“Tutto questo dolore” di Cristiano Tinazzi, 176 pagg., Collana Ipazia di Paesi Edizioni, 2024
€ 15,00 ISBN: 9791255410485
Recensione di Camillo Bosco
Se la prima vittima della guerra è la verità, l’orrore delle violenze può almeno far fiorire la sincerità nell’animo umano. Ne è una prova il romanzo sul filo dell’autobiografia dell’inviato di guerra Cristiano Tinazzi, appena uscito per i tipi di Paesi Edizioni. “Tutto questo dolore” non è infatti una raccolta generica di articoli o corrispondenze del giornalista – che comunque annovera nel suo curriculum Iraq, Afghanistan, Iran, Libano e Siria più un’altra dozzina di ‘luoghi caldi’ fra Europa, Asia e Africa – bensì un vero e proprio catalogo di una delle sensazioni meno gradite dagli esseri umani. Eppure il dolore è inevitabile e Tinazzi ne scrive partendo innanzitutto dal suo vissuto sia professionale che privato, seppur mutuato da un doppelgänger letterario senza nome.
La sua scrittura assume spesso la forma di una confessione, vissuta come una sorta di sacramento laico (per ammissione dello stesso autore) celebrato sul lettino dello psicanalista. Scopriamo così le storie dei combattenti ucraini e delle loro sofferenze, raccolte dal corrispondente nei suoi frequenti viaggi nel Paese invaso dai russi, ma anche le vicende più intime che hanno segnato la sua vita. Due percorsi che s’intersecano fatalmente nella strage dell’8 aprile 2022 di 63 persone alla stazione ferroviaria di Kramators’k, a cui Tinazzi scampa per un banale contrattempo.

«I diavoli sono atterrati vomitando schegge di acciaio, torturando corpi e volti. Creando ghigni e maschere di carne, Strappando, sagomando, molando, fresando corpi, esseri umani, animali». Così è descritta la scena causata dall’impatto di un missile russo su un gruppo di civili che stavano per abbandonare la città. Uno scenario di morte e devastazione tanto potente da dividere persino il libro in due tronconi a sé stanti. Una cesura, un prima e un dopo nella capacità di processare il dolore. Un trauma che nella seconda parte del libro porta Tinazzi a presentare al lettore gli shock della perdita della madre, del padre e della sorella e la descrizione del difficile rapporto con loro e con la loro memoria. Incomprensioni e mancanze raccontate senza filtri, quasi come se fossero appartenute anch’esse a un’altra persona. Esperienze che tuttavia pesano come un proiettile – aggiornamento della spada di Damocle – che il protagonista del libro immagina puntato contro di lui ogni zona di conflitto e in ogni esperienza dolorosa.
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