La liberazione oggi di 4 ostaggi da 8 mesi prigionieri di Hamas a Gaza porta alla luce alcune questioni che dovrebbero essere scontate ma che in tanti mesi di propaganda sono state completamente accantonate:
- Ci sono ancora oltre 100 ostaggi nelle mani di Hamas che non possono essere dimenticati o liquidati come “ormai saranno morti”. Come abbiamo visto, non è così.
- Tenere tutti quegli ostaggi per 8 mesi non sarebbe possibile senza l’attiva collaborazione della popolazione civile nell’ospitarli, nel nasconderli, nel collaborare agli spostamenti, oppure semplicemente attraverso l’omertà.
- Che dietro un’operazione di salvataggio di questo tipo ci sono – se non mesi – settimane di lavoro e raccolta di intelligence, a dimostrazione degli sforzi mirati di riportare a casa gli ostaggi e non compiere (come si tenta di far credere) azioni “genocide”.
- Che tale operazione non sarebbe potuta avvenire se Israele avesse ritirato le truppe da Gaza (come si insiste che facciano, malgrado ci siano ancora oltre 100 israeliani nelle mani di Hamas).
Il punto è che qualsiasi tregua, pace o ritiro di truppe non può prescindere la liberazione di oltre 100 persone che 8 mesi fa sono state prelevate dalle loro case e sottratte alle loro famiglie e utilizzate per provocare la reazione di Israele e innescare una campagna mediatica mondiale finalizzata ad isolare Israele al punto da far dimenticare l’esistenza degli ostaggi.
Otto mesi nel corso dei quali ha prevalso ogni sorta di benaltrismo o il paradossale grido al “genocidio” da parte di persone, al meglio, incapaci di cominciare una qualsiasi conversazione con “condanno Hamas ma…”, al peggio sostenendo le sue ragioni. Persone che mentre rivendicano l’innocenza dei civili insistono nel “comprendere” le ragioni di un’organizzazione terroristica che ha come soli ed unici obiettivi proprio i civili. Un cortocircuito.
Molteplici sono stati gli errori del governo Israeliano, molte sono le personalità esecrabili al suo interno. Israele è tutt’altro che priva di colpe. Il nodo cruciale resta però che una critica politica non può arrivare al punto da equiparare uno Stato dalle scelte talvolta a noi occidentali incomprensibili o inaccettabili ad un’organizzazione terroristica il cui solo intento è la distruzione dello Stato d’Israele e che a tal fine si accanisce contro i suoi civili, stuprandoli, uccidendoli o tenendoli prigionieri per mesi, arrivando perfino ad usare la propria popolazione come scudo per creare infiniti Shahid, martiri.
Almeno per oggi, con i riflettori accesi sulla questione degli ostaggi, cerchiamo di abbandonare gli slogan.
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