Chinese Premier Li Qiang delivers the work report at the opening session of the National People's Congress (NPC) at the Great Hall of the People in Beijing, China March 5, 2024. REUTERS/Florence Lo
Per una lettura “tra le righe” del discorso del premier cinese al Congresso Nazionale del Popolo di Pechino
Tenendo conto della stratificazione articolata delle dichiarazioni cinesi, ci sono almeno due letture possibili del discorso di Li Qiang alla Sessione Plenaria del Congresso nazionale del popolo: quella contenutistica e quella formale, e volendo meglio contestualizzare il discorso si potrebbe anche usare una ulteriore lettura che comprenda la visione storica.
Sul piano dei contenuti abbiamo dei punti fermi che sono la dichiarazione sull’economia in cui si dice che “la Cina mira a far crescere il proprio Pil di “circa il 5%” quest’anno (lo stesso obiettivo dell’anno scorso) e spera di creare più di 12 milioni di nuovi posti di lavoro nelle città, mantenendo il tasso di disoccupazione urbana al 5,5% e l’inflazione al 3%”
Li Qiang ammette che la ripresa economica sarà difficile dopo la pandemia e afferma che l’ambiente esterno globale ha influenzato negativamente lo sviluppo del Paese e ottiene molti applausi poiché promette di rimuovere le barriere e dare un accesso più ampio agli investitori privati, affermando che il governo renderà più semplice per gli investimenti privati ??stimolare la crescita economica promettendo di creare un ambiente equo per il settore privato.
Promette inoltre di creare un ambiente politico stabile, trasparente e prevedibile per le imprese e di concentrarsi sulla “comunicazione con il mercato”. Ci sono anche impegni per disinnescare il rischio e offrire maggiore sostegno al mercato immobiliare.
Si è poi concentrato sui temi militari, affermando che l’Esercito popolare di liberazione dovrebbe “rafforzare l’addestramento e la preparazione militare a tutti i livelli” ed è stato inoltre annunciato che il bilancio militare del Paese aumenterà del 7,2% e sarà fissato a 1,66 trilioni di yuan (231,4 miliardi di dollari).
Su Taiwan, il premier ha detto che Pechino sosterrà il principio della Cina unica e combatterà risolutamente contro il separatismo e le interferenze straniere.
Toni diversi dalle dichiarazioni rassicuranti del portavoce dell’NPC Lou Qinjian, che ieri aveva detto che “la Cina è impegnata sulla via dello sviluppo pacifico” e che si possono spiegare con la circostanza che il portavoce parlava ai giornalisti, quindi verso l’esterno, mentre il Premier parlava a Xi e ai delegati, cioè l’interno. Condividere la visione del Presidente risultava obbligatorio.
Poi abbiamo il discorso sulla Sicurezza in cui si ribadisce la chiusura di Hong Kong, dal momento che il principio dei “patrioti che amministrano Hong Kong” dovrebbe essere applicato con fermezza, Pechino continuerà a sostenere lo sviluppo economico di Hong Kong e Macao e a sviluppare la Greater Bay Area.
Per patrioti in questo contesto si intende fedeli a Pechino.
Li ha ripetutamente promesso fedeltà a Xi e ha affermato che i funzionari governativi dovrebbero continuare a combattere la corruzione.
“Porteremo avanti lo spirito di auto-riforma. Resteremo concentrati sul miglioramento della condotta, sull’inasprimento della disciplina e sulla lotta alla corruzione” ha detto in sala.
Conclude il suo discorso in circa un’ora, relativamente breve per un rapporto di lavoro, ma più o meno della stessa lunghezza del discorso del defunto Li Keqiang dell’anno scorso.
Questo per quello che concerne i contenuti.
Proviamo ora a leggere la forma e a dare una piccola contestualizzazione storica che definisce meglio le nostre illazioni.
Il discorso dell’anno scorso fu tenuto da Li Keqiang, morto successivamente in un’età considerata relativamente giovane per i parametri di un funzionario cinese di alto rango. Secondo l’usanza di “giudicare l’operato alla luce della luna” come in Cina si definisce il giudizio postumo sulle politiche di governo che è l’unico possibile perchè non suscettibile di errori, Li è stato molto pianto dalla popolazione sotto il ferreo controllo delle forze di polizia che ne hanno rimosso i segnali più evidenti, ma la risposta popolare è da considerare un’aperta critica alle politiche di Xi opposte a quelle del premier uscente.
Se scegliamo di guardare alla forma del discorso possiamo desumere che il successore Li Qiang, unico sopravvissuto delle nomine dirette di Xi, sta tenendo dritto il timone durante una tempesta, la mancanza di nuove nomine ci dice che le epurazioni sono ancora in corso, Xi non ha scelto nessuno perchè non si fida più di nessuno e le promesse di fedeltà a Xi del premier davanti alla Sala al completo significano che occorre schierarsi apertamente, come non si faceva dai tempi di Mao.
La contraddizione su Taiwan e l’Esercito ci dice anche che siamo di fronte a una doppia comunicazione, il Congresso si aspetta che Wolf Warrior, la politica di Xi in aperto contrasto con la precedente Aperture e Riforme, venga mantenuta nonostante gli allarmi e i disastri economici che ha creato, mentre all’estero il portavoce ripete che “la porta della Cina rimane aperta al mondo e non si chiuderà”.
In apertura Li ringrazia Xi per la sua leadership diplomatica ed economica, affermando che “dobbiamo il nostro sviluppo dello scorso anno agli sforzi di Xi Jinping” e loda le sue visite all’estero, elogia anche altri settori della società per i loro sforzi e aggiunge una menzione speciale per “i nostri connazionali a Hong Kong e Macao, a Taiwan e all’estero” ottenendo un applauso per i delegati.
Tutti gli elogi a Xi vanno letti come una conferma delle sue politiche, una modalità che ricorda da vicino i mancati aggiustamenti durante il regno di Mao, quando di fronte al disastro del Grande Balzo in Avanti tutti i funzionari negarono con forza la responsabilità del governo nella morte per fame di milioni di persone.
Mantenendo un’ottica storica nelle nostre speculazioni vale la pena ricordare che il Presidente Mao fu largamente e generosamente sostenuto nelle sue politiche, anche quando queste di fatto si erano dimostrate sbagliate. La sua risposta a ogni tentativo di aggiustamento dei funzionari locali era la “critica pubblica” di quelli rei di averlo contraddetto.
In un simile clima era naturale che chiunque avesse potuto scegliere avrebbe certo mentito al Presidente per aver salva la vita. Ecco quindi nascere una gara a chi fissava l’obiettivo più audace e mediante questo guadagnare la stima di Mao, il quale solo alla fine, dopo milioni di morti, si rese conto di esser stato accontentato nel suo delirio. Ma anche di fronte alla consapevolezza di aver sbagliato Mao non abbandonò mai del tutto la sua illusione di governare secondo principi politici che non tenevano in nessun conto i dati economici, motivo per cui si è dovuto aspettarne la morte per vedere cambiare l’orientamento politico ed economico del paese.
Speriamo tutti che non sia di nuovo il caso di arrivare a tanto.





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1 pensato su “Quello che Li Qiang non ha detto”