1 ha pensato a “Quando la politica internazionale segue l’attivismo e fa danni: il caso del Myanmar

  1. Per dare una risposta compiuta alla sua domanda credo sia lecito porsi un’ennesima domanda: l’attivismo, in tutte le sue forme, da cosa trae forza e la giustificazione di esistere??
    Da parte mia credo si possa rispondere dall’assenza di un chiaro progetto politico ma anche, quando questo esiste, è dettata da una visione opposta alla politica ed alle azioni del/dei governo/i.
    Considerare a priori l’attivismo come un fenomeno politico/sociale e culturale negativo credo che sia oggettivamente sbagliato (ovviamente non possono mancare le critiche, dato che sempre più spesso esso si trasforma in cassa di risonanza per uno schieramento politico), di sicuro la criticfa più forte deve essere riservata al “modo di fare politica” e qui si aprono le cateratte!!!

    Magari l’attivismo è oggi uno strumento in mano ai politici di turno!! Soggetti pavidi e timorosi di fare scelte non condivise con gli elettori, sempre con la mente alla prossima tornata elettorale, che mandano in avanscoperta “utili idioti” giusto per accodarsi quando la società civile mostra segni di approvazione. Potrebbe trattarsi di una sorta di esperimento sociale per ottenere il controllo delle masse utilizzando uno strumento neutro e accettato dal target!!!

Rispondi

InOltre App

GRATIS
VISUALIZZA