5 pensieri su “Quando il relativismo diventa paternalismo: una risposta a Dario Fabbri

  1. Articolo e commenti condivisibili. Ricorda però qualcuno il mantra di solo qualche anno fa, tanto caro agli USA (e non solo) “esportare democrazia”? Esperimenti – mi pare – sostanzialmente falliti, in Iraq e Afghanistan, tanto per citare due esempi. L’essenza della questione meriterebbe ulteriori approfondimenti

    1. Chiaramente sostenere i diritti e le libertà per tutti gli individui non significa che si possono trasmettere specie con la forza facilmente in certe zone dove in gran parte mancano.
      Servirebbe una presenza militare, politica, intellettuale e via dicendo fissa e costante per poter vedere dei risultati in un ampio arco di tempo dopotutto.
      Un lustro o un decennio non bastano. Una sorta di neo colonialismo senza i difetti e i soprusi del primo colonialismo, ma che probabilmente andrebbe a fallire o servirebbe il pugno duro per tenere la situazione dato che scatenerebbe credo proteste e rivolte, oltre a dover gestire pesanti critiche nei Paesi d’origine dei coloni.

  2. Un altro personaggio arrivato alla ribalta grazie a buoni contatti e agganci nel mondo dell’informazione e della politica. Nulla di nuovo.
    Il tema è sempre lo stesso pur di giustificare e non disturbare i poteri che governano quei Paesi non democratici. Forse pensano che a loro ciò non riguardi quello che fanno all’interno del loro Paese, ma tra immigrazione e guerra ibrida e commerciale o anche diretta come fa la Russia ormai nessuno può ritenersi immune e risparmiato da certi fattori globali.

  3. Sono tentato di rovesciare il discorso, ed essendo i “non occidentali” sempre più aggregati intorno alla superpotenza cinese, che nelle sue figure apicali fa discorsi del tutto assimilabili a quelli di Dario Fabbri e visto che, piaccia a o meno, siamo in guerra con questo blocco, sosterrei una tesi diversa da quella del relativismo.

    Ovvero che Fabbri, Caracciolo e compagnia (le cui analisi sono indicatori predittivi contrarian) sottendano implicitamente che il nostro modello sia superabile, sostituibile e la libertà un accidente tra gli altri.
    Quando la si relativizza, la libertà, è la prima componente a saltare.

    Discorsi e strategie cari a Xi, Khamenei e Putin, oltre che ai geopolitici.
    Non è relativismo nella sostanza, ma assolutismo antioccidentale.

  4. Il modello di libertà individuale occidentale, una conquista imperfetta durata almeno 2500 anni, è, in effetti, un caso culturale unico. Non è un caso che molta migrazione dai paesi in via di sviluppo abbia come target l’Europa, e in misura minore paesi ricchi come l’Arabia saudita, per esempio. Non si tratta solo di un’aspirazione al miglioramento economico: ci sono paesi in cui non si può essere gay, in cui è difficilissimo essere donne, in cui non si può essere atei, in cui non si può dissentire dal potere, oppure essere una minoranza culturale qualsiasi. Questo è il punto, che rende la società occidentale-non la politica estera occidentale- desiderabile.

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