

Grazie, diletta, di aver pensato a me e di avermi scritto nel giorno del mio compleanno. Oh, s’io potessi rivedere te e i bambini. La strada è troppo lunga, lo sai… È un sogno pensare che un anno fa noi eravamo insieme in Olanda.
Può esistere, per un uomo, una visione più amara di quella d’un avvenire infelice, piatto e senza orizzonte che egli stesso si sia edificato?
Robert Schumann
La sua musica è fatta di ardore e pudore insieme. Bisogna ascoltarla con il cuore aperto.
Clara Schumann

Travolto da se stesso, da un temperamento che tentava invano di imbrigliare con la volontà, con l’esercizio, con l’intelletto critico, Robert Schumann è stato uno dei più fini osservatori della sua epoca. Accanto a lui, come un contrappunto luminoso, l’amatissima Clara, pianista tra le migliori della sua epoca, moglie, amica, musa, interprete, bastione umano e artistico. Non compreso da molti, ma venerato da compositori che seppero guardare oltre il velo delle apparenze, Schumann resta un innovatore dell’arte pianistica e, più in generale, uno dei padri del Romanticismo musicale. A tutt’oggi appare come un pianeta mistrerioso: bellissimo, iridescente, ma non immediatamente accessibile, circondato da un’aura di sospensione che invita e respinge allo stesso tempo.
In Schumann c’è sempre uno spingersi oltre, un cercare altro, una tensione febbrile che va al di là della forma perfetta, corretta e metodicamente compiuta secondo la tradizione. Le sue opere, pur costruite con rara intelligenza architettonica, custodiscono feritoie da cui filtrano correnti d’aria imprevedibili, slanci visionari, pensieri interrotti e ripresi, fioriture improvvise che sembrano dettate più da una necessità interna che da un progetto classicamente inteso. Robert Schumann travolto da se stesso si riduce ad una larva abitata da personalità multiple e nel 1856 muore dopo solo due anni dal tentativo di suicidio. Lui che amava firmarsi con nomi diversi in un gioco di personalità multiple, Florestano ed Eusebio, a seconda dello stato d’animo, ne sarà divorato e distrutto. È la stessa logica spinta oltre ogni limite che gli costò il sogno di diventare un grande pianista. Per perfezionare la tecnica si sottopose a esperimenti assurdi, forzature fisiche che gli comprometteranno l’anulare della mano destra: un’auto-lesione che appartiene più al mito romantico che alla razionalità. Da quella ferita irreversibile nasce il compositore Schumann; dal limite nasce la sua potenza immaginativa. Sarà Clara, forse la più grande pianista del suo tempo, a dare voce e dita alla sua musica, a incarnarne ogni sfumatura, a rappresentarlo nel mondo quando lui stesso non potrà più farlo.
Un amore travolgente, fatto di lettere, di baci, di musica. Clara porta Robert nel cuore anche dopo la morte, facendolo vivere nel repertorio, difendendone il genio contro detrattori illustri, primo fra tutti il pomposo e narcisista Wagner, che non ne comprendeva la profondità introversa.
Proprio quando il talento di Schumann comincia a essere riconosciuto – prima a Dresda, poi a Düsseldorf – il demone della follia lo ghermisce silenzioso, conquistando centimetro dopo centimetro la sua mente. Nel 1854 il compositore tenta di togliersi la vita gettandosi nel Reno; alcuni barcaioli lo salvano, ma il ritorno alla riva non è un ritorno alla vita. Da quel momento Robert Schumann sembra dissolversi in una fitta nebbia interiore: una presenza fisica svuotata, abitata da voci, ombre, personalità multiple che un tempo dirigeva come un direttore d’orchestra e che ora lo divorano senza rimedio e lo porteranno alla morte in giovane età. La produzione pianistica rappresenta il nucleo della sua creatività ed è un laboratorio emotivo e poetico. Nelle Kinderszenen op. 15 (“Scene infantili”) la semplicità apparente nasconde una profondità disarmante. I Carnaval op. 9 e i Davidsbündlertänze op. 6 mettono in scena il conflitto tra i suoi due alter ego, tra ardore e malinconia e le Fantasiestücke op. 12 esplorano, in brevi quadri, stati d’animo dinamici, quasi improvvisazioni dell’inconscio.
Schumann è anche uno dei più grandi liederisti della storia. Il 1840, il suo “anno dei Lieder”, vede la nascita di cicli come Dichterliebe e Liederkreis, in cui poesia e musica si fondono in un abbraccio irripetibile. Nessuno come lui ha saputo tradurre la parola poetica in un paesaggio sonoro che non accompagna, ma amplifica, rivela, commenta, contraddice.
La musica sinfonica schumanniana, a lungo sottovalutata, mostra una concezione orchestrale intima e stratificata: la Sinfonia Renana trabocca di vitalità e spiritualità, mentre la Quarta Sinfonia costruisce un arco unico e circolare che anticipa molte idee della modernità.
Anche le composizioni da camera sono un capolavoro di introspezione: i tre Quartetti op. 41 e il Quintetto op. 44 – con pianoforte suonato da Clara alla prima esecuzione – sono tra le opere più significative del repertorio romantico. Nel panorama musicale ottocentesco, Robert Schumann continua a rappresentare una figura di sorprendente modernità. La sua scrittura, apparentemente intima e introversa, si rivela invece di una lucidità formale nuova, a tratti audace, sempre guidata da una poetica dell’interiorità che anticipa sensibilità novecentesche. Se la sua vita fu costellata di ombre, la sua musica rimane luminosa, capace di riaccendersi ad ogni ascolto. Franz Liszt—che pure ebbe rapporti complessi con lui—riconosceva in Schumann un genio radicalmente personale, affermando:
«La sua musica porta l’impronta di un’anima che soffre e sogna. Non si può ascoltare Schumann senza sentirsi trascinati nel suo mondo interiore».
Proprio questa “vita in musica” rappresenta la chiave della sua attualità. In un’epoca come la nostra, segnata da tensioni e inquietudini non dissimili da quelle che attraversarono l’Ottocento, Schumann ci appare straordinariamente vicino. La sua fragilità non è debolezza, ma condizione creativa; la sua instabilità non è vizio, ma sensibilità estrema; la sua scrittura non è decorazione, ma necessità espressiva.
Riascoltare oggi Schumann significa immergersi in un territorio in cui l’emozione è forma e la forma è emozione. Un equilibrio raro, prezioso, talvolta vertiginoso, che continua a ispirare sia gli interpreti sia i compositori contemporanei. La sua musica, così sospesa tra sogno e lucidità, resta uno dei patrimoni più profondi del Romanticismo europeo: un invito ad abitare non solo la bellezza, ma anche le sue incrinature.
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