Pochi giorni fa, un corteo del Pride di New York, dove sventolavano anche bandiere palestinesi, è stato bloccato da un gruppo di dimostranti con bandiere palestinesi. Il blocco è durato circa trenta minuti, poi la polizia è intervenuta arrestando dieci tra i manifestanti che si erano distesi sulla strada dopo aver sversato vernice rossa. Cantavano “Free, free Palestine” in opposizione al corteo del Pride, dove è più che normale sentir cantare “Free, free Palestine”. Protestavano contro chi sosteneva la loro stessa tesi.
Questa immagine assurda, contraddittoria, che ha scatenato l’ironia dei media conservatori, è rimasta finora senza spiegazione. Proprio per questo, la scena è illuminante, ed è la plastica rappresentazione del cul-de-sac in cui i partiti progressisti si sono cacciati. Più che i testi di politologia, la vicenda ricorda “Il nome della rosa” di Umberto Eco, e precisamente quando il ‘detective’ francescano Guglielmo da Baskerville spiega al giovane discepolo Adso cosa sia il “gran fiume ereticale”. Le eresie del medioevo sono come un grande corso d’acqua che, scorrendo, “diventa il proprio delta. Rimane forse un ramo maggiore, ma molti se ne diramano, in ogni direzione, e alcuni riconfluiscono gli uni negli altri, e non sai più cosa sia origine di cosa, e talora non sai cosa sia fiume ancora, e cosa già mare”.
La dottrina woke nelle sue innumerevoli declinazioni è un vero e proprio fenomeno religioso, più che un’ideologia. Ciò che si accetta per fede non si discute, ed è questo l’unico modo per spiegare le infinite contraddizioni di un movimento in lotta innanzitutto con sé stesso. L’avversione al patriarcato e la difesa del velo islamico, la lotta contro ogni discriminazione ed il “dipende dal contesto” della rettrice della Penn University, ecc.. non possono convivere se non in un atto di fede dove la razionalità, semplicemente, non conta. Nella Puglia contadina dell’800 non c’era nessun dubbio che San Giuseppe da Copertino potesse volare. Copertino volava. Lo dicevano gli affreschi. Lo dicevano i capi della Chiesa. Ed il parroco del paese, che tra pochi sapeva leggere e scrivere, e come tale avrebbe potuto accedere a testi scientifici che avrebbero messo in dubbio i voli del santo, semplicemente non si poneva il problema. La verità rivelata non ha motivo di essere discussa.
Non è un caso che la religione woke sia esplosa proprio negli Stati Uniti, il paese più religioso d’occidente, dove “In God we trust” si trova scritto anche sulle banconote e nei tribunali. Chiunque abbia viaggiato negli USA non può non essere rimasto impressionato dalle lande desolate a perdita d’occhio, dalla vastità della natura incontaminata che da sola spiega che nulla se non una grande fede in Dio poteva spingere i pionieri di origine europea ad avventurarsi per quelle terre in balìa di un ambiente immenso e ostile. Negli ultimi decenni, la dottrina woke è emersa in modo tanto aggressivo proprio dove il cristianesimo è crollato, ovvero nei grandi centri urbani di entrambe le coste diventando, per citare il linguista di origine pakistana John McWorther, “la religione della sinistra”.
Chi ritiene che i fenomeni woke siano una bizzarria da universitari e liceali si sbaglia di grosso. Il problema più grande che il Partito Democratico americano si trova ad affrontare in questi giorni in cui la leadership di Biden viene messa in discussione è la paralisi di fronte all’eventualità di trovare un’alternativa. Avendo inglobato le istanze woke, la base democratica si è progressivamente divisa in una miriade di fazioni settarie, una nube di atomi che per ora viene tenuta insieme dalla forza di gravità del ‘grande vecchio’, ma che è riluttante ad accettare una figura alternativa che non rispecchi il ‘particulare’ di ognuno di essi.
I giovani manifestanti che al Pride manifestano contro il Pride non rappresentano la decadenza delle forze democratiche e liberali, ma sono una metafora della loro attuale impotenza.
Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

E’ fame di fede. Di qualcosa che surroghi le antiche confessioni. Ci si precipita sopra, per abbracciarla con disperato furore, come alla ciambella di salvataggio dal naufragio, sia essa attinente il vaccino, il gender, il clima, o la guerra. Le polemiche non nascono per caso: il Nemico è cercato, preteso, come una necessità, e lo si fa anche tramite provocazioni che dovrebbero sollecitare una reazione (poi da condannare) da parte degli “altri”. Il bisogno del Nemico è la necessità fondante della mentalità settaria, una necessità logica ferrea, radicale, prima ancora della sua nota utilità a consolidare la nuova fede. Infatti vi si prestano questioni facilmente riassumibili in una dicotomia dal forte contrasto morale: sì/no, cioè: Bene/Male, Buono/Malvagio.