
Nel corso della storia, la cultura persiana ha dimostrato sia la sua capacità di resistere alle conquiste che l’abilità di plasmare la politica secondo i propri modelli. Potrebbe la repubblica islamica rappresentare un’eccezione?
Radicata in una complessa rete di abitudini, rituali e pratiche, oltre a sopravvivere alle conquiste arabe e mongole è persino arrivata ad influenzare i vincitori. Per esempio, sebbene la conquista araba nel VII secolo comportò la quasi totale eradicazione dello zoroastrismo (la religione ufficiale dell’Impero persiano), la distruzione delle scritture e l’uccisione di gran parte dell’establishment intellettuale, i persiani mantennero la loro lingua e la loro identità, contribuendo alla fioritura della letteratura, della filosofia, della medicina e dell’arte della civiltà musulmana e a condurla verso la sua “età dell’oro”.
Anche se adottarono la religione dei conquistatori, nel corso dei secoli i persiani lavorarono per proteggere e spesso recuperare la propria cultura: un processo noto come “persianizzazione”. All’alba del XX secolo, con l’ascesa dei Pahlavi, la persianizzazione si mosse di pari passo con la modernizzazione. Tra il 1925 e il 1979, Reza Pahlavi e suo figlio Mohammad cercarono di accentuare la componente pre-islamica e di diluire l’elemento islamico. La sontuosa celebrazione dei 2500 anni di monarchia e la sostituzione del calendario che trasformò l’anno 1355 nel calendario islamico, e il 1976 di quello cristiano, nel 2535 del calendario persiano avvennero parallelamente all’opera di trasformazione dei costumi.
Contro la riaffermazione dell’identità persiana, la secolarizzazione delle istituzioni e l’avvicinamento al modello occidentale, l’Ayatollah Khomeini emerse proponendo una società islamica che modellava uomini e donne scartando tanto i valori culturali della modernità quanto quelli autoctoni. Non appena preso il potere, non solo la rivoluzione islamica cominciò a invertire la persianizzazione dell’era Pahlavi, ma cercò di cancellare dalla memoria il passato pre-islamico dell’Iran (giungendo anche ad un fallimentare tentativo di distruggere Persepoli). Malgrado i tentativi però tradizioni come Nowruz (il capodanno persiano), Chaharshanbe Suri (il preludio al Nowruz, durante il quale le persone saltano sui falò) e Yalda Night (la celebrazione della notte più lunga dell’anno) persistono.
Anche la lingua persiana è stata oggetto di controversie, con tentativi di ripulirla dalle parole arabe durante l’era Pahlavi e successivi sforzi, durante la rivoluzione islamica, di introdurre sempre più vocaboli arabi. Eppure, così come è fallito lo sforzo di creare una nuova società islamica, è fallito anche il tentativo di introdurre l’arabo nella lingua persiana nella quale, al contrario, compaiono sempre più nuove parole persiane. Inoltre, un’intera generazione di genitori si sta allontanando dal chiamare i propri figli con nomi arabi, optando per nomi della storia iraniana.
In conclusione, a 46 anni dalla rivoluzione islamica, emerge che il progetto di rimodellamento culturale islamico non è riuscito né ad eradicare il retaggio persiano né ad allontanare la popolazione dal desiderio di modernizzazione.
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