2 pensieri su “Rompere gli schieramenti: un pensiero complesso per Israele”

  1. Grazie Alessandro Tedesco, questo articolo è una sveglia, un metterci davanti allo specchio per vedere ogni ruga della nostra coscienza.
    Sono sempre stata consapevole della mia partigianeria per Israele che mi faceva vedere il bene da una parte sola. Anche se, all’inizio, ho addirittura sospettato Netanyahu di essere a conoscenza del pogrom del 7 Ottobre e di aver finto di ignorarlo per essere giustificato nella guerra di ritorsione. So che i torti non sono mai da una parte sola, ma il peso emotivo del giudizio mi fa comunque propendere per Israele e, devo ammettere, i morti palestinesi non valgono mai come quelli israeliani.
    La mia partigianeria è anche sollecitata in funzione di contrasto all’onda crescente di sostenitori di Hamas e di antisemitismo.
    E in fondo spero che Israele vincerà questa guerra in modo definitivo e inequivocabile perché una vittoria parziale significherà solo il protrarsi nei secoli dell’odio e dello scontro.
    Cioè a dire: due popoli due stati sarà possibile solo se uno dei due NON sarà palestinese.

    1. Ciao Nadia. Grazie per il tuo commento.
      Tutte le persone di buon senso non possono che augurarsi che Israele vinca questa guerra. Ma a che prezzo? E soprattutto per cosa? Io non sono convinto che Bibi fosse a conoscenza di quanto potesse succedere il 7 ottobre, ma sicuramente Hamas è l’altra faccia della medaglia dei suoi governi. Non voglio ora addentrarmi in una analisi di cosa e quanto è stato fatto e da Netanyahu, voglio solo mettermi dal Punto di vista degli israeliani, di quelli di cui mi fido, della gente che conosco, dei genitori che vedono morire i loro figli, dei giovani che iniziano a scappare a non volerne più sentire. Mi metto dalla parte di chinosserva come questa guerra non abbia nessun piano di uscita, nessun progetto politico se non di distruzione. E così pure di Israele. È diventata uno strumento politico in mano a estremisti e fondamentalisti, a chi può trarne vantaggio per il suo gruppo, non certo per la sopravvivenza di Israele.
      Per questo dico fermiamoci e ragioniamo. Cerchiamo di capire la complessità e le diversità, anche nell’opinione israeliana.
      Del mondo opposto sappiamo che non c’è nulla da fare, ma possiamo reagire conoscendo la complessità di Israele.
      Cari saluti Nadia
      Alessandro

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