Morelenbaum e alla figlia di quest’ultimo cantante, attestano un perenne ricercare dentro la musica e per la musica percorrendo strade diversissime. Ne escono atmosfere lontane, tessere di un puzzle apparentemente impossibile da ricomporre.
Apparentemente, perché è la poesia il denominatore comune della sua esperienza artistica.
Infine siamo, io ed Orlando, a quel che ha rappresentato e rappresenta per noi Ryuichi Sakamoto: un ponte tra la musica classica e l’elettronica con la meraviglia di ritrovarlo tra suoni sempre nuovi, improvvisati, potenti in un’atmosfera fatta anche di momenti intimi, con il pianismo impressionista caro a Debussy o i temi cinematografici che rimandano a Ravel, magari annegati nell’elettronica estrema di Alva Noto. Sakamoto per noi è sinonimo di commozione. Per cosa? Per tutto.
La capacità di collaborare con musicisti dall’estrazione più diversa certifica poi un’apertura mentale che è tipica dei bambini, capaci di giocare tra loro anche non conoscendosi, non avendo pianificato o progettato cosa fare, cosa dire, come atteggiarsi. In Sakamoto c’è della purezza e anche nell’ultimo periodo della sua vita anziano prima e malato poi, l’uomo si dà all’arte con questa meravigliosa attitudine.
E la playlist come si è composta? Magicamente. Magicamente la saudade ed i ritmi bossa si sono incastrati nelle partiture per archi delle colonne sonore, i pezzi per pianoforte solo hanno sposato le canzoni, l’elettronica si è imbastardita con tutto alla perfezione. Cucinare è stato facile ed anche emozionarsi, come se stessimo tagliando una cipolla. Perché?
Perché la poesia commuove. Una poesia luminosa, gioiosa o malinconica, ma anche oscura e tenebrosa. Quando la poesia entra nelle vene, la senti, non la leggi. Come non emozionarsi? Provate con “Life, Life” dove il testo è appunto una poesia di Arseny Tarkovsky, padre del regista Andrej. Sylvian e Sakamoto qui sono una carezza per l’anima.
And this I dreamt, and this I dream
And this I dreamt, and this I dream,
And some time this I will dream again,
And all will be repeated, all be re-embodied,
You will dream everything I have seen in dream.
To one side from ourselves, to one side from the world
Wave follows wave to break on the shore,
On each wave is a star, a person, a bird,
Dreams, reality, death – on wave after wave.
No need for a date: I was, I am, and I will be,
Life is a wonder of wonders, and to wonder
I dedicate myself, on my knees, like an orphan,
Alone – among mirrors – fenced in by reflections:
Cities and seas, iridescent, intensified.
A mother in tears takes a child on her lap.
Arseny Tarkovsky
Cliccate qui per navigare una playlist originale compilata a 4 mani dal sottoscritto con l’amico Orlando per onorare il Maestro Sakamoto che starà sognando da qualche parte in una dimensioni ignota a noi umani. O invisibile è invece accanto a noi con la sua musica?
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La sua ultima collaborazione fu con Suga, rapper coreano molto interessante nella canzone Snooze. Grazie per l’articolo.