5 pensieri su “Riconoscere lo Stato palestinese e fingere che Hamas non esista

  1. Un territorio per essere riconosciuto come Stato non è necessario che intraprenda un processo democratico. Molti Paesi al mondo riconosciuti sono dittature o autoritari, o lo sono diventati dopo.
    Resta la questione che se un vicino di uno Stato già ampiamente riconosciuto non riconosce la legittima esistenza di questo Stato, allora è difficile che dall’altra parte si possa arrivare a conclusioni diverse.
    Comunque dai fatti passati e presenti tra scontri, uccisioni e trattative in qualche modo le due entità si riconoscono, pur in maniera indiretta; questo perché nessun accordo ufficiale è stato firmato da entrambe le parti.
    Quindi non vedo cosa cambierebbe se uno Stato palestinese venisse riconosciuto a livello mondiale, quando questo ancora molto probabilmente non vorrebbe riconoscere lo Stato già esistente di Israele.
    I Paesi che riconoscono l’esistenza di uno Stato palestinese dovrebbero fare pressione su quest’ultimo e non su Israele, per arrivare a un probabile e possibile riconoscimento reciproco ed eventualmente a una fine delle ostilità formalizzata da accordi e trattati.

  2. Condiviso su Facebook. Come ho già detto non è possibile dire “mi piace” perché compare un ineliminabile videata world press ????

  3. Dovreste ricordare le parole pronunciate ieri da Ghazi Hamad sul riconoscimento dello Stato della Palestina da parte del Canada, della Francia e della Gran Bretagna

  4. Proprio un paio di settimane fa, a una cena, un conoscente, persona seria con ascendenza ebraica da parte di padre, mi ha chiesto come sta mia moglie, che è Inglese, disabile, ed ebrea. Quando ho risposto che lo stress causato dagli attacchi antisemiti in UK sta avendo effetti nefasti sulla sua salute mentale (e, di riflesso, su quella fisica), mi sono sentito rispondere che, se gli ebrei inglesi vengono attaccati, la colpa è di Netanyahu. Non ho potuto trattenermi dal contro-argomentare. Per fortuna i toni, per quanto accesi, sono rimasti corretti e il rapporto non è andato distrutto. Purtroppo però, a ogni occasione sociale temo di trovarmi a dover escludere amici dalla mia vita.

  5. Riconoscere oggi uno “Stato di Palestina” significa premiare il terrorismo del 7 ottobre e legittimare un’entità priva di confini, di governo sovrano, di istituzioni democratiche: un fantasma che viola i criteri stessi del diritto internazionale.
    I palestinesi hanno sempre rifiutato ogni proposta di pace concreta – da Camp David a Olmert, fino al “deal of the century” – mentre la loro leadership resta divisa fra corruzione (Fatah) e jihadismo (Hamas). L’idea degli Stati “riconoscenti”, secondo cui il riconoscimento rafforzerebbe i moderati è un travisamento della realtà: non sono le istituzioni a creare i moderati, ma i moderati a dover prima conquistare il potere. E moderati tra le fila dei gazawiti e residenti di Giudea e Samaria non ce ne sono: prove me wrong.
    Chi invoca “due popoli, due Stati” dimentica che la Giordania è già nata dal Mandato britannico e che, nei testi arabi, non si parla di coesistenza ma di cancellazione di Israele “dal fiume al mare”.
    Un riconoscimento del genere non porterà pace, ma consoliderà la menzogna, tradendo il diritto e la verità storica.

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