
Merita un’osservazione rispettosamente meticolosa il commento che il Corriere della Sera, a firma di Paolo Giordano, ha dedicato alle immagini Auschwitz-Style del trio di ebrei liberato l’altro giorno.
Argomentando, non senza qualche parziale ragione, che “Gli ostaggi israeliani sono la spina dorsale di questo conflitto”, l’illustre scrittore segnala tuttavia l’apparente incongruità di tanta importanza considerando che “il loro numero è minimo, ormai, rispetto alle vittime che nel frattempo si sono accumulate a Gaza, alla devastazione”.
È un rilievo di cui – a chi non sia abbastanza provveduto di intelligenze lungimiranti, come chi scrive – sfugge completamente il senso. La spiegazione più facile – che debbo impedirmi di dare, perché figurarsi – è che Giordano voglia dire che va bene gli ostaggi, ma insomma il genocidio.

Per fortuna il ragionamento del celebre romanziere si scioglie nel prosieguo dell’articolo, che il Corriere sapientemente intitola “La volontà di estremizzare” (Hamas poteva limitarsi a dei rapimenti normali, e invece guarda come estremizza). Scrive Giordano: “sono sempre stati loro, gli ostaggi israeliani, il centro di gravità di questa guerra. La garanzia che potesse svolgersi in un perenne stato di eccezione.
Nel dominio dei crimini di guerra”. Vedi come, dapprima un po’ cementato, va sgranandosi il discorso? Gli ostaggi non sono soltanto ormai oltraggiosamente pochini rispetto all’accumularsi circostante delle vittime (Giordano pensa sicuramente anche agli 850 soldati israeliani uccisi), ma oltretutto sono adoperati a giustificare un’operazione bellica neppure occasionalmente toccata, ma dominata dal crimine di guerra.
L’uso pretestuoso degli ostaggi, e della condizione prigioniera di cui utilmente si fa propaganda, vede poi destinataria l’opinione pubblica israeliana, spiega ancora Giordano. Essa è infatti trattenuta “in uno stato di sospensione, anzi di infiammazione attiva, impedendo qualunque moto decisivo di sdegno rispetto a quello che nel frattempo è stato fatto a Gaza”.
Teniamo lì, in rassegna, le immagini dei loro cari rapiti, così non gli viene di sdegnarsi per quello che stiamo facendo a Gaza. Così quella gente continua a pensare, senza avere nemmeno il sospetto di raccontarsi una favola confortevole, che a Gaza ci sono i soldati del popolo in armi di Israele che difendono le proprie case e le proprie famiglie da quelli che vogliono distruggere Israele e uccidere tutti gli ebrei, quelli che hanno fatto il 7 ottobre e lo rifarebbero se potessero rifarlo, quelli che lo rifaranno se potranno rifarlo.
E, contaminata da queste fantasie che ne orbano la vista e ne intossicano le capacità morali, questa gente non penserà a ciò che davvero “è stato fatto a Gaza”: vale a dire non la guerra preparata da Hamas e voluta, proprio così, da Hamas, ma la devastazione indiscriminata cui ambivano “le frange più estremiste della popolazione e del governo”. Haaretz in vernacolo torinese.
Scrive infine Giordano che, “dai nascondigli in cui si trovavano”, gli ostaggi “non hanno idea di tutto ciò che nel frattempo è avvenuto in loro nome sulla superficie”. È vero. Non avevano idea che solo in Israele, colpevolmente, le loro immagini erano usate per giustificare il genocidio mentre altrove, comprensibilmente, erano strappate e ricoperte di sputi.
Se ti è piaciuto o se non ti è piaciuto questo articolo, scrivilo nei commenti.

InOltre è completamente gratuito ed è il frutto della competenza e della passione di molte persone che lavorano senza fini di lucro. Se desideri contribuire con un piccolo supporto, puoi farlo effettuando un bonifico come di seguito specificato oppure cliccando sui pulsanti che vedi, scegliendo l’opzione che più preferisci. Le donazioni verranno utilizzate per i costi di mantenimento del sito e per altre attività editoriali.
Grazie per il vostro supporto!
Bonifico bancario intestato a Inoltre Ente del Terzo Settore con Causale: donazione/erogazione liberale a favore di Inoltre ETS.
Codice Iban: IT55A0306909606100000404908


Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
